Fino al 15 settembre 2024 sarà visitabile presso la Casa Museo Hendrik Christian Andersen di Roma la mostra Rotte mediterranee e visione circolare di Giuseppe Modica, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini.

Come suggerisce il titolo, protagonista della mostra è il Mar Mediterraneo, che l’artista di origini siciliane contempla dalla sua casa studio durante i suoi soggiorni nella terra natia e che porta con sé nel corso dell’elaborazione nel proprio studio di Roma, dove vive e lavora.
Un Mediterraneo questo di Modica che riporta le storie di dolore e difficoltà di chi lo solca per penuria e necessità.
Non si tratta di rappresentazione del dato naturalistico, ma della contemplazione di un paesaggio che porta dentro quel tempo trascorso tra la visione e la realizzazione, attraverso lo studio, l’elaborazione grafica e poi pittorica, la riflessione e dunque la conclusione.
Accadimenti questi non solo fisici: il tempo di realizzazione, infatti, è anche il tempo e il modo in cui l’artista stacca quel dato oggettivo dalla realtà contingente e lo trasporta altrove, in quel luogo dell’arte che è poesia e racconto visivo.
I quadri di Modica sembrano mostrare lo spessore della pittura, non in senso di tridimensionalità plastica, ricostruita, ma nel senso più profondo che l’elaborazione meditativa consente.

Lo spazio, sapientemente ricostruito sulla base delle regole prospettiche, acquista la profondità dei piani che si susseguono e si arricchisce dello spessore della luce.
Modica pare dipingere il corpo dell’aria che attraversa e sostanzia le sue immagini, in quel sovrapporsi di riflessi che si incontrano su superfici specchiate e che catturano lo sguardo per entrare in profondità.
Non ci troviamo di fronte alla resa di un oggetto o di una scena, ma alla rappresentazione della sua sostanza, in cui la trasposizione lirica del dato reale sembra arricchirsi del tempo trascorso, delle storie vissute accese o a tratti arse dalla luce piena e calda che solo il mare sa restituire.
Quella luce che filtra dalle tapparelle o si rifrange sull’acqua è in primis portatrice dello spettro coloristico di cui vibra la superficie pittorica, che non è solo il chiaro e lo scuro, ma è tutto quell’universo di gamme cromatiche che la sapienza della pittura a olio sa restituire.
Echi di composizioni metafisiche si incontrano con l’interesse per la costruzione spaziale rinascimentale (Antonello da Messina e Piero della Francesca in primis), la vibrazione coloristica di Seurat e la circolarità di visioni del grande Velazquez, per confluire nella lunga ricerca pittorica di questo colto artista, che definisce se stesso “pittore della tradizione” nell’intervista in catalogo rilasciata ad Aglaia Koutis.

È poi la tavolozza a restituire significato pieno alla visione, ricca dei toni di blu che si scaldano nei rossi violacei o si attenuano in quegli ocra portati fino al chiarore assoluto del bianco illuminato.
È quel blu dove mare e cielo si incontrano, che nella sublimazione della controra avvolge oggetti, persone e visioni. Che non parla mai per contrasti stridenti ma accompagna nel contrappunto coloristico di vibranti pennellate e accarezza col calore del meriggio la pelle di chi guard
Info mostra Giuseppe Modica. Rotte mediterranee e visione circolare
- Casa Museo Hendrik Christian Andersen, via Pasquale Stanislao Mancini 20, 00196 Roma
- A cura di Maria Giuseppina Di Monte, Gabriele Simongini
- fino al 15 settembre 2024
- il 16 settembre alle ore 17:00, presso il Museo si terrà la presentazione del catalogo.
Laureata in storia dell'arte contemporanea, accosta allo studio e alla scrittura la propria di ricerca artistica. Da una prima sperimentazione di matrice informale si avvicina all'arte figurativa, utilizzando principalmente pittura a olio e disegno a matita. Convinta che non ci siano definizioni e limiti alla ricerca artistica, se non l'onestà della ricerca stessa, prosegue a scrivere di arte con una visione critica, per vivere la propria dimensione artistica in maniera completa.








