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Mafalda. Come una bambina risolverebbe i problemi del mondo. La mostra di Quino a Roma

di Luca Martusciello

Il topos degli enfants terribles e in particolare delle bambine impertinenti non è nuovo nei fumetti, basti pensare a Little Lulu, personaggio creato nel 1935 da Marge (pseudonimo di Marjorie Henderson Buell, 1904-1933) pubblicato sul Saturday Evening Post, oppure a Little Iodine, creata da Jimmy Hatlo (James Cecil Hatlo, 1897-1963) le cui frizzanti vicende furono pubblicate con regolarità su alcuni quotidiani statunitensi a partire dal 1943, oppure al personaggio di Marcia della striscia Miss Peach di Mell Lazarus (1927-2016) creata nel 1957, oppure alla piccola Nancy, personaggio creato nel 1933 dallo statunitense Ernie Bushmiller (Ernest Paul Bushmiller, 1905-1982) e pubblicato in strisce regolari a partire dal 1938 sino ad oggi (in Italia le sue avventure sono conosciute con il titolo di Arturo e Zoe). Ricordiamo soprattutto il personaggio di Pippi Calzelunghe (Pippi Långstrump) che, dai romanzi della scrittrice svedese Astrid Lindgren (1907-2002), è stato trasposto nella famosissima serie televisiva ma anche nei fumetti, disegnati dall’illustratrice Ingrid Vang Nyman (1916-1959) e pubblicati in Italia per la prima volta da Vallecchi nel 1973.

Se tuttavia vogliamo trovare nella storia dei fumetti la quintessenza della bambina ciarliera, indomita e spiazzante, una vera enfant terrible, dobbiamo per forza menzionare Mafalda, personaggio creato dal vignettista argentino di famiglia andalusa Quino (pseudonimo di Joaquín Salvador Lavado Tejón, 1932-2020) nel 1964.

Alla piccola Mafalda è stata dedicata l’ottima mostra organizzata a Roma nell’Instituto Cervantes, in piazza Navona n. 91, con ingresso gratuito dal 14 maggio al 11 luglio 2026, in collaborazione con il festival del fumetto ARF!. L’esposizione, intitolata Mafalda & La Pimpa, affianca le strisce del celeberrimo personaggio di Quino con l’altrettanto famoso cane a pois, la Pimpa di Altan. Nelle sale del Cervantes sono state raccolte molte tavole originali dell’artista argentino che, attraverso le parole di una bambina, ha voluto evidenziare le incongruenze di un’umanità che si professa evoluta ma che in realtà è molto meno adulta di una piccola riccioluta di sei anni; Quino, dalla sua prospettiva anticonvenzionale di umorista, proprio come i bambini, riesce ad accorgersi e a strillare che il Re è nudo.

La storia della nascita di Mafalda è nota: siamo negli anni ’60 quando il disegnatore Miguel Brascó viene a conoscenza che un’azienda di elettrodomestici sta per lanciare una campagna pubblicitaria per alcuni nuovi prodotti e che ha  bisogno di alcune vignette da pubblicare su varie riviste.

La ditta è la SIAM Di Tella, fondata dall’italo-argentino Torcuato Di Tella e la linea di prodotti dovrebbe prendere il nome commerciale di Mansfield. Brascó avvisa l’amico Quino che prepara alcune tavole umoristiche che vedono protagonista una famiglia borghese. Per collegare il prodotto alle storie, tutti i personaggi avranno come iniziale del nome la M.

immagine per Particolare da una delle primissime vignette di Mafalda di Quino, in mostra nell'Instituto Cervantes.
Particolare da una delle primissime vignette di Mafalda di Quino, in mostra nell’Instituto Cervantes.

La bambina di sei anni si chiama Mafalda, nome ispirato dall’omonima bambina che appare nel romanzo Dar la cara (1962) dello scrittore e drammaturgo argentino David Viñas (1927-2011).

Il progetto commerciale non andrà in porto cosicché tre delle strisce già realizzate saranno invece pubblicate su Gregorio, il supplemento umoristico del magazine popular argentino Leoplán (1934 -1965) il 19 settembre 1964.

immagine per La copertina del numero 99 di Primera Plana, su cui Mafalda inizia a essere pubblicata con regolarità
La copertina del numero 99 di Primera Plana, su cui Mafalda inizia a essere pubblicata con regolarità

Nel frattempo Quino è ritornato sull’idea della famiglia borghese proponendo il progetto al settimanale Primera Plana che accetta di pubblicarne due strisce per ogni uscita, a partire dal numero 99 in edicola il 29 settembre 1964.

La giovanissima Mafalda mette immediatamente in ombra tutti gli altri personaggi relegandoli, nel migliore dei casi, al ruolo di spalla comica. Il 9 marzo 1965 la collaborazione con Primera Plana termina in modo burrascoso.

