Come a voler smentire chi afferma che al Lucca Comics & Games i fumetti siano relegati a un ruolo marginale, nell’edizione appena passata del festival toscano sono state allestite in prestigiosi spazi espositivi molte interessanti mostre che hanno impreziosito la kermesse. Alcune di queste erano gratuite e quindi liberamente visitabili anche da chi non aveva acquistato il biglietto della manifestazione.
Ci riferiamo alle esposizioni dedicate all‘Eternauta, a Tex, alle opere di Grazia la Padula, a Kevin Eastman e alle sue Tartarughe Ninja, al mondo di Warhammer, a Rébecca Dautremer e al suo studio d’artista, a Tetsuo Hara, alla mostra L’Exagone, dedicata ai dodici maggiori artisti delle bande dessinée francesi tra cui Moebius, Georges Wolinski, Philippe Druillet (di quest’ultimo ne abbiamo già parlato in occasione della sua ammissione nella Hall of Fame statunitense), all’artista Alfred (nome d’arte di Lionel Papagalli, Grenoble 1976) e alla sua trilogia italiana e agli Enfants terribles della nona arte francese.
Girare nelle sale poco affollate e silenziose è stato un momento di distensione dall’allegra confusione del festival, mentre fuori sfilavano processioni di cosplayer e i fan si prodigavano per gli imperdibili firmacopie dei loro idoli.

Tra tutte queste mostre vogliamo soffermarci su una in particolare, quella allestita a Palazzo Guinigi e intitolata L’Eternauta: oltre lo spazio e il tempo, ottimamente curata da Pier Luigi Gaspa.
Qui sono state esposte un centinaio di tavole di questa grande opera dell’Historieta Argentinas, scritta da Héctor Germán Oesterheld e disegnata da Francisco Solano López, pubblicata dal 1957 al 1959 sulla rivista Hora Cero.
Le tavole, presentate in originale, restituiscono appieno la fluidità e il caratteristico segno di López e permettono di apprezzare, grazie allo studio dei pentimenti dell’Autore, dei metodi di inchiostratura e di composizione, la genesi artistica e tecnica di questo fumetto.
Molti di questi particolari non sono per nulla apprezzabili nella grossolana stampa degli anni 1950/1970 e nei vari rimaneggiamenti successivi, volti a trasformare un fumetto, originariamente composto da strisce orizzontali, in un formato verticale.
Le tavole di López appaiono ora meno frettolose, i minuti particolari emergono con chiarezza dal vivo, così come i pazienti tratteggi, coperti completamente dalle sbavature delle prime stampe degli anni ’50 e solo parzialmente recuperate nelle più recenti riedizioni.
La bellezza del disegno di López è adesso innegabile e rende finalmente merito a una storia dal senso profondo, narrata con attenzione da Oesterheld.

La storia si apre con il protagonista, Juan Salvo, che si materializza nello studio di un disegnatore di fumetti a Buenos Aires. Proviene da un futuro alternativo (non preoccupatevi; qui l’inflazionato multiverso non vi infastidirà e l’espediente narrativo sarà solo accennato).
Il suo scopo è di mettere in guardia l’Umanità contro un’invasione aliena che ha distrutto il suo mondo. Il pericolo è arrivato dal cielo, con una nevicata apparentemente innocua, ma che si rivela mortale al contatto.
I sopravvissuti a questa prima piaga devono fronteggiare, malamente organizzati e diretti dalle forze militari, degli enormi scarafaggi, i cascarudos e poi dei giganteschi mostri corazzati, i gurbo. Tutti questi animali sono comandati da alieni, i Mano.
Quando Juan Salvo riesce a catturare uno di questi extraterrestri, si rende conto che anche loro sono asserviti a oscure entità superiori, i Loro, che schiavizzano gli abitanti dei pianeti occupati.
Alcuni degli amici di Juan sono stati catturati e trasformati in burattini manovrati degli alieni, quindi mandati a combattere al loro posto. In un toccante passaggio, uno dei Mano morente confessa tutto il suo rammarico e mette in guardia contro i Loro:
“Sono l’odio… l’odio cosmico. I Loro vogliono per sé l’intero Universo… I Loro ci obbligano a distruggere e a uccidere.”
