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Il Mio albero. Daniela Perego

di Giulia Del Papa

Da qualche tempo, il nodo centrale della poetica e del fare arte di Daniela Perego è l’albero. La sua personale in corso presso la galleria Gallerati di Roma, sin dal titolo stesso, Il Mio albero, lo testimonia. Infatti, proprio l’albero è disseminato sulle pareti della galleria, in forme particolari e visioni diverse, fino a quell’ultima, grafica e ossuta, realizzata su tela dall’artista.

L’esposizione si compone di tre opere: La mia casa, un’installazione a parete di stampe fotografiche, realizzate tra il 2020 e il 2022, con interventi pittorici; Il mio albero, un video del 2020; e Il mio albero, un’opera in pennarello su tela del 2022.

Questi lavori, che fanno quindi parte dei due più recenti anni della ricerca dell’artista, narrano di spazi, luoghi e forme di vita che Daniela Perego ha vissuto, in cui lei stessa riconosce la propria dimora umana e spirituale. Infatti, è quell’articolo possessivo, “mio” che rende manifesta la profonda simbiosi con quanto viene presentato.

Guardando a ritroso la produzione della Perego, è evidente come la sua ricerca sia sempre stata profondamente radicata nel suo più intimo sentire e come le esperienze, i posti e le persone amate vi siano entrate, lasciando una traccia indelebile nelle opere realizzate.

Non si tratta di rappresentazione della realtà, di cose o individui riconoscibili, ma dell’espressione di un sentimento profondo e personale, spesso palesato e da lei espresso attraverso un oggetto simbolico.

Penso, ad esempio, a due grandi installazioni dedicate al tema della malattia e della morte: Con loro, composta da 90 foto di fiori sulle tombe del Cimitero dell’Antella a Firenze, e Nove mesi, dove infinite immagini di paesaggi, persone, animali, momenti vissuti tappezzano le pareti delle sale, ricordandoci tutto quello che l’Alzheimer cancella.

Scevra da qualsiasi forma di patetismo, queste opere installative rendono allo spettatore una forma immersiva di comunicazione, in cui la potenza della quantità chiede di scendere nella visione del particolare per una più intima comprensione.

Poi, le tematiche sono cambiate, come Arrivederci del 2017 già annunciava. La mostra del MACRO _ ASILO a Roma, dove il soggetto era la margherita, narrava di questa trasformazione: da Quel che rimane, grande stampa su superficie nera del 2006/2011, fino alle due opere a parete del 2017: Passaggio, composta da piccoli riquadri rossi e neri con margherite essiccate, e Arrivederci, uno stormo di margherite ad uncinetto che sembra librarsi nell’aria.

Quell’esposizione (3 febbraio -26 marzo 2017) ci raccontava dunque di un alleggerimento, di un dolce saluto che si apre alla vita e che lascia attraversare e attraversarci l’aria e la luce.

Infine, l’albero è oggi la figura di riferimento dell’artista. Come simbolo di un cambiamento, di una nuova nascita, quest’immagine di una forma di vita che sale dalla terra verso l’alto, ricorre, abbiamo detto, nei suoi lavori più recenti.

La mostra presso la Galleria di Carlo Gallerati, nota a Roma per la sua attenzione alla fotografia ma interessata ad ogni forma di espressione d’arte contemporanea, dimostra come il linguaggio tecnico di Daniela Perego sia di un superamento della Fotografia per un’espressione artistica di più ampio respiro, come già dimostrato nel corso della sua lunga carriera dall’utilizzo di tecniche video, grafiche e pittoriche spesso combinate insieme.

La prima opera in ordine cronologico della mostra è il video Il mio albero. Su quest’immagine fissa di un albero, presente nel parco abitualmente frequentato dall’artista a Firenze, compare una donna che danza. La ballerina si muove morbidamente su stessa e sembra così avvilupparsi a quel tronco e quelle fronde, quasi abbracciandosi ad essi.

Viene poi La mia casa, grande installazione che si sviluppa su due pareti della galleria in cui l’artista ha assemblato le immagini realizzate dal 2020 al 2022 presso il parco di Firenze. In questo lavoro, una miriade di visioni, dai particolari minuti alle più ampie prospettive, compongono quello che per Daniela Perego è il senso di quel luogo, non univocità ma moltitudine da ricostruire nell’immaginazione dello spettatore. Si tratta, in questo caso, di un’opera che parte dalla fotografia: la maggior parte delle foto sono state desaturate, fino ad arrivare ad un contrasto grafico quasi di lavoro a china, mentre sulle immagini a colori l’artista ha operato un intervento pittorico ad acrilico.

In ultimo ecco Il mio albero, la grande tela del 2022 in cui l’artista ha disegnato con pennarello la forma essenziale di quello che è il nodo rappresentativo della sua attuale ricerca. Libera da riferimenti oggettivi e realistici, questa forma grafica primaria è lo scheletro dell’idea di nascita e propensione alla gioia di vita che oggi la accompagna.

Se è chiaro come ci sia stato un cambiamento importante nelle tematiche e nelle forme indagate dall’artista, soprattutto considerando i lavori più duri e intensi meno recenti, in tutto scorgiamo una volontà costante di celebrare la vita che l’ha spinta, nel corso degli anni, a scegliere un sorriso e non una lacrima, un fiore vivo, una composizione aperta, quella serenità che oggi può rappresentare l’albero che cresce.

Daniela Perego Il Mio albero

  • Testo critico di Simona Cresci
  • Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma)
  • Fino a venerdì 11 novembre 2022 (ingresso libero)
  • Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
  • info@galleriagallerati.it

 

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Laureata in storia dell'arte contemporanea, accosta allo studio e alla scrittura la propria di ricerca artistica. Da una prima sperimentazione di matrice informale si avvicina all'arte figurativa, utilizzando principalmente pittura a olio e disegno a matita. Convinta che non ci siano definizioni e limiti alla ricerca artistica, se non l'onestà della ricerca stessa, prosegue a scrivere di arte con una visione critica, per vivere la propria dimensione artistica in maniera completa.

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