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Francesca Baerald. Non solo Romics. Mappe, nuove avventure e orizzonti da esplorare. Con intervista

Siamo abituati a considerare le mappe e le carte geografiche come una rappresentazione affidabile della realtà. La cartina stradale stesa sul cofano della FIAT 127 spiegava con pazienza all’automobilista sulla Cassia come raggiungere Firenze; il navigatore ci guida senza tentennamenti tra il traffico e i lavori in corso dal punto A al punto B, mentre lo studente indica a colpo sicuro gli Urali sulla cartina fisica dell’Europa.

immagine per La geografia dell'immaginario e del sogno. L'arte di Francesca Baerald, Romics 2025 -ph. Paolo Di Pasquale
La geografia dell’immaginario e del sogno. L’arte di Francesca Baerald, Romics 2025 -ph. Paolo Di Pasquale

Tuttavia le mappe, a meno di non voler accettare come verosimili le metafore letterarie di Lewis Carroll (Sylvie and Bruno, 1889) e di Jorge Luis Borges (Del rigor en la ciencia, 1946) che con le loro carte in scala 1:1 ambivano a riprodurre esattamente il mondo in tutti i suoi particolari, non possono e non vogliono essere l’unica guida nel mondo reale.

La carta stradale è vera solo nel momento della stampa, e forse neanche allora, dovendo fare i conti con strade chiuse o inaugurate, ponti crollati e borghi rinominati; la mappa del navigatore è attendibile solo per quanto ce lo consenta l’approssimazione dei segnali GPS, degradati a comando dal gestore della costellazione dei satelliti o della frequenza di aggiornamento della cartografia decisa dal proprietario dell’APP.

Anche la carta geografica di Mercatore, appesa sulle pareti delle nostre aule, risente della visione eurocentrica del suo inventore, il fiammingo Gerardus Mercator (1512-1594), ed è abbastanza fedele solo nella riproduzione delle forme dei Paesi ma non delle loro aree, ampliandole sempre più man mano che ci si allontana dall’equatore.

Se invece ci volessimo affidare ad altre rappresentazioni cartografiche dovremmo comunque accettare approssimazioni; in sostanza tutte le carte geografiche ingannano, distorcendo le distanze, le aree o  la forma dei Paesi.

immagine per La geografia dell'immaginario e del sogno. L'arte di Francesca Baerald, Romics 2025 -ph. Paolo Di Pasquale
La geografia dell’immaginario e del sogno. L’arte di Francesca Baerald, Romics 2025 -ph. Paolo Di Pasquale

Se postuliamo quindi che la rappresentazione del Mondo sia un’elaborazione più o meno fantasiosa del reale, accetteremo con minore severità, non tanto le ipotesi deliranti dei terrapiattisti, ma almeno le carte nautiche dagli abitanti delle isole Marshall. Queste composizioni di bastoncini, conchiglie e foglie di cocco, non si arrogano il compito di rendere oggettiva quella che in Micronesia è considerata un’arte soggettiva, riportando la posizione delle isole, il moto ondoso che le circonda e le loro distanze in funzione delle correnti e dei venti prevalenti così come percepiti dall’esperienza personale o descritti dai resoconti orali di altri naviganti.

Il percorso che porta il mondo  reale ad essere astratto nelle convenzioni delle carte geografiche, a volte, non è a senso unico, quando l’immaginario letterario o videoludico viene elevato a concretezza semi-tangibile nelle carte fantastiche che a volte accompagnano alcuni romanzi o giochi (da tavolo o video). Spesso in queste occasioni ci imbattiamo in opere memorabili di artisti eccelenti.

Non ci riferiamo alle timide mappe che didascalicamente sparpagliano sul foglio i luoghi narrati, con entusiasmo pari a quello di un inventarista, come ad esempio la scarna carta topografica di Arrakis in exergo alla prima edizione del 1965 del capolavoro Dune di Frank Herbert, o alla mappa, solo un poco più curata, dell’anonima abbazia de Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco, ma a ben altre carte.

Pensiamo a capolavori come l’impressionante spaccato de La voragine infernale di Botticelli, realizzato per l’Inferno di Dante o alla mappa di autore ignoto che apre la prima edizione in volume de L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson (Treasure Island, 1883) o, più recentemente, alla curatissima incisione che guida il lettore attraverso le strade di Croccamauria nel libro Rumo e i prodigi nell’oscurità (Rumo & Die Wunder im Dunkeln, 2003) dell’illustratore e scrittore tedesco Walter Moers.

Se volessimo, con entusiasmo tassonomico, dividere in categorie le mappe immaginarie, potremo classificarle in mappe didascaliche, mappe ornamentali, mappe organizzative e mappe artificiose.

Le mappe didascaliche sarebbero quelle senza pretesa di originalità, realizzate al solo scopo di facilitare il lettore nel seguire la narrazione, come quella già citata di Arrakis o quella di Marte presente nel libro L’uomo di Marte (The Martian, 2011) di Andy Weir.