Juan Salvo manomette uno dei congegni alieni e si ritrova a vagare nel tempo, con il dovere di avvisare i cittadini di Buenos Aires dell’imminente invasione.
Fantascienza? Non solo. Dopo il golpe militare argentino del 1955 che rovesciò il governo di Juan Domingo Perón, si susseguirono in Argentina periodi di buio democratico ed epurazioni dittatoriali solo brevemente intervallate da schiarite democratiche.
Nel 1957 dopo una lotta intestina tra l’ala moderata golpista (se moderati si possono chiamare dei ladri di libertà) e quella più intransigente, prese il potere il generale Pedro Eugenio Aramburu che annullò la Costituzione del 1949 ripristinando quella del 1853. In questo contesto storico vide la luce il 4 settembre 1957, sulle pagine della rivista Hora Cero Semanal, il fumetto El Eternauta.
È quindi facile leggere nel sottotesto una metafora della dittatura che in Argentina si stava radicando con violenza. Il pericolo è inizialmente sottostimato (la neve). Poi il tiranno si impossessa della volontà della maggioranza con la paura e il sospetto, eterodiretto da forze oscure e ancora più potenti.
Tra gli amici non si è più in grado di distinguere chi potrà tradirti o chi ti ha già tradito. L’incompetenza e l’abiezione dei militari trasforma la farsa in tragedia.
Oesterheld aveva intuito che il suo Eternauta aveva ancora un compito da svolgere e, alla fine degli anni ’60, ne scrive una nuova versione che avrebbe dovuto veicolare il messaggio politico in modo ancora più esplicito.
Questa volta ne affida il disegno ad Alberto Breccia (1919-1993), più introspettivo e dallo stile cupo, innovativo ed espressionista. Il fumetto viene pubblicato sulle pagine del settimanale argentino Gente che, sulla copertina del 29 maggio 1969, orgogliosa lo annuncia con una manchette stampata in maiuscolo nero su sfondo giallo: DESDE HOY: EL ETERNAUTA.
Il significato intrinseco del fumetto era sfuggito all’editore di questa rivista generalista e prona al regime. Quando se ne accorse, tentò di sospenderne le uscite, accampando motivi estetici e suffragandoli con la pubblicazione di lettere di protesta sulla cui autenticità si sono sempre nutriti dei dubbi. A Breccia verrebbe contestata “la qualità artistica dei suoi disegni”, la confusione e l’ermetismo delle tavole.
L’assurda scusa dell’incomprensibilità dell’opera nasconde l’evidente imbarazzo dell’editore che troppo tardi si accorse di aver pubblicato nel suo giornale una storia che parla di invasione, di massacri, di tradimenti e di spersonalizzazione delle masse. Oesterheld si rifiuta di lasciare a metà la storia, ma si affretta a concluderla.
Le ultime puntate sono zeppe di didascalie: un muro di testo che strizza i disegni di Breccia, relegandoli a semplici decorazioni di contorno.
Oesterheld termina il lavoro senza capitolare, scrivendo tutto quello che voleva dire in una sfrenata corsa contro il tempo, rendendo stavolta palese il sottotesto di ribellione, pur dovendo ricorrere al sotterfugio della logorrea, ignorando completamente, per forza di cose, il precetto cardine del romanziere di successo: Show, don’t tell!.
Le pagine prima occupate dall’Eternauta su Gente potranno essere più disciplinatamente riempite da interviste a starlette, foto di famiglia di divi televisivi e agiografie di dittatori.
È proprio questa versione de L’Eternauta a uscire in Italia per prima, sulla storica rivista Linus nel giugno 1972, divisa in 3 puntate a partire dal numero 87. Il sottotesto del fumetto doveva essere sfuggito anche al direttore della testata “degli intellettuali di sinistra”, Oreste del Buono, che nel sommario lo introduce brevemente, concedendo i dovuti crediti a Breccia, ma dimenticando completamente di menzionare Oesterheld.
Nell’interessante conferenza intitolata Nona Arte e dittature, da L’Eternauta a oggi, del 31 ottobre al Lucca Comics & Games, il fumetto è stato riconosciuto essere un potente strumento di denuncia e resistenza, che attraverso la testimonianza mantiene viva la memoria.
