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Francesca Tulli. Una mostra personale sulla conoscenza

di Giulia Del Papa

Nell’accezione comune e più semplice, mangiare è l’atto che consente all’uomo di restare in vita. Mangiare ha però vari significati e sfumature. Nutrirsi, divorare, assaggiare, assaporare, gustare, erodere o desiderare avidamente, fino a dissipare. È un atto complesso, costituito da fasi mentali e fisiche che si susseguono per definire qualcosa che è alla base dell’essere vivente.
È questa la sfera che indaga principalmente Francesca Tulli nella sua più recente mostra presso gli spazi della Hyunnart Studio, a cura di Mario de Candia.

Una ricerca intimista, che affonda le radici nelle opere di combattenti del 2008 in cui uno mangia i piedi dell’altro, prosegue poi con i disegni in mostra del 2015, dove figure umane sono colte nell’atto di mangiare le proprie braccia, si concretizza in scultura nel 2017 con quei mezzi busti, trafitti da lame gialle intenti a mordere se stessi, fino ad arrivare alle quattro teste che mangiano piedi e mani (2017, 2021, 2022).

Una ricerca introspettiva, portata avanti parallelamente ad altri lavori, che si dispiega in un arco temporale diluito e rivela un aspetto più riservato dell’artista che, partendo da una riflessione personale, ha poi ampliato la visione per indagare in maniera diffusa la sensibilità tra mente e corpo.

L’intento di Mario de Candia, curatore della mostra, è stato appunto quello di ricostruire questo percorso nell’ambito dei filoni di ricerca indagati dall’artista.

Ricordiamo, infatti, come l’opera di Francesca Tulli si caratterizzi per la poliedricità di tecniche, tematiche e soluzioni formali, a partire da una produzione pittorica e successivamente plastica.

Gli equilibri instabili e le visioni spiazzanti di corpi studiati al millimetro lasciano spazio ad una visione intimista, tattile, finanche in quelle testine che, nell’evidenza dell’impronta lasciata dalla scultrice, sembrano fuoriuscite dalla sua mano, o in quella piccola figura reclinata in una posa di sapore classicista, che nelle gambe si fa lama, pugnale e da sola occupa un’intera parete della galleria.

Mario de Candia nel testo in catalogo sottolinea come l’arte plastica di Francesca Tulli, pur ripercorrendo le forme del reale non è riconducibile ad “arte della realtà”, poiché si distanzia dal contingente per volgersi ad una dimensione costituita da “interazioni fra ciò che ciascuno di noi mostra a se stesso e ciò che mostra agli altri”.

L’idea di violenza che trapela da corpi che divorano se stessi, sono trafitti o si trasformano in armi bianche, lascia spazio a volti sognanti ed estatici, immersi in un rituale primordiale in cui assaggiare e gustare il corpo consente di nutrire la persona nella sua interezza.

Ma chi mangia chi?

Se nei disegni e nelle figure a mezzo busto l’azione del mangiare è chiaramente rivolta alle parti del proprio corpo, nelle teste a parete la riflessività di questa azione non è chiara.

È difficile pensare ad un’unica figura stando alla posizione dei piedi rispetto al volto. Si insinua, dunque, l’idea di un rapporto a due che lascia trapelare sensualità da questi volti ad occhi chiusi, che sembrano assaporare il corpo dell’altro esplorando così livelli di conoscenza profonda.

La conoscenza, a me pare dunque, essere alla base di queste opere. Una conoscenza non fatta di parole e pensieri ma di esperienze tattili, di esplorazioni di senso nel percepire il gusto della propria pelle e di quella altrui.

Info mostra Francesca Tulli. personale

  • A cura di Mario de Candia
  • Dal 15 marzo al 29 aprile 2023
  • Hyunnart Studio
  • Viale Manzoni 85/87 – Roma
  • Aperto dal martedì al venerdì ore 16.00 – 18.30 – Per appuntamento: Paolo Di Capua cell. 3355477120
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Laureata in storia dell'arte contemporanea, accosta allo studio e alla scrittura la propria di ricerca artistica. Da una prima sperimentazione di matrice informale si avvicina all'arte figurativa, utilizzando principalmente pittura a olio e disegno a matita. Convinta che non ci siano definizioni e limiti alla ricerca artistica, se non l'onestà della ricerca stessa, prosegue a scrivere di arte con una visione critica, per vivere la propria dimensione artistica in maniera completa.

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