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Furuya Usamaru – Romics d’Oro XXXIV Edizione

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4 Aprile 2025

Si è appena aperta, alla Fiera di Roma, la XXXIV Edizione del Romics, evento che due volte l’anno catalizza l’attenzione degli appassionati della “nona arte”, del cinema dell’animazione e dei giochi.
I quattro premiati con il prestigioso Romics d’Oro sono la scrittrice e sceneggiatrice di fumetti Barbara Baraldi, l’animatore ed effettista Hal T. Hickel, la character designer Deanna Marsigliese e il mangaka Furuya Usamaru, nato a Tokyo, nel 1968 con un passato di insegnante alle scuole superiori e di pittore, diventato fumettista quasi per caso, trovando nei manga la piena realizzazione artistica.

immagine per Furuya Usamaru -detail
Furuya Usamaru – detail
immagine per Furuya Usamaru Volumi esposti nello stand della Coconino Press
Furuya Usamaru Volumi esposti nello stand della Coconino Press

Di questo fumettista giapponese è stata appena pubblicata la sua ultima opera, presentata al Romics in anteprima mondiale e della quale viene esposta una selezione di copie di tavole nel padiglione 8. Il manga, edito in Italia da Coconino Press con il titolo Shinjū – Una storia d’amore, tratta il doloroso tema dello shinjū, il doppio suicidio commesso da persone innamorate o comunque legate da vincoli d’affetto, rituale ancora diffuso nel Giappone moderno.

Il manga presenta un tratto morbido, un sapiente uso dei colori e uno stile ricercato al servizio di una storia complessa, intima e dolorosa, lontanissima dalle opere giovanili, nelle quali il mezzo espressivo era costretto, irrigidito nel formato a quattro tavole (yonkoma) e nell’asprezza di un bianco e nero graffiato, tanto da non consentire a Furuya un pieno sviluppo comunicativo (un compendio delle sue prime tavole è stato pubblicato nella raccolta Palepoli, 2021, Coconino Press- Fandango).

Dispiace molto che l’esposizione del Romics si limiti solo a poche tavole del nuovissimo volume, tra l’altro in copia formato cartellone, poiché, per apprezzare appieno l’evoluzione e la poliedricità di questo talentuoso mangaka, dovremmo necessariamente confrontare le diverse cifre stilistiche utilizzate sia nelle opere più datate, sia in quelle più recenti: da una parte troveremmo l’opprimente storia post-apocalittica  narrata in 51 modi per salvarla (Kanojo wo Mamoru 51 no Hōhō, 2006/2007), dall’altra il cruento e disturbante Hikari Club – Il club della luce (RaichiHikari Kurabu, 2005/2006) in cui un bianco e nero incalzante racconta una storia violenta degna del più efferato grand guignol.

Ci spiazzerebbe l’immersione nei complessi, ricercati e policromi scenari, ispirati ai dipinti di Hieronymus Bosch, contenuti nell’antologia Garden (2000) il cui titolo è appunto un omaggio al trittico Il Giardino delle delizie, capolavoro del pittore fiammingo, qualora li raffrontassimo con quelli steampunk del manga fantascientifico teologico La musica di Marie (Marie no kanaderu ongaku, 2000/2001).

La nostra meraviglia sarebbe massima qualora avessimo modo di ammirare le tavole più sperimentali e artisticamente anarchiche contenute nell’art book Plastic Girl (2000) nel quale l’artista si è cimentato nelle più diverse tecniche grafiche e pittoriche. In breve, le molte citazioni, pittoriche, letterarie, teatrali e televisive, contenute nelle sue opere e le poliedriche tecniche narrative, rendono la lettura dei manga di Furuja stimolante, anche se la già menzionata ultaviolenza, presente in quantità industriale in molte sue tavole, farebbe impallidire anche il drugo Alex di Anthony Burgess e di Stanley Kubrick.

Tornando ai contenuti dell’opera presentata al Romics, notiamo che il tema del suicidio è ricorrente nelle storie di Furuja, topos centrale ad esempio in Suicide Club del 2002, trasposizione manga del film dell’anno precedente Jisatsu sâkuru del suo vecchio amico regista Sono Sion, o nella serie Lo squalificato (2009-2011), adattamento a fumetti del romanzo omonimo (Ningen Shikkaku, 1948) di Dazai Osamu nel quale il protagonista si uccide, proprio come lo scrittore stesso, morto a seguito di uno shinjū insieme all’amante.

Lo stile, classico e rassicurante e i morbidi colori delle tavole di Shinjū, nonché il suo sottotitolo Una storia d’amore, farebbero erroneamente pensare a un’opera di genere shoujo, ossia prevalentemente rivolto a ragazze, ma i temi trattati, quali il revenge porn, il bullismo, l’emarginazione e il disagio adolescenziale, uniti a disegni espliciti e non censurati nell’edizione italiana, smentiscono la prima impressione, catapultando questa matura e non scontata opera tra le pietre miliari di Furuya.

Info mostra: Omaggio a Furuya Usamaru. Shinjū – Una storia d’amore

  • Introduzione all’opera di Paolo La Marca
  • Dal 3 al 6 aprile 2025
  • 34a Edizione del Romics – Fiera di Roma, padiglione 8
immagine per Furuya Usamaru - Palepoli
Furuya Usamaru – Palepoli
immagine per Luca Martusciello
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Luca Martusciello è nato a Roma nel 1966. Laureato in Scienze organizzative e gestionali, da sempre appassionato di fumetti, è anche un vorace fruitore di fantascienza in tutte le sue ramificazioni ed espressioni.