Le mappe ornamentali, sarebbero quelle preparate con estro, amplificando artisticamente le suggestioni della narrazione ma senza pretesa di particolare tecnicismo. Le mappe organizzative sarebbero quelle redatte come brogliaccio dagli autori; famose in tal senso le mappe della Terra di Mezzo disegnate da J. R. R. Tolkien come sostegno alla scrittura dei suoi romanzi.

Infine avremmo le mappe artificiose, diffuse da ciarlatani per dare un’aurea di attendibilità alle proprie burle; in quest’ultima categoria potremmo inserire le mappe disegnate su indicazione di Robert Edwin Peary agli inizi del ‘900 per accreditarsi la scoperta dell’inesistente Terra di Crocker e contemporaneamente intestarsi il primato di primo uomo giunto al Polo Nord.

Se volessimo comunque catalogare le opere di Francesca Baerald (Modena, 1982) dovremmo coniare per lei una quinta categoria, ossia le mappe d’Arte, opere minuziosamente e splendidamente realizzate che non solo guidano il lettore o il giocatore, come un filo d’Arianna, attraverso i labirinti narrativi e ludici, ma ne arricchiscono l’esperienza di lettura o di gioco con dettagli preziosi e meticolosi che rendono ancor più credibile l’ambientazione.

Con questo spirito abbiamo quindi apprezzato moltissimo la mostra La geografia dell’immaginario e del sogno. L’arte di Francesca Baerald, organizzata all’interno della 35ª edizione del Romics, festival internazionale del fumetto, animazione, cinema e games tenutosi a Roma dal 2 al 5 ottobre 2025.

L’esposizione ha tributato il dovuto riconoscimento a un’artista che ha fatto della cartografia immaginaria il suo principale mezzo di espressione e che ha  interpretato e reso tangibili i sogni (e spesso gli incubi) topografici e le invenzioni geografiche di scrittori e game designers.

Cornici arabescate impreziosiscono le mappe mentre particolari fantastici le popolano; lo stile richiama in modo strabiliante quelle antiche che potremmo ammirare, ad esempio, nella Galleria delle carte geografiche dei Musei Vaticani.

La tecnica è rigorosamente manuale poiché l’artista rifugge da scorciatoie o ausili informatici. Le mappe acquistano credibilità anche grazie alla presenza di rose dei venti, marche di scala e di tutti quegli apparati cartografici che sono d’aiuto per l’interpretazione.

Le bellissime e curatissime opere esposte erano solo una minima parte della smisurata produzione dell’artista che non si limita alla pedissequa trasposizione grafica dei luoghi narrati da altri, ma sviluppa in completa e sfrenata libertà veri e propri mondi, popolati di creature immaginifiche e pieni di vita, nelle quali il lettore o il giocatore può anche perdersi, prima di ritrovare la rotta verso la sua destinazione finale.

Tra i lavori esposti abbiamo trovato, tra le tante mappe, quelle realizzate per videogiochi come Diablo IV, la serie Dragon Age, Horizon Forbidden West o Assassin’s Creed Mirage, per giochi di ruolo o di carte come D&D, Magic: The Gathering e La leggenda dei cinque anelli,  per i libri ispirati all’universo di World of Warcraft o de Il Trono di Spade di George R. R. Martin.

Per l’occasione, abbiamo avuto l’opportunità di rivolgere a alcune domande a Francesca Baerald che ci hanno permesso di apprezzare maggiormente lo spessore di questa straordinaria Artista.

Il fil rouge della mostra organizzata alla 35ª edizione del Romics era il famoso capoverso de Il Signore degli Anelli di Tolkien. Nei suoi lavori, tuttavia, sono evidenti influenze provenienti da molti mondi diversi. Quali artisti o opere la ispirano maggiormente?

“Trovo sempre complesso rispondere a questo tipo di domanda, poiché ci sono innumerevoli fantastici artisti, contemporanei e del passato, dai quali traggo ispirazione.

Ammiro enormemente il lavoro di così tanti di loro che è difficile scegliere. Se dovessi nominarne alcuni che riescono sempre ad ispirarmi, direi certamente Jeffrey Catherine Jones, Frazetta, Wyeth, Mucha, Dorè, Piranesi ma anche Olivier Ledroit, Gerald Brom… sono così tanti che potrei andare avanti per ore. Non c’è un artista od opera in particolare che preferisco.

In generale cerco l’ispirazione nel mondo che mi circonda. Ho inoltre una grande collezione di libri che cresce di giorno in giorno, fatta di libri d’arte, fotografia, natura o qualsiasi altro argomento che mi possa stimolare. Ho imparato che l’ispirazione può arrivare davvero da ogni elemento che ci circonda, anche il più banale; e spesso proprio quando scaturisce da qualcosa di inaspettato è più forte.”.

La tecnica di realizzazione dei suoi lavori è strabiliante e il risultato grafico finale delle sue Mappe immaginarie è assolutamente verosimile; la tecnica e le convenzioni cartografiche costituiscono per lei un limite o piuttosto uno stimolo?

