È in corso, nelle sale della sede di Via del Paradiso dell’Attico di Roma, la mostra Dodici Fantasmagorici, a cura di Fabio Sargentini con testo critico di Lorenzo Canova.
Per questa mostra lo storico gallerista romano ha chiesto a dodici pittori, che hanno collaborato con l’Attico nel corso degli anni e in diversi periodi, di dipingere un loro quadro “fantasmagorico” specificando il formato 180×120.
Come sottolineato nel testo critico e nelle parole del curatore, la mostra rappresenta l’ideale prosecuzione della precedente Fantasmagoria Kounellis, un omaggio all’artista greco-romano e al suo lungo e intenso rapporto con l’Attico.
Come in quel caso, per altri versi e in altri modi, la pittura è al centro di questo progetto espositivo, la pittura intesa come linguaggio contemporaneo attuale nelle sue declinazioni più o meno astratte, materiche e polimateriche, che in alcuni casi abbracciano la tridimensionalità e la teatralità.
Diversamente da precedenti progetti, tra cui L’Attica del 2022 che aprì gli archivi della galleria al lavoro di quattro storiche artiste performative (Trisha Brown, Simone Forti, Joan Jonas e Marisa Merz), questa mostra è declinata al maschile.
Serbiamo, dunque, curiosità su eventuali future “fantasmagoriche” pittrici, considerato quel che l’Attico rappresenta nella storia e nel panorama artistico e culturale del nostro Paese.
Fantasmagoria, nel significato comune, rimanda a un rapido susseguirsi di immagini, colori, suoni e azioni che colpiscono vivamente i sensi e la fantasia. Questo stesso effetto creano le opere esposte, nella vivacità delle cromie e nella varietà delle soluzioni formali scelte da ciascun artista, riagganciandosi così al significato autentico del termine.
Considerata la storia della galleria, la lunga esperienza di Fabio Sargentini e la caratura degli artisti coinvolti, ogni opera esposta è a tutti gli effetti la giusta sintesi tra la genialità dell’occasione e il frutto di anni di ricerca e lavoro.
Alla luce di questo il visitatore si troverà di fronte a opere pittoriche di una più marcata astrazione in cui forma, colore e composizione sono i termini centrali nella concezione e creazione.
Flamboyant di Claudio Palmieri è un movimento esplosivo, che deflagra sulla tela con abrasioni e pennellate energiche, vivide cromie accese di tonalità intense ed echi metropolitani, un’opera che mostra un intreccio cromatico complesso e allo stesso tempo aereo nei movimenti interni.
Le cangianti sfumature di Mario Nalli in Mattutino scandiscono graduali passaggi cromatici su prevalenti tonalità dai violetti ai blu, che si muovono con campiture discendenti creando una sorta di stratificazione, una geologia di onde cromatiche che fa vibrare lo spazio della tela.
Sembianze di una figura archetipa è Origine di Sergio Ragalzi, quel corpo rosso magmatico e fluido su un campo nero, che sprofonda e si solleva con movimenti concentrici ed emerge a tratti nella matericità della pittura.
Le onde cromatiche di Matteo Montani in Overture si susseguono sulla tela con graduali passaggi dal bruno al rosso, che si muovono aerei come la sostanza impalpabile delle polveri cosmiche, definendo così il campo visivo, che si accende d’improvviso come un fulmine o la scia di un corpo celeste.
L’astrazione per certi artisti non teme di lasciar traccia a richiami di figurazione, in alcuni casi con ispirazione naturalistica.
Ne Il Fantasma dell’opera di Luca Padroni la sagoma di un’evanescente tigre appare e traspare tra la folta vegetazione, lasciando al suo passaggio la sola traccia di un’interazione cromatica dai toni violetti sui verdi brillanti di foglie e rami: della vigorosa corporeità animale resta qui l’impalpabilità di una presenza.
In Herbarium di Paolo Fabiani è la calcolata casualità del colore libero sulla tela, lasciato scivolare quel tanto che all’artista occorre per delineare campiture e sfumature, a creare un’immagine in cui macchie di colore richiamano visioni botaniche, di piante o erbe bagnate da una pioggia in resina, che fluttuano nello spazio vuoto della tela.
Marco Colazzo in Interstellar restituisce la visione di una natura primigenia, in cui forme arboree accennate si stagliano su un cielo dalle tenui sfumature di grigio, quasi una nebbia che lascia trasparire sullo sfondo una forma luminosa, stella calda e lontana che dissipa le tenebre.
E se anche per Elegia di Giancarlo Limoni è possibile individuare un’ispirazione naturalistica, sarà in quelle composizioni dai toni vivaci in cui pastose pennellate dai colori intensi sembrano delineare fronde gravide della potenza vegetativa, forme guizzanti di fioriture primaverili che dialogano in armonia con le campiture che scandiscono il fondo.
Piero Pizzi Cannella nel suo Fanstasmagorico (Viaggio in Attico) rinnova una pittura dalle cromie vivaci, in quell’immagine di un abito sospeso come fosse indossato, immerso nella ricchezza di suggestioni coloristiche e di dettagli dal sapore orientale, nello spazio di una cortina che celando si apre in stretta connessione con la teatralità del sipario che la mostra.
Per alcuni l’astrazione si mostra con una marcata componente installativa, come Foglietti siderali di Bruno Ceccobelli, che su una struttura ad ante crea una composizione organica di forme circolari, con un gioco di sovrapposizioni che fondendosi si aprono e chiudono fra loro, quasi eclissi di stelle o pianeti orbitanti.
Oppure Massimo Barzagli nel suo Filippino Lippi e Pietro Perugino, Deposizione della Grigia unisce la componente pittorica alla tridimensionalità del panneggio, che dopo aver lasciato le sue tracce di verde brillante sul fondo grigio resta appeso e installato sul supporto, creando quell’interazione plastica col piano che diviene essa stessa campitura.
Gianni Dessì con Pupillo sviluppa l’idea di un’opera composta in cui si incontrano componenti astratte, pittoriche e formali, di natura eterogenea: forme geometriche di un blu vivace inquadrano un pannello centrale caratterizzato dalla stesura materica dell’oro.
È dunque chiaro come nelle intenzioni del curatore e degli artisti ci fosse la volontà di creare un progetto espositivo in cui il linguaggio pittorico si mostrasse come forma espressiva completa e attuale, donando al visitatore la possibilità di plurimi stimoli percettivi e di pensiero.
Info mostra Dodici Fantasmagorici
- a cura di Fabio Sargentini
- testo critico di Lorenzo Canova
- Fino al 30 giugno 2023
- L’Attico, Via del Paradiso 41, Roma
- Orari dal lunedì al venerdì dalle 17.00 alle 20.00
- info@fabiosargentini.it
Laureata in storia dell'arte contemporanea, accosta allo studio e alla scrittura la propria di ricerca artistica. Da una prima sperimentazione di matrice informale si avvicina all'arte figurativa, utilizzando principalmente pittura a olio e disegno a matita. Convinta che non ci siano definizioni e limiti alla ricerca artistica, se non l'onestà della ricerca stessa, prosegue a scrivere di arte con una visione critica, per vivere la propria dimensione artistica in maniera completa.