A pagina 64 del numero 122, l’ultimo sul quale sarà pubblicata Mafalda, la protagonista indossa gli occhiali della madre e, stupita, vede il mondo distorto. Quindi si rivolge alla madre:

            “Se questa è la tua visione del mondo, credo di poterti perdonare molte cose da oggi in poi.”

Dal successivo numero 123 l’intermezzo umoristico di Quino viene sostituito con le tavole di Copi (pseudonimo di Raúl Damonte Botana, 1939-1987).

Tuttavia, grazie al successo ottenuto da Mafalda, meno di una settimana dopo, il 15 marzo 1965, la striscia di Quino esordisce sul quotidiano El Mundo. La cadenza giornaliera consente all’Autore di essere maggiormente concentrato sulla cronaca politica e internazionale più attuale.

La piccola ma agguerrita Mafalda, già dalle prime tavole e anche nella sua successiva evoluzione grafica, assomiglia molto a Zoe (in Argentina ribattezzata Periquita); Quino è consapevole di questa somiglianza tanto da giocarci sopra, realizzando un inside joke meta-fumettistico nella tavola numero 933  di Mafalda.

immagine per in una sua tavola, Quino scherza sulla somiglianza tra Mafalda e Zoe con un inside joke meta-fumettistico.
in una sua tavola, Quino scherza sulla somiglianza tra Mafalda e Zoe con un inside joke meta-fumettistico.

Seppure Quino afferma di essersi ispirato allle strisce dei Peanuts e ai suoi personaggi, i due universi sono completamente diversi: se i bambini di Charles M. Schulz vivono in un mondo nel quale gli adulti sono relegati ai margini, invisibili al lettore, quelli di Quino, al contrario, interagiscono con i grandi che sono ben visibili e presenti tanto da condizionarsi reciprocamente.

Anche graficamente le due opere si discostano molto: la formattazione delle strisce di Schulz, sebbene con lieve evoluzione grafica, è sostanzialmente identica durante tutti  i 50 anni della loro pubblicazione e nessuna sperimentazione è stata tentata in questo mezzo secolo.

I personaggi dei Peanuts sono di fatto costretti all’interno dei box delle vignette, distribuiti e disegnati sempre in posizioni ricorrenti. I particolari sono assenti o appena abbozzati, forse per non distogliere l’attenzione del lettore con elementi non strettamente funzionali alla narrazione che si risolve sempre nella battuta o nella gag finale.

Seppure i personaggi dei Peanuts siano molti, non ci riservano sorprese: la loro rigida caratterizzazione risulta, alla lunga, noiosa.

Al contrario le vignette di Mafalda, nonostante i limiti imposti dalla sequenza orizzontale, privilegiata dalle esigenze di stampa sulle pagine di un quotidiano, esplorano graficamente soluzioni non convenzionali, montaggi atipici e inquadrature cinematografiche inusuali per una striscia comica.

Le battute o le gag, sia per la collocazione sia per i temi, colgono il lettore impreparato e, proprio per questo, risultano maggiormente divertenti.

La comicità a volte è grossolana, quasi uno spezzone di pellicola slapstick e in tal caso la risata è liberatoria ma effimera; in altri casi l’umorismo è demandato a metafore sarcastiche che scavano nel profondo dell’ipocrisia e dell’irrazionaità del potere inducendo alla riflessione.

Le esperienze della quotidianità ma anche quelle della cronaca politica contemporanea, vengono lette attraverso la spiazzante e a tratti perturbante logica infantile di Mafalda e dei suoi comprimari che rappresentano ciascuno un conformismo del mondo adulto.

I genitori di Mafalda e di suo fratello Nando (Guille nell’edizione originale) sono classici rappresentanti della classe media: la madre ha rinunciato agli studi per dedicarsi alla famiglia e anche il padre è completamente assorbito dalla routine familiare, oltre che dal lavoro.

Tra gli amici di Mafalda i più emblematici sono Manolo, figlio di commercianti, con una spiccata propensione per gli affari ma dalla scarsa intelligenza, Susanita, con la sua unica aspirazione di diventare madre di famiglia e il suo convenzionalismo intransigente e Felipe, con la sua estrema fantasia che lo spinge ad immaginare per sé futuri avventurosi salvo poi dover scendere a patti con l’arida realtà. I più piccoli Miguelito e Libertà invece esprimono la logica semplicistica ma cristallina tipica dell’infanzia.

immagine per Alcune delle molte strisce di Quino esposte nell'Instituto Cervantes di Roma nella mostra Mafalda & La Pimpa
Alcune delle molte strisce di Quino esposte nell’Instituto Cervantes di Roma nella mostra Mafalda & La Pimpa

Quino termina la pubblicazione sul quotidiano El Mundo il 25 giugno 1973. La versione ufficiale fu che l’Artista volesse prendersi una pausa di riposo ma anni dopo, in varie interviste, affermò di aver esaurito quel filone creativo e di aver voluto dedicarsi ad altri progetti.

