La marionetta più famosa del mondo avrebbe compiuto, il prossimo luglio, 145 anni; avrebbe raggiunto il ragguardevole traguardo se non avesse rinunciato alla sua diversità che la rendeva unica e non ordinaria nonché, particolare non trascurabile, immortale.
Pinocchio era stato accoltellato, impiccato, tranciato da una tagliola, affogato, mangiato da un pescecane e aveva avute le gambe bruciate. Era sempre sopravvissuto, fino a quando, accettando l’omologazione, si era lasciato trasformare in bambino, rinunciando così a tutte le sue prerogative di essere artificiale.

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, romanzo scritto da Carlo Collodi, fu pubblicato a Firenze a puntate, a partire dal luglio 1881 e da allora è stato ripubblicato centinaia di volte in quasi tutte le lingue del mondo.
La storia di quello che Collodi definisce “burattino”, ma che tecnicamente sarebbe una “marionetta”, ormai libera da copyright dal 1960, è stata più volte trasposta in tutti i media e in tutti i formati (famosa la serie TV Le avventure di Pinocchio prodotta della RAI nel 1972 per la regia di Luigi Comencini) e, a volte, saccheggiata senza ritegno nei fumetti.
È il caso dei vari adattamenti porno che riempivano le edicole italiane negli anni 1970 o del più recente Pinocchia (1995), fumetto fanta-erotico francese disegnato da Jean-Pierre Gibrat (1954) su testi del regista, pioniere del cinema pornografico, Francis Leori (1942-2002).
Grazie alla pubblicità mondiale garantita dal film animato del 1940 della Walt Disney, il personaggio diventa quindi protagonista di fumetti in tutto il mondo: ricordiamo, uno fra tutti, il manga del 1952 dell’autore di Kimba. Il leone bianco e di Astro Boy, Osamu Tezuka (1928-1989).
Di qui in poi è una tracimazione di pinocchi; le storie vengono serializzate in decine di albi rivolti a un pubblico appena scolarizzato, che giustificavano il nome del burattino in copertina con lo pseudo-pinocchio in azione in sciatte storie dai disegni scadenti.

C’è da dire che il romanzo di Collodi nasce come opera illustrata già dall’inizio, sia nella sua prima e più breve versione, pubblicata con il titolo La storia di un burattino sul settimanale “Giornale per i bambini”, diretto a Roma dallo stesso Collodi, sia nei successivi ampliamenti pubblicati nel tempo.
La prima edizione del 1883 di Felice Paggi Libraio-Editore era illustrata da Enrico Mazzanti (1850-1910), quella del 1901 della Bemporad era disegnata da Carlo Chiostri (1863-1939).
Il libro viene pubblicato anche all’estero, e illustrato da molti artisti che forniscono la loro personale interpretazione del personaggio; notiamo che in un’edizione britannica del 1904 i disegni firmati da Charles Copeland sono stranamente simili a quelli di Chiostri. Difficile capire chi si sia ispirato a chi, anche se la cronologia delle edizioni da noi visionate ci suggerisce la risposta.
In questo mare magnum di Pinocchi illustrati, spicca il primo a fumetti, opera del troppo poco ricordato Carlo Cossio, pubblicato a puntate settimanali a partire dal 1937 sulla rivista contenitore “Pinocchio. Giornale per ragazzi” edito dalla SAEV.
L’autore, in un’originale e dinamica interpretazione del personaggio, dà vita a un’opera scanzonata e vivida, le cui vignette impongono un ritmo serrato alla storia.
Anche Galep (Aurelio Galleppini, 1917-1994) realizzò un albo illustrato di Pinocchio per la casa editrice Nerbini, nel 1947; lo stesso lavoro fu poi ripubblicato in vari formati sia dalla Nerbini sia, più tardi, dalla Casa Editrice Audace.
Dai disegni di Galep fu realizzata inoltre una serie di figurine e il relativo immancabile album, quest’ultimo tradotto anche in Germania e in Finlandia.
I disegni di Galep fanno scuola in quanto a maestria e tecnica di realizzazione, caratterizzazione dei personaggi e attenzione ai particolari.

Tra gli illustratori del romanzo che vogliamo ricordare e che hanno legato il loro nome al burattino di Collodi, c’è Jacovitti (Benito Jacovitti, 1923-1997) che in più occasioni, prima nel 1943 per la casa editrice La Scuola, poi in una trasposizione a fumetti sulla rivista “Il Vittorioso” nel 1947 e, infine, nella monumentale ed epica edizione del 1964 la prima con l’Anonima Veritas Editrice.
Non si possono non apprezzare con emozione gli affollati e coloratissimi disegni dell’Autore che tracimano dalle pagine con inarrestabile foga; memorabili i moltissimi giocosi particolari che contornano i personaggi e riempiono di divertimento il lettore: salami animati, lische di pesce, cani e gatti decorati, tavoli e sedie antropomorfe, candele animate, coccinelle, ragni, dadi da gioco e altre mille invenzioni del vulcanico disegnatore.
Nel 1990 anche Lorenzo Mattotti paga tributo al burattino di legno, regalandoci delle tavole dinamiche di forte impatto cromatico, figure e personaggi che si ritagliano spazi pluridimensionali sul foglio bidimensionale. Impianti scenici nei quali vengono rappresentati teatralmente gli aspetti meno tranquillizanti della favola; l’artista bresciano ha dato vita a un suo personale Pinocchio, pubblicato in Francia con l’editore parigino Albin Michel, tradotto in Italia solo l’anno successivo dalla Milano Libri e nel 1993 pubblicato negli Stati Uniti.
L’opera ha fatto da apripista al film animato diretto da Enzo D’Alò uscito nelle sale nel 2012. Una successiva pubblicazione di una nuova edizione di Pinocchio, sempre illustrata da Mattotti a cura di Einaudi, fa tesoro di quest’ultimo lavoro. Non ci dilungheremo molto a osannare la straordinaria arte di Mattotti: ne parleremo ancora in un prossimo articolo, con l’occasione dell’assegnazione del Romics d’Oro all’artista che avverrà nel corso della 36a edizione della manifestazione romana.
Si aggiunge di recente alla lunga lista degli illustratori di Pinocchio la prestigiosa firma di Mike Mignola in un curatissimo volume pubblicato negli USA nel 2024 con originali annotazioni di Lemony Snicket ed èdito in Italia da Nicola Pesce Edizioni (NPE) il 30 gennaio ma esaurito in prevendita e già in ristampa. L’Italia è la seconda nazione, dopo gli Stati Uniti, a pubblicare il volume.

