A Carovigno (Brindisi) il silenzio del Castello Dentice di Frasso è stato rotto dal crash di decine di bottiglie piene di colore scagliate sulla tela. È quello che è accaduto nella tranquilla cittadina pugliese in un venerdì sera di inizio agosto, in occasione dell’inaugurazione della mostra Shozo Shimamoto. A bersaglio con la pittura, appuntamento che ha visto il pubblico presente coinvolto attivamente nella performance Bottle Crash, l’azione che più di ogni altra ha reso celebre l’artista giapponese.
A 10 anni dalla scomparsa di Shimamoto, maestro dell’arte partecipata, questa mostra a cura di Martina Cavallarin, coadiuvata da Antonio Caruso, rappresenta una grande occasione non soltanto per il pubblico locale ma anche per i turisti che, recandosi in visita presso un monumento di grande pregio quale il castello, scopriranno che per qualche mese questo svolgerà anche il fiero ruolo di contenitore artistico per una mostra d’arte contemporanea di grande valore, una sorpresa che renderà ancor più ricco ed interessante il percorso di visita.
Ed è questo l’auspicio che emerge anche dalle parole della Cavallarin la quale, raccontando della sua folgorazione per l’opera di Shimamoto durante una performance a Venezia, non manca di esprimere durante l’introduzione alla mostra la sua profonda gratitudine nei confronti della Fondazione Morra e dell’Associazione Shozo Shimamoto, per aver reso possibile questo grande evento artistico in terra di Puglia.
I fortunati presenti all’opening si sono dunque ritrovati ad essere gli inconsapevoli protagonisti di quello che è stato definito il momento principe dell’evento e, scagliando una bottiglia di colore contro la tela poggiata sul pavimento, hanno potuto stringere letteralmente tra le mani un momento concepito dall’artista per riportare il gesto al suo stato fondamentale e creativo, origine dell’action painting, e dando vita ad un’opera partecipata che resterà parte integrante dell’esposizione.
Tra le antiche sale del castello, con una sfida curatoriale non semplice sia dal punto di vista del dialogo tra antico e contemporaneo che da quello meramente tecnico per via dei vincoli di tutela cui il bene monumentale è sottoposto, sono numerose le opere che compongono il percorso di visita, in una vera esplosione cromatica che, tra installazione, scultura e pittura, attraversano un vasto arco temporale, dalle due pedane Prego camminare sopra del 1955 alla serie Red, degli ultimi anni prima della sua scomparsa, passando per gli acrilici su statue di gesso e per le grandi tele che occupano lo spazio, in un dialogo perfetto e discreto con le linee architettoniche del castello, come le pitture ad acqua su feltro intitolate Felissimo.
A bersaglio con la pittura, titolo che prende in prestito una citazione di Achille Bonito Oliva, che ha curato varie mostre di Shimamoto, è un titolo scelto per mantenere il focus su quello che fu l’unico vero oggetto d’interesse per l’artista, ovvero il colore nel suo essere materia con una propria capacità espressiva svincolata dall’uso del pennello, dal cui tradimento si originò tutta la sua ricerca.
Tutte le opere esposte provengono da azioni performative di Shimamoto ed impregnano il Castello di Carovigno non soltanto di colore, ma soprattutto di quella energia e quello spirito vitale che trasudano da ogni supporto e che restano vivi oltre quel lancio, con una capacità di transitare nello spazio e nel tempo e di restituire qualcosa di molto significativo attraverso quel perenne stato di moto e crescita potente e indipendente che è l’opera d’arte.
L’intento comune di tutti gli attori che hanno reso concreta questa mostra, nonché dell’amministrazione cittadina e regionale, è anche quello di alzare il livello di curiosità nei confronti della visita al castello in una Puglia in cui la bellezza che soddisfa il turismo culturale è ovunque ed in cui, allo stesso tempo, l’arte moderna e contemporanea possono rappresentare un dispositivo volto ad aumentare ancora di più il livello di attenzione, attraverso proposte di qualità.
Shozo Shimamoto. A bersaglio con la pittura
- A cura di Martina Cavallarin; Co-curatela Antonio Caruso
- Organizzazione Unlike Unconventional Events
- Promozione Associazione Le Colonne
- Coordinamento culturale e scientifico Christian Leo Comis
- In collaborazione con Associazione Shozo Shimamoto e Fondazione Morra di Napoli
- 5 agosto – 29 ottobre 2023
- Castello di Carovigno, Brindisi
- castellodicarovigno@gmail.com – cel: +39 379 109 2451
Ilaria Caravaglio è laureata in storia dell'arte moderna e contemporanea. Nel 2008 si trasferisce a Roma per un tirocinio alla Collezione Farnesina (Ministero Affari Esteri), per decidere poi di restare e conseguire il master in Curatore d'Arte Contemporanea presso La Sapienza. Per alcuni anni resta nella capitale, dove lavora come direttrice di gallerie d'arte e responsabile del settore arte in una fondazione; negli stessi anni inizia a scrivere per artapartofculture.
Nel 2015 sceglie di tornare a vivere nella città d'origine, a Brindisi, in Puglia, e da allora lavora come curatrice indipendente e come docente nella scuola secondaria di primo e secondo grado.