L’Eternauta assolve appieno a questa funzione e, seppure espresse con metafore fantascientifiche, i concetti rimangono chiari: i totalitarismi ci mettono gli uni contro gli altri e la resistenza quindi deve fondarsi sulla collaborazione.
La depersonalizzazione delle azioni è l’alibi dei solerti carnefici che si nascondono dietro il mantra della cieca obbedienza agli ordini.
La memoria è e deve essere un argine contro la banalità del male.

Nel 1976 López e Oesterheld, che nel frattempo era entrato in clandestinità, iniziano a realizzare il seguito de L’Eternauta: una storia ancora più cupa, disperata e politicamente esplicita, ma con molte incertezze e ingenuità.
Viene pubblicata sulla rivista argentina Skorpio, a partire dal suo supplemento n. 2, Libro de oro Skorpio, uscito in edicola nel dicembre del 1976.
La storia traballa in alcuni punti e perde quell’aurea di verosimiglianza che era il punto di forza della prima serie degli anni ’50 e che rafforzava l’immedesimazione del lettore nel dramma del protagonista. La seconda serie sembra quasi una versione a fumetti del romanzo La macchina del tempo di H. G. Wells.
Lo stesso López confessa di avere dubbi sulla completa paternità della sceneggiatura, sospettando che sia stata completata da altri e che alcuni passaggi finali nascondano, in realtà, dei messaggi in codice rivolti a qualcuno.
Nella storia, comunque, emerge chiaramente la critica politica contro gli USA che non si opposero alle epurazioni di Jorge Rafael Videla che prese con violenza il potere nel maggio del 1976.
Il 16 settembre dello stesso anno si inaugurava a Francoforte la Fiera internazionale del libro (Buchmesse) che per la prima volta presentava come argomento focale degli incontri la letteratura latinoamericana.
Apriva la kermesse il ministro tedesco per la cooperazione economica Egon Bahr che, con lungimiranza, evidenziava come le dittature sudamericane soffocassero con il terrore, l’esilio e la persecuzione la libertà d’espressione degli scrittori.
Interveniva l’allora semisconosciuto Mario Vargas Llosa, presidente del PEN Club internazionale (Poets, Essayists, Novelists), che confermava le preoccupazioni del ministro, affermando tuttavia:
“…né le dittature, né l’ingiustizia e l’arretratezza hanno potuto impedire allo spirito creativo di esprimersi in opere che hanno arricchito il nostro tempo, attraverso le quali si sono pronuncite le masse popolari altrimenti condannate al silenzio…”
Quasi a voler smentire queste parole, la stessa notte il regime golpista argentino diede avvio alla tragica operazione, nota come la Notte delle matite spezzate, reprimendo il dissenso studentesco e avviando lo sterminio dei giovani dissidenti o presunti tali.
I giornali italiani ignorarono l’evento, forse troppo presi dallo scandalo Lockheed e dal terremoto del Friuli che monopolizzavano l’informazione, anche se nulla avrebbe giustificato l’ignavia occidentale che perdurò negli anni successivi.
In Italia l’11 luglio 1977 uscì finalmente, sul numero 117 della rivista Lanciostory, la prima puntata dell’Eternauta nella versione originale di López del 1957/59.
Le tavole rimaneggiate e malamente riprodotte, dovevano sgomitare per farsi spazio tra le serie western Sunday e Laggiù nell’Ovest. Diffuse nell’aria estiva dai Juke Box spopolavano le canzoni Ti amo di Umberto Tozzi e Solo tu dei Matia Bazar; non eravamo una nazione spensierata, ma in quegli anni di piombo fingevamo leggerezza.
Non immaginavamo neanche il messaggio agghiacciante contenuto nella storia scritta da Héctor Oesterheld che, preveggente, o forse semplicemente attento ai segnali, avvertiva il lettore del baratro in cui l’Argentina stava precipitando.

Nel 1978 i Campionati mondiali di calcio si svolsero in Argentina; il 24 giugno, quando la nazionale di calcio azzurra scese in campo sorridente contro il Brasile nello Estadio Monumental di Buenos Aires, non sapeva, o fece finta di non sapere, che lì vicino erano attivi almeno sette centri di detenzione illegali, teatri delle efferate uccisioni, torture e più crudeli nefandezze di Videla.