“Grazie per le gentili parole! Riuscire a creare opere che risultino verosimili è uno degli aspetti su cui mi impegno maggiormente.

Tutte le mie illustrazioni sono realizzate con inchiostri, colori acrilici, ad olio e acquerelli. Mi piace avere un approccio fisico con il mio lavoro: la sensazione tattile dei pennelli sulla carta e dei colori che si mescolano, insieme al fatto di realizzare un manufatto concreto fa sì che io abbia una forte connessione con la mia opera.

Per le mappe lavoro principalmente con inchiostri e acquerelli, che spesso hanno una vita propria quando incontrano la carta. Nel tempo ho imparato ad accettare il fluire del colore ed eventuali incidenti inaspettati, sfruttandoli per rendere il lavoro finale più autentico.

Fortunatamente il mio lavoro mi porta a tracciare mondi fantastici dove, con certi limiti, tutto è possibile. Quindi le mie mappe si possono in parte discostare dalle regole che deve seguire la vera cartografia, settore che davvero ammiro e stimo.

Le mie mappe devono descrivere un mondo fantastico, aiutare lettori e giocatori a ritrovarsi durante le proprie avventure, ma devono anche ispirare a viaggiare con il cuore e la mente. Per questo è davvero importante riuscire a prendere elementi concreti dalla cartografia tradizionale e mescolarli con i mondi fantastici, così da dare realismo a ciò che è immaginario.”.

Come artista è maggiormente nota come illustratrice e in particolare per le opere cartografiche; anche la mostra si è concentrata su questi aspetti. Ci sarebbero altre manifestazioni espressive o altre Arti nelle quali le piacerebbe cimentarsi?

“Fin da bambina mi sono sempre divertita ad immaginare storie e creare mondi fantastici da esplorare con la fantasia, quindi in un futuro potrei anche ipotizzare l’idea di scrivere qualche storia, anche se non ho mai studiato o seguito corsi di scrittura, quindi avrei molto da imparare.

Da adolescente la mia creatività è stata principalmente concentrata sulla musica. Ho imparato da piccola a suonare il pianoforte. L’animo ribelle dell’età mi ha poi portato ad imparare altri strumenti e a suonare con varie band rock ed heavy metal.

Completati gli studi al Liceo avrei voluto studiare architettura, ma la mia vita ha preso altre strade, così ho iniziato a lavorare. Solo anni dopo, da adulta, ho riscoperto la passione per l’arte visiva e per la cartografia, che grazie a un corso serale triennale di illustrazione, e molto impegno, sono riuscita a trasformare in una professione.

Mi piace il giardinaggio e la cucina, che mi danno la possibilità di creare con l’utilizzo delle mani e della mente. In futuro mi piacerebbe poter sperimentare anche con la scultura.”.

La cartografia si occupa della rappresentazione stilizzata del mondo reale mentre nelle sue opere la rappresentazione è quella di mondi fantastici. Se avesse carta bianca e le sue mappe al contrario servissero da base per la creazione magica di un mondo ideale, come lo rappresenterebbe?

“Credo che la cosa più complessa non sia creare nuovi mondi, ma riuscire a delineare un unico mondo che sia credibile e vivo. È facile trovare idee e spunti interessanti, ma è complesso decidere quali concetti scartare, quali evolvere e quali scegliere.

Apprezzo davvero il lavoro, la costanza, passione e rigore mentale che scrittori e designer mettono nella creazione dei loro mondi fantastici; per questo faccio sempre del mio meglio per rappresentarli con rispetto e al meglio delle mie capacità.

Ho la fortuna di poter viaggiare ogni giorno in mondi immaginari differenti, quindi come un vero viandante che visita luoghi magici è difficile pensare di fermarsi in un solo posto e non proseguire all’avventura verso nuove scoperte.

Se invece questo mondo ideale dovesse diventare il mondo in cui tutti noi viviamo quotidianamente, vorrei che ci fosse più comprensione ed empatia. Più tempo per ognuno di noi di imparare a conoscere prima noi stessi e poi gli altri, perché nel rispetto e conoscenza di chi è diverso da noi si può davvero scoprire l’inaspettato e crescere personalmente e come civiltà.”.

Un’ultima curiosità: i simboli rappresentati all’interno della rosa dei venti che appare come suo logo, hanno una particolare lettura o un significato criptico?

“Il simbolo che appare all’interno della rosa dei venti è un rimando alla sigla con cui firmo i miei lavori. Una F e una B specchiata, intersecate da una freccia che vuole ricordare un marcatore, ma anche indicare la via verso nuove avventure e orizzonti da esplorare.”.

Lasciamo quindi che Francesca Baerald ci indichi la via verso mondi fantastici, anarchici e avventurosi ancora da visitare.

 

immagine per Luca Martusciello
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Luca Martusciello è nato a Roma nel 1966. Laureato in Scienze organizzative e gestionali, da sempre appassionato di fumetti, è anche un vorace fruitore di fantascienza in tutte le sue ramificazioni ed espressioni.

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