Appena un anno fa, avevamo conosciuto in anteprima a MIA Fair di Milano il progetto Artificial Hell; oggi, e fino a questo 28 aprile, l’Inferno realizzato da Riccardo Boccuzzi, con l’Intelligenza Artificiale, è in mostra in uno spazio dedicato, il Corner MAXXI, a Roma.
La mostra, a cura di Elisabetta Bruscolini, vede la collaborazione del Ministero della Cultura ed il patrocinio dell’Università di Tor Vergata, che ne ha curato anche la pubblicazione, inserita nella Collana Mostre di Horti Hesperidum.
Oltre agli interventi di Alessandro Giuli, Presidente del MAXXI, Riccardo Paradisi ed Elisabetta Bruscolini, il volume presenta dei corposi contributi scientifici di Carmelo Occhipinti, Marina Manuela Cafà e Rossana Buono, il cui focus è, in particolare, la sottile linea che, in questo momento storico, vede l’Intelligenza Artificiale in equilibrio come una funambola, al centro di un ampio dibattito su quanto le creazioni che si servono di essa possano definirsi arte o meno.
Su questo argomento, però, Boccuzzi non ha alcun dubbio, in quanto crede fortemente -e dimostra concretamente con i contenuti esposti- che, fino a quando nel processo creativo sarà l’artista ad effettuare scelte specifiche ed a governare l’Intelligenza Artificiale, esattamente come si fa con una barca in un oceano che, talvolta, presenta imprevisti e tempeste, il risultato potrà continuare a definirsi un prodotto artistico, in quanto frutto di scelte ben ponderate e tutt’altro che affidate al caso ed alla macchina.
L’artista riconosce la paura quale elemento interstiziale in questa corsa alla supremazia tra Intelligenza Artificiale ed Intelligenza Naturale, in particolare la paura dell’impatto sul futuro che serpeggia tra i mestieri creativi, un fenomeno che osserva quotidianamente, sin dall’inizio, in quanto CEO di Hypex, una software house creativa le cui risorse operative sono multidisciplinari tra tecnologia ed arte, da informatici ed ingegneri del software a registi, sceneggiatori, cameraman, graphic designer, musicisti.
Riccardo Boccuzzi, fino ad oggi noto a critica e pubblico anche in qualità di regista, sceneggiatore e direttore creativo per progetti che vedono fondersi storytelling e tecnologia, ha quindi intrapreso, già nel luglio del 2022, non una gara per la supremazia tra la propria, umana, intelligenza e quella artificiale, ma piuttosto una fruttuosa collaborazione tra le due che, dopo un primo periodo esplorativo, è sfociata nel manifesto del GAN-visionismo (da Generative Adversarial Networks), l’arte realizzata attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, ed in Artificial Hell che, oltre ad essere la sua prima mostra personale, presenta delle opere da considerarsi storicizzate, se si tiene conto che la loro realizzazione è avvenuta quando Midjourney, il programma generatore di immagini utilizzato, era appena stato reso disponibile al pubblico e che oggi, meno di due anni dopo, i risultati sarebbero molto diversi, alla luce dell’inarrestabile evoluzione di questa tecnologia.
Varcando la soglia dello spazio espositivo, tra curiosità e preconcetto, si viene inevitabilmente assorbiti da un ambiente immersivo, da un percorso in cui il viaggio di Dante si intreccia, 700 anni dopo, con quello di Riccardo, che ci restituisce una rilettura in chiave contemporanea dell’intera Cantica dell’Inferno ricordando una volta ancora, come già accaduto nei secoli, quanto la Divina Commedia, oltre ad essere l’opera letteraria più conosciuta al mondo, si confermi un’opera senza tempo e, in quanto tale, capace di adattarsi ad un mondo in continua evoluzione, di pari passo all’evolversi dei linguaggi artistici.
Nella prima sala è subito riconoscibile l’opera dedicata a Le tre fiere che apre il percorso di visita, seguita da Virgilio fidato e Navigando l’Acheronte, mentre su uno schermo scorrono le immagini del trailer del docufilm, scritto e diretto dallo stesso artista, che racconta l’articolato processo creativo ed emotivo per la realizzazione del progetto.
Un varco nella parete, accanto al quale è collocata, non a caso, Le porte dell’inferno, consente ai visitatori l’accesso alla sala più grande, in cui l’effetto immersivo si fa ancora più intenso, in parte per i grandi formati che, ritmicamente, si susseguono in un percorso di grande coerenza filologica e stilistica, in parte per l’altissima qualità delle stampe – affidate a Studio Berné di Milano – e, non ultimo, per la forza delle composizioni scelte da Boccuzzi come particolarmente meritevoli di approdare, appena nate, in un contenitore di prestigio quale il MAXXI.
