Sulla scia del grande interesse acceso nei confronti dell’Arte giapponese dalla mostra organizzata a Bologna nel 2018 su Hokusai Katsushika (1760-1849) e Hiroshige Utagawa (1797-1858), i due più grandi Maestri di grafica artistica, sempre nella città felsinea e presso il Museo Civico Archeologico, è stata allestita la mostra Graphic Japan. Da Hokusai al Manga che si protrarrà fino al 6 aprile 2026.
Il progetto intende esplorare l’evoluzione della grafica giapponese, a partire dal periodo Edo (1603-1868) e dalle “immagini del mondo fluttuante” (ukiyoe), le tradizionali xilografie artistiche di cui la famosa opera La grande onda di Kanagawa di Hokusai rappresenta il più iconico esempio, fino ai moderni manga, passando attraverso il periodo Meiji (1868-1912), fase di transizione e di evoluzione verso stilemi più occidentali. La mostra approfondisce, all’interno di varie sezioni tematiche, i rapporti tra l’arte tradizionale e la sua evoluzione in nuovi linguaggi grafici che, a partire dagli anni 1950, saranno presi in prestito dal mondo dell’industria e dei media.
La reinterpretazione di temi e di stilemi antichi con mezzi comunicativi moderni rianima e risveglia dinamicamente la grafica giapponese che si impone, anche e soprattutto nel mondo del fumetto, con nuovi modelli che si sono diffusi in tutto il mondo.
Le mostra si divide in quattro sezioni, ciascuna delle quali approfondisce tematicamente un aspetto peculiare dell’arte grafica giapponese. L’impatto dei simbolismi provenienti dal mondo naturale nell’arte e nell’artigianato è affrontato nella sezione Natura. La tradizione del Sol Levante non conosce distinzione tra Arte e Arte applicata e questa dicotomia è, spesso artatamente e con ostinazione, professata solo in Occidente. Le opere esposte lo confermano.
La contaminazione tra le arti sceniche o tra il cinema e la grafica è presentata nella sezione Volti e maschere. Il disegno e il tratto che hanno per secoli cristallizzato su carta attimi performativi di attori, gesti ed espressioni teatrali, hanno successivamente influenzato l’estetica cinematografica giapponese.
Nella sezione Calligrafia e tipografia il gesto artistico proprio di quest’arte tradizionale giapponese si carica di espressione comunicativa nella grafica di più ampia diffusione. Infine, nel settore dedicato al Giapponismo contemporaneo, la mostra vuole rimarcare come i linguaggi grafici si siano evoluti, a partire dalla tradizione, fino a dilagare non solo nell’Arte ma anche nella cultura di massa, con un bilanciato equilibrio tra memoria e rinnovamento.
L’assorbimento dell’Arte giapponese di stilemi e caratteri occidentali, soprattutto nel periodo Meiji, segue un percorso opposto nel Novecento, andando ad influenzare la grafica occidentale, anche italiana, portando nel marketing e nella pubblicità una contaminazione di cui è rimasta indelebile traccia nelle pubblicità italiane di quegli anni, di cui la mostra espone un ricco campionario.
La mostra è un ottimo racconto che descrive immersivamente il percorso che ha portato la grafica giapponese a evolversi, a partire dalla tradizione delle stampe ukiyoe fino alla contemporaneità del design artistico e dei manga. Le oltre 250 opere esposte, che comprendono disegni, stampe, manifesti e manufatti artigianali e artistici, rendono chiaro il percorso evolutivo della grafica giapponese e tutte le declinazioni che quest’arte ha saputo sviluppare con indelebile impatto nell’immaginario popolare moderno.
Dispiace solo che, a discapito del titolo della mostra, l’approfondimento della contaminazione tra l’antica arte della grafica e quella contemporanea dei manga non vada oltre una troppo rapida esposizione di pubblicazioni. Non è stato adeguatamente spiegato, né tantomenno illustrato, come e dove dalle tradizionali immagini del mondo fluttuante del periodo Edo, passando per i più antichi omonimi manga (una sorta di quaderni che raccoglievano i disegni dei più ricercati artisti), si sia arrivati ai manga (fumetti) contemporanei.
Dobbiamo tenere conto, infatti, che tutti i maggiori mangaka nelle loro più riuscite opere, come ad esempio nel poetico L’uomo che cammina (1990) di Taniguchi Jirō (1947-2017) o nel più buffo Gon (1991/2002) di Tanaka Masashi (1962) o nel fgamosissimo Berserk (1989/in corso) di Miura Kentarō (1966-2021) pagano evidente pegno alla tradizione grafica di Hokusai e degli altri immortali Maestri. Ma di questo, nella mostra di Bologna, non vi è traccia.
Informazioni Graphic Japan. Da Hokusai al Manga
- Curatore: Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza
- dal 20 novembre 2025 al 6 aprile 2026
- Organizzata da: MondoMostre in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Comune di Bologna
- Patrocinatada: Regione Emilia-Romagna, Consolato Generale del Giappone di Milano, Fondazione Italia Giappone
- Museo Civico Archeologico, Via dell’Archiginnasio 2, Bologna
- Informazioni orari e biglietti:https://www.graphicjapanbologna.it/
Luca Martusciello è nato a Roma nel 1966. Laureato in Scienze organizzative e gestionali, da sempre appassionato di fumetti, è anche un vorace fruitore di fantascienza in tutte le sue ramificazioni ed espressioni.
- Luca Martusciello
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