Di sicuro Quino dovette insistere molto presso l’editore di El Mundo per poter interrompere la collaborazione; seppure il contratto non fu mai ufficialmente reciso, a Quino fu consentito di sospendere Mafalda a patto che nuove vignette non fossero apparse su nessun altra pubblicazione.

Quino si dedicò quindi ad altro, seppure con lo stesso stile caustico che lo costrinse a fuggire dall’Argentina per non finire desaparecido come altri suoi compagni giornalisti o disegnatori (dell’omicidio di Héctor Oesterheld, creatore de L’Eternauta, (ne abbiamo parlato qui).

Seppure Quino ha affermato che quella di Mafalda non fosse satira politica, visto che i problemi evidenziati nelle strisce sono comuni a ogni epoca e a tutti i contesti, se leggiamo le strisce parallelamemnte con le prime pagine dei quotidiani dello stesso periodo, cogliamo facilmente i riferimenti all’attualità politica argentina e mondiale, nonché alle figure govenative del momento.

I caustici e amari messaggi che Mafalda strillava nelle sue vignette erano inequivocabili, tanto da turbare il regime e mettere in pericolo l’Autore che nel 1976 decise di riparare all’estero.

A riprova dell’importanza politica di Mafalda, in un intervista pubblicata nel 1988 sul numero 862 della rivista spagnola Cambio 16, riflettendo su come sarebbe potuta essere da adulta, Quino afferma:

     “Mafalda non avrebbe mai raggiunto l’età adulta. Sarebbe stata tra i trentamila desaparecidos argentini.”

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Manifesto commissionato a Quino dal Ministero per gli Affari Esteri argentino per la Giornata Universale dei Diritti Umani del 10 dicembre 1988

Nel 1976, subito dopo l’ennesimo golpe, con l’instaurarsi della dittatura del sanguinario Jorge Rafael Videla, Quino espatriò con la moglie Alicia, rifugiandosi a Milano, con frequenti viaggi a Madrid, per poi tornare in Argentina, ma solo nel 1983, con il ritorno della democrazia.

Quino tenne fede al patto stretto con El Mundo: anche se le sue vecchie strisce continuarono a essere ristampate in tutto il mondo in almeno trenta lingue diverse Mafalda  smise in quel 25 giugno 1973 di mettere alla berlina la nostra cinica società, zeppa di inconguenze e di illogicità.

Le strisce di Mafalda ebbero anche una trasposizione televisiva in alcuni cartoni animati ma apparì in nuove vignette solo in occasione di iniziative benefiche come, ad esempio, nel 1977 per una campagna UNICEF sui diritti dei Bambini o nel 1998 su alcuni manifesti argentini per la Giornata Universale dei Diritti Umani.

immagine per vignette di Mafalda sono state ripubblicate in tutto il Mondo e anche in Italia in innumerevoli raccolte.
vignette di Mafalda sono state ripubblicate in tutto il Mondo e anche in Italia in innumerevoli raccolte.

La prima pubblicazione di Mafalda al di fuori dell’Argentina è in Italia: alcune sue striscie appaiono nell’antologia Il libro dei bambini terribili per adulti masochisti, edito da Feltrinelli nell’agosto del 1968; l’anno successivo Umberto Eco scriverà l’introduzione alla raccolta Mafalda la contestataria.

La pubblicazione regolare delle sue strisce avviene mensilmente sulla rivista di fumetti della Mondadori Il Mago a partire dal suo primo numero, il 1° aprile 1972.

In una delle ultime interviste rilasciate, Quino rifletteva sul fatto che le esternazioni di Mafalda fossero ancora inevitabilmente attuali, e che ciò che faceva arrabbiare la protagonista fosse sempre all’ordine del giorno: guerre, crisi economiche, il mondo malato, sono problemi che ciclicamente si ripropongono, se possibile ancora di più incancreniti, facendo di Mafalda una lettura tristemente contemporanea.

Informazioni Mafalda & La Pimpa

  • Organizzata da: Instituto Cervantes
  • A cura di: ARF! Il festival del fumetto
  • Dal 14 maggio al 11 luglio 2026
  • Da martedì a venerdì: 14:00 – 20:00 – sabato: 12:00 – 20:00
  • Instituto Cervantes, Piazza Navona 91, Roma
  • Biglietti: Ingresso gratuito

Approfondimenti: https://roma.cervantes.es

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Luca Martusciello è nato a Roma nel 1966. Laureato in Scienze organizzative e gestionali, da sempre appassionato di fumetti, è anche un vorace fruitore di fantascienza in tutte le sue ramificazioni ed espressioni.

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