Riannodare i fili della memoria è l’atto che Lea Contestabile svolge da decenni con la sua arte e ci mostra oggi all’interno dello Spazio MAW di Sulmona con questa sua ultima personale.
Tornata ad esporre nella cittadina che ospitò la sua prima mostra, Sognando di uccidere la morte è il titolo che l’artista ha portato dentro di sé per anni, perché carico di quel valore apotropaico che persegue nelle parole e nelle opere esposte.
Memoria e non storia: se quest’ultima, infatti, è composta di eventi e date, la prima vive nel cuore e nelle anime delle persone ammantandosi così di quelle emozioni che la filtrano dalla realtà. Ricordi non solo personali, ma di genti, popoli e tradizioni in cui noi tutti viviamo e che costituiscono quel substrato cui attingere nel perpetuarsi della vita.
Questo, appunto, il lavoro di Lea Contestabile che ha creato nel corso dei decenni un proprio alfabeto personale assemblato e costruito di volta in volta in grandi opere a parete, come arazzi, o in piccole teche e quadri.
È un’opera la sua a metà tra il passato e il presente, ricongiunti da quei fili che cuciono insieme le immagini come parti di un discorso interiore, che attraversa il tempo e lo rende attuale.
Le figure utilizzate sono spesso delle silhouette ricavate dalle foto scattate dal padre ai propri cari e alle persone del paese, un archivio che l’artista cura, custodisce e da cui trae il lessico delle proprie creazioni.
Queste immagini, anche quando non stilizzate, vengono ritagliate, coperte da tarlatane o da pittura e ricomposte come tessere di un puzzle che di volta in volta si amplia o restringe. Sono quelle storie che ciascuno racconta a se stesso, più o meno consapevole, che abbracciano ricordi e vissuti di una collettività familiare o sociale.
Fili e tessuti sono certo i materiali più utilizzati, che si ricollegano loro stessi a quel mondo rurale e tradizionalmente considerato femminile, come sottolinea nel testo in catalogo Silvia Bordini. Un modo e una pratica che se da una parte tramanda un messaggio sulla condizione di lavoro delle donne, dall’altra partecipa dell’attitudine sperimentale dell’arte contemporanea.
Ma quei fili per l’artista hanno anche un valore taumaturgico, suture che ricuciono ferite oltre che momenti della vita trascorsi, nella possibilità che l’arte le offre per accettare il dolore della perdita e sublimarlo. Come nella tecnica giapponese del kintsugi, queste ferite divengono strumento di ricostruzione personale e collettiva.
L’alfabeto di Lea non parla solo della propria vita ma è permeato della cultura della terra in cui vive, quella cultura contadina in cui l’artista è cresciuta ma anche quella cultura di popoli italici che hanno abitato l’Abruzzo e le cui tracce sono disseminate su tutto il territorio.
Questo è un punto su cui insiste Marianna D’Ovidio ricollegando le opere di Lea, i suoi ex voto, a tutte quelle immagini dal valore apotropaico che troviamo sulle mura cittadine o negli scavi archeologici, come testimonianze di una sfera rituale e simbolica diffusa nel mondo rurale.
La memoria di cui l’artista ci narra non è solo fatta di immagini, di quelle persone che consentono oggi a chi guarda foto o silhouette di compiere una sorta di proprio riconoscimento.
È anche una memoria di oggetti, come il bastone appartenuto all’amato marito, che utilizzava per andare in montagna e che oggi tiene appesi gli ex voto qui esposti.
È dunque in bilico che si muove l’opera di Lea Contestabile, nella voglia di riportare a memoria viva immagini e oggetti che in un passato hanno avuto una propria vita. In bilico anche tra la gioiosità dei ricordi dei giochi di infanzia, in un linguaggio che sembra rievocare un mondo infantile ma che si ammanta spesso di un velo annerito.
Sono le tarlatane, quelle garze che Contestabile utilizza sin dagli esordi del proprio lavoro e su cui sperimenta le prime stampe nel corso degli studi presso la Calcografia Nazionale di Roma. Nel tempo quelle garze in molti dei suoi lavori si tingono di nero, come un velo di drammaticità che avvolge i ricordi e le sue figure.
È, infine, un senso di onirica nostalgia a permeare tutte le sue opere, quel movimento che riporta l’artista e tutti noi ad un mondo che ci appartiene e a cui apparteniamo, che cura mente e anima con fili e garze in cui continuo discorso di svolgersi e intrecciarsi.
Info mostra Lea Contestabile – Sognando di uccidere la morte
- Testi di Silvia Bordini e Marianna D’Ovidio
- Fino al 20 dicembre 2023
- Spazio MAW, Via Morrone 71 – 67039 Sulmona
- Tel. +39 0864 210646
Laureata in storia dell'arte contemporanea, accosta allo studio e alla scrittura la propria di ricerca artistica. Da una prima sperimentazione di matrice informale si avvicina all'arte figurativa, utilizzando principalmente pittura a olio e disegno a matita. Convinta che non ci siano definizioni e limiti alla ricerca artistica, se non l'onestà della ricerca stessa, prosegue a scrivere di arte con una visione critica, per vivere la propria dimensione artistica in maniera completa.
- Giulia Del Papa
- Giulia Del Papa
- Giulia Del Papa
- Giulia Del Papa
- Giulia Del Papa
- Giulia Del Papa
- Giulia Del Papa
- Giulia Del Papa