L’Artista statunitense, definito da alcuni “il più europeo tra gli autori americani”, ha riscoperto e interpretato con il suo inconfondibile tratto alcuni degli aspetti dell’opera di Collodi, quelli meno evidenti e ricordati, forse perché nascosti dall’iconografia consolidata che rappresenta il burattino solo come un simpatico monello.
Il Pinocchio disegnato da Mignola invece, come giusto che sia, non strizza l’occhio a un pubblico infantile, ma tratteggia una storia di formazione di un adolescente nato senza madre ma creato da un padre già anziano, gettato in un mondo spietato dominato da regole che vengono cambiate di volta in volta a vantaggio dei più forti; un mondo pieno di insidie e trappole dal quale, tuttavia, il giovane burattino riesce a non farsi stritolare, mantenendo una propria dignità e un senso morale che altri non hanno. Pinocchio, infatti, non esita a salvare dalle acque un cane che voleva sbranarlo ed è disposto a immolarsi nella pentola al posto di un amico appena conosciuto.
Questi indizi dovrebbero farci prendere le distanze dai giudizi frettolosamente espressi nei confronti di quello che, da sempre, è stato superficialmente definito un bugiardo cronico, un ragazzino votato solo al divertimento. Il mondo è un meccanismo feroce dal quale Pinocchio si difende mentendo; sarà infatti una bugia a farlo uscire di prigione nella quale era stato ingiustamente gettato.
Nonostante tutto, Pinocchio vuole far parte di questo mondo, cercando in esso il suo posto e, pur di essere accettato dagli altri, è pronto a lasciare dietro di sé la sua diversità diventando un essere umano.

Mike Mignola non è nuovo a queste tematiche; le sue opere sono piene di diversi che cercano il consenso o che sgomitano per un posto alla tavola della normalità: è il caso di Hellboy, o dei freak del Bureau of Paranormal Research and Defense, o de Lo stupefacente Testa a vite, tutti personaggi che, pur di omologarsi o forse solo per essere meno invisi agli altri, sono pronti a trasformarsi, o addirittura a mutilarsi, asportando metaforicamente o letteralmente la prova della loro diversità e con essa il tratto saliente e a ben vedere positivo, della loro personalità: Hellboy, un demone adottato da uno scienziato e cresciuto tra gli uomini, si taglia le corna da diavolo che continuano a ricrescere, ripudiando così simbolicamente e ostinatamente la sua parte ferina e soprannaturale, mentre Pinocchio si lascia accorciare il naso per nascondere agli altri il suo tratto anarchico distintivo.
Alan Moore, il fumettista britannico creatore di capolavori come Watchmen e di V for Vendetta, ha definito l’arte di Mike Mignola come “l’espressionismo tedesco che incontra Jack Kirby”; in effetti il segno spigoloso e le vaste campiture nere, le ombre onnipresenti che ridefiniscono lo spazio e i personaggi, le atmosfere cupe ma comunque introspettive, rimandano allo stile di Jack Kirby (Jacob Kurtzberg 1917-1994) che ha segnato con la sua arte uno spartiacque nel mondo del fumetto (prima di Kirby e dopo di Kirby).
Mignola non usa il colore per un facile effetto decorativo o cinetico, come troppo spesso fanno altri fumettisti che devono al colorista e ai loro strumenti di grafica digitale gran parte della loro fama, ma usa una scarna ma essenziale palette di colori solo quando serve, con una parsimonia artigianale che nulla toglie alla bellezza del disegno.
I disegni del Pinocchio di Mignola ricordano le tavole xilografiche della primissima editoria e tale effetto è amplificato dal tratto rapido e tagliente dell’autore che infarcisce di scene, soggetti e capilettera decisamente gotici il volume, restituendo all’opera di Collodi l’originale fascino di una trama paurosa e vagamente disturbante, tipica delle fiabe ottocentesche.

Un plauso alla casa editrice NPE che ha portato questa curatissima e coraggiosa opera in Italia, proprio dove nel 1881 tutto ha avuto inizio. Grazie alle illustrazioni di un Mike Mignola in gran forma, viene data finalmente giustizia all’originale intento di Collodi e al mito di un personaggio da altri abusato e snaturato senza ritegno.
Informazioni sul libro
- Titolo: Pinocchio
- Autore: Carlo Collodi
- Disegnatore: Mike Mignola
- Colori: Dave Stewart
- Edizione italiana: Edizioni NPE, Eboli, 2026, ISBN 978-88-36272-80-8
- Uscita: 30 gennaio 2026
Luca Martusciello è nato a Roma nel 1966. Laureato in Scienze organizzative e gestionali, da sempre appassionato di fumetti, è anche un vorace fruitore di fantascienza in tutte le sue ramificazioni ed espressioni.