Si tratta di immagini forti, che rimandano ad un mai esistito Francis Bacon fiammingo, scene in cui sono il nero, il porpora e l’oro a dominare, e dalla cui struttura compositiva trasudano tutte la competenze cinematografiche dell’autore.
Paolo e Francesca, Accidiosi nello Stige, Le Malebolge, Oro e piombo agli ipocriti ed il trittico L’Arcangelo apre la città di Dite sono infatti alcune tra le 21 opere stampate per la mostra, scelte tra le quasi duecento creazioni digitali che l’artista ha realizzato in quella che, iniziata come un tentativo, un esperimento, si è rivelata poi invece un’esperienza tutt’altro che semplice e, soprattutto, totalizzante.
L’autore, in una perseverante corsa contro il tempo che gli consentisse di mantenere coerenti i risultati, ha infatti dovuto eseguire dei dribbling tra una serie di divieti e termini proibiti, e non è difficile immaginare quanto possa essere arduo raccontare l’inferno ad una macchina che censura l’uso di parole quali sangue, fuoco o violenza.
Quella che, ad un certo punto, è diventata una vera ossessione, ha condotto l’artista ad una ricerca talmente profonda da risucchiarlo in quella che potremmo definire una trance artistica, che in letteratura è spiegata come “uno stato psicofisico supernormale all’interno del quale l’individuo attua prestazioni oltre i suoi precedenti limiti”, fenomeno che, in psicologia, è noto anche come il viaggio dell’eroe, ponendo appunto il viaggio, dunque, al centro, cuore del percorso esplorativo e creativo.
Ed è proprio l’idea di un moderno peregrinare che emerge con forza dagli estratti del docufilm proiettati su una parete, in un incalzante susseguirsi di scene che vedono intrecciarsi voci recitanti, rimandi storico-artistici –colpisce una scena in cui il protagonista pare il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich – ed una solenne ed emozionante colonna sonora firmata da Vanni Boccuzzi.
Il video va a coadiuvare il visitatore in una lettura che, senza conoscere il processo creativo, resterebbe incompleta, superficiale: le scene mostrano infatti un Riccardo che approccia alla tecnologica novità con la curiosità propria di ogni mente creativa ma che si ritrova, poi, a sprofondare negli oscuri meandri di un mondo ancora inesplorato, tra dati, algoritmi, elaborazioni ed input, nel faticoso tentativo di trovare punti di contatto tra gli endecasillabi in volgare fiorentino ed un linguaggio così avanguardistico, nonché provando ad instillare nella macchina il sentimento umano per non rischiare di perdere la poesia dantesca.
Sono oltre 10.000 i tentativi effettuati per giungere alle circa 200 immagini finali, che è comunque possibile ammirare in alta definizione su un monitor presente in mostra; è questo l’inferno che Riccardo Boccuzzi ha dovuto personalmente attraversare, in un lavoro di grande perseveranza, che lo ha tenuto inchiodato giorno e notte di fronte allo schermo e che, probabilmente, lo ha cambiato come uomo e come artista perché, afferma, da questo suo viaggio non è più tornato com’era prima.
L’invito ad andare a vedere Artificial Hell si completa con una riflessione di Boccuzzi sul perché, dopo centinaia di anni, l’inferno dantesco resti ancora tanto interessante ed attuale, perché, ci ricorda:
“ogni essere umano ha i propri gironi da attraversare e dovrà farci i conti, prima o poi, ma potrà farlo appoggiandosi ad un Virgilio che lo accompagnerà lungo il difficile cammino, fino a riveder le stelle”.
Ilaria Caravaglio è laureata in storia dell'arte moderna e contemporanea. Nel 2008 si trasferisce a Roma per un tirocinio alla Collezione Farnesina (Ministero Affari Esteri), per decidere poi di restare e conseguire il master in Curatore d'Arte Contemporanea presso La Sapienza. Per alcuni anni resta nella capitale, dove lavora come direttrice di gallerie d'arte e responsabile del settore arte in una fondazione; negli stessi anni inizia a scrivere per artapartofculture.
Nel 2015 sceglie di tornare a vivere nella città d'origine, a Brindisi, in Puglia, e da allora lavora come curatrice indipendente e come docente nella scuola secondaria di primo e secondo grado.


