In uno di questi mattatoi, con buona probabilità, fu imprigionato lo stesso Oesterheld, desaparecido quello stesso anno e poi assassinato, seguendo la stessa sorte delle sue quattro figlie, rapite e uccise due anni prima.
Oesterheld, come il suo Eternauta, aveva scelto di non voltarsi dall’altra parte e di combattere la tirannia con i ribelli Monteneros, pagando con la vita il suo impegno.

Goffredo Fofi, in un’introduzione a una delle edizioni rilegate dell’Eternauta, associa il protagonista all’Ebreo errante di Eugène Sue ma, se proprio dobbiamo fare parallelismi, la storia di Juan Salvo ci ricorda quella di Cassandra, l’unica a vedere la verità nascosta dietro all’inganno e destinata a non essere creduta.
La chiave di lettura è l’importanza della memoria, unico strumento che ci permette di capire in anticipo i pericoli e le menzogne permettendoci di non ripetere gli stessi errori. L’oblio è il pericolo vero.
Dimenticare, sottovalutare, trascurare, così come è stata volutamente dimenticata in Argentina una fetta di Storia: con la Legge del punto finale, nel 1986 si è tentato di stendere una mano di bianchetto sui crimini della dittatura con la scusa della pacificazione nazionale.
Basti pensare che Videla, dopo essere stato condannato all’ergastolo, fu amnistiato nel 1990 e solo grazie alla caparbietà dalle Madres de Plaza de Mayo, nuovamente arrestato nel 1998. La memoria viene oggi pervicacemente mantenuta viva dalle madri argentine, nel frattempo diventate nonne (abuelas) che si oppongono all’oblio dei crimini.
Lo stesso tentativo di tabula rasa del passato si è ripetuto spesso: anche in Italia nel 1946 Togliatti emanò la famigerata amnistia che azzerò gran parte delle responsabilità dei criminali liberticidi del ventennio fascista e senza un Eternauta che ci ricordi il passato, potremmo non accorgerci della ciclicità della Storia.
Abbiamo volutamente tenuto fuori da questa chiacchierata i seguiti più o meno rimaneggiati de L’Eternauta che ha continuato a navigare nel tempo e nello spazio grazie ai disegni di López e dei suoi collaboratori e ai testi di vari sceneggiatori, anche dopo la scomparsa di Oesterheld, fino al 2006. La storia però aveva già da tempo perso il suo carattere distintivo e il suo compito di denuncia.
Menzioniamo inoltre, la serie televisiva Netflix del 2025 L’Eternauta, nella quale non troviamo traccia del messaggio politico e sociale di Oesterheld.
Tuttavia, se proprio dobbiamo riconoscere un merito a questa serie argentina, è quello di aver riacceso l’attenzione su un periodo storico scomodo per gli argentini e di costituire un pretesto per le Abuelas de Plaza de Mayo per chiedere a gran voce notizie sulla sorte dei due nipoti di Oesterheld, sicuramente adottati illegalmente da famiglie apparentate con la dittatura.
La campagna mediatica parallela delle abuelas ha moltiplicato di sei volte il numero di contatti da parte di persone che, dubbiose circa la loro origine, cercano l’aiuto dell’associazione per ottenere la verità sulla loro adozione.
Verità che Elsa Sánchez, moglie di Héctor Oesterheld e madre delle sue quattro figlie desaparecidas, non è riuscita a conoscere, essendosi spenta questa estate all’età di 90 anni, fino all’ultimo, caparbiamente, alla ricerca dei nipoti rapiti.

Qualche info sulle citate mostre
L’Eternauta: oltre lo spazio e il tempo
- a cura di Pier Luigi Gaspa
- 18 ottobre 2025 – 2 novembre 2025
- Lucca Comics & Games, Palazzo Guinigi
Conferenza: Nona Arte e dittature, da L’Eternauta a oggi
- con Pier Luigi Gaspa (curatore della mostra), Oscar Grillo, Ariel Olivetti, Prof Giuseppe Martinico (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Prof. Filippo Fontanelli (Università di Edimburgo)
- 31 ottobre 2025
- Lucca Comics & Games, Cappella Guinigi
Luca Martusciello è nato a Roma nel 1966. Laureato in Scienze organizzative e gestionali, da sempre appassionato di fumetti, è anche un vorace fruitore di fantascienza in tutte le sue ramificazioni ed espressioni.







