Alla galleria Monitor di Roma è in corso Standards of Living la personale di Tomaso De Luca visitabile fino al 15 novembre 2024.
Questa mostra, dall’impianto metodologico, rappresenta il più recente sviluppo di una ricerca condotta dall’artista negli ultimi due anni e che affonda le proprie radici nello studio alla base del lavoro “A week’s notice”, realizzato per il Maxxi Bulgari Prize del 2020. Nel testo che accompagna l’esposizione si sottolinea come la mostra sia correlabile all’idea di un film dell’orrore disassemblato e presentato nelle sue parti costitutive: le immagini, lo storyboard, il suono e lo script.
L’esposizione prende il nome dalla serie di otto assemblages Standards of Living (2024) in cui De Luca, compone, attraverso l’uso del collage, pittura, scultura e disegno, luoghi e oggetti di vita quotidiana che portano ad una riflessione sulla realtà. Ogni assemblage è una stanza, che se da una parte presenta quei chiari riferimenti fattuali, dall’altra li maschera con scene spettrali.
Nella visione dell’artista ciò che sembra reale e tangibile, sicuro e protetto, diviene luogo incognito, dove le presenze fantasmatiche non abitano più solo gli spazi della fantasia letteraria o filmica, ma vivono nel reale dando forme alle nostre esistenze.
Ad accogliere il visitatore, nella sua propaggine video è Technology for a ghost (2024). Uno schermo posto all’ingresso riproduce un’ombra che appare e scompare. Questa figura abita un mobile imperscrutabile, che nella forma imita in maniera quasi grottesca quei pezzi d’arredamento utili nel passato a mimetizzare radio e televisori, e ospita al suo interno il diorama di una stanza ripreso da tre telecamere di sicurezza collegate ad altrettanti schermi.
È qui dentro che si muove una presenza fantasmatica, realizzata attraverso il Pepper’s Ghost, gioco di luci, stanze e vetri. Imperscrutabile dall’esterno se non per uno spiraglio laterale, Technology for a ghost, mostra la proiezione mutevole ed effimera di quel che non vi è più, che ha abitato e che resta.
Più in là un rumore sommesso, uno scricchiolio continuo ed inquietante trapela da A Badly Made Box (2024), una scatola/mobile assemblata con pezzi di recupero che ospita una scultura in legno girevole. Le pareti del suo contenitore la costringono e quest’ultima nel ruotare su sé stessa le graffia con le propaggini in fil di ferro e monete, producendo quel sinistro suono che accompagna la visita. L’Eviltron, descritto da Jeffrey Sconce nel suo libro The Technical Delusion: Electronics, Power, Insanity, è quel marchingegno di offensiva sonica, da nascondere in uffici o abitazioni, che viene offerto a chi voglia tormentare un vicino o un dipendente per indurlo a cessare comportamenti sgraditi.
A completamento Ghost Stories (Correspondance des vivants e des morts) (2024) è una collezione di testi, parti di articoli e pubblicità su web che riportano notizie di proprietà immobiliari infestate da fantasmi o improbabili annunci di ville con vista mare sui territori di Gaza.
Le cianotipie, coperte da uno strato di pittura murale, private delle immagini ma non delle date e dei riferimenti ai fatti, vivono in bilico tra la realtà e l’immaginario. Sussurrano, bisbigliano e suggeriscono che non siamo di fronte al frutto di pura fantasia.
Standards of Living scaturisce dunque da una riflessione profonda e complessa sul concetto di spazio domestico e di vivibilità, che, come anticipato all’inizio, è una ricerca perseguita dall’artista che si ramifica soprattutto a livello sociale e politico. Fantasmi e personaggi farseschi (slapstick), architettura e mobilio, sono tutti elementi costituenti un lungo percorso che ritroviamo ben presenti nella personale romana.
Questi elementi vengono affrontati alla luce di uno studio meticoloso anche a livello antropologico, incentrato sui processi di gentrificazione a discapito di alcune tipologie di “minoranze” civili, come la società queer degli anni ’80 e ’90 in USA, o le popolazioni native africane o, ancora, i gruppi afro-americani e ispanici che negli ultimi anni stanno costituendo insediamenti suburbani nell’East Coast. Lontano da ogni pietismo e sentimentalismo, nella ricerca di De Luca questi gruppi costituiscono quel margine di resistenza ad una società capitalistica che si impone attraverso strutture economiche, sociali e architettoniche.
Qui compaiono i fantasmi, figure centrali nella sua poetica poiché consentono di comprendere come chi sta al margine, nella persistenza opaca della propria verità esistenziale, possa cambiare la realtà circostante.
Come quelle persone morte per AIDS negli anni ’80 e ’90, di cui l’artista viene a conoscenza attraverso immagini e oggetti gettati via nel tentativo di “ripulire” le loro abitazioni per coadiuvare la gentrificazione di alcune aree (da cui poi prenderà avvio l’opera A week’s notice, 2020). O ancora, la trappola rudimentale con un coltello da cucina su una stampella, ritrovata dall’agente immobiliare che aveva acquistato varie unità nei sobborghi di Philadelphia, e che costituisce per De Luca l’avvio allo studio per il video Desperate Times (2022).
Allargando lo sguardo agli studi e alle opere realizzate sino a questa mostra, senza le quali pare impossibile comprendere la complessità della ricerca di questo artista, quel che ne emerge è una visione chiara e coerente che si esprime con un linguaggio multidisciplinare.
A latere della visione filmica di questa mostra, quello che a me pare centrale è proprio il concetto di spazio in relazione con l’uomo, quello spazio desolato in cui persistono presenze, che non si può sganciare da chi l’ha vissuto.
Quello spazio abitativo che determina la vita di chi lo occupa e che resiste ad una superiore volontà politica, economica e sociale che vuole modificarne la destinazione cancellando o mettendo ai margini chi non rientri nei propri ingranaggi. Alla domanda che chiude il testo della mostra “chi o cosa sono i fantasmi?” vorrei, dunque, rispondere che nella sintesi costituiva di presenza/assenza che lo caratterizza, il fantasma è forse il latore di quella persistenza di vita latente ma costante.
Info mostra Standards of Living – Tomaso De Luca
- Dal 26 settembre al 15 novembre 2024
- MONITOR ROME – Via degli Aurunci 44, 46, 48
- Opening times: Tuesday – Friday from 1 to 7 pm
- T: +39 06 69 22 1808 – M: monitor@monitoronline.org
Laureata in storia dell'arte contemporanea, accosta allo studio e alla scrittura la propria di ricerca artistica. Da una prima sperimentazione di matrice informale si avvicina all'arte figurativa, utilizzando principalmente pittura a olio e disegno a matita. Convinta che non ci siano definizioni e limiti alla ricerca artistica, se non l'onestà della ricerca stessa, prosegue a scrivere di arte con una visione critica, per vivere la propria dimensione artistica in maniera completa.
- Giulia Del Papa
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