Zerocalcare può. Macerie prime-sei mesi dopo. Relazioni umane e questioni etiche in un fumetto

Conosciamo molti modi di raccontare una storia e tanti registri per scrivere e disegnare un romanzo corale. Zerocalcare (pseudonimo di Michele Rech, Arezzo, 1983 + info) per narrarci la vita italiana di un gruppo di trentenni in Macerie prime-sei mesi dopo (Bao Publishing, 2018) sceglie una via tortuosa, da romanzo psicologico, alternata a scossoni emotivi carichi di significato, anche se sempre lontana dall’elencare fatti, cronologie e storie del singolo personaggio già presentato nel volume Macerie prime (2017). Ciò che realmente fa è assemblare istantanee, riflessioni, racconti paralleli e piccoli episodi.

immagine per Zerocalcare
Zerocalcare. Macerie prime-sei mesi dopo

Questa seconda parte di una storia avviata va piuttosto alla ricerca di un sentimento generale che riassuma il senso della vita delle giovani generazioni, anzicché essere una narrazione finalizzata al personaggio o alla ricostruzione di una storia esclusivamente italiana. Ne risulta un ritratto volutamente sfocato, aritmico, perfino parziale, ma mai incompleto; già dalla prima lettura ci si accorge che non sarà possibile approcciarsi con il protagonista se non si attraversano anche i suoi mostri. Non si potranno comprendere le ragioni di personaggi teneri come il Secco, anche se l’amica Sara esclusa dall’insegnamento vive una frustrazione che molti hanno sperimentato.

Ecco, ciò che davvero cattura è il tentativo di offrirci una chiave di lettura eccentrica, in qualche modo spostata verso il lettore che viene preso e portato in questo racconto italiano che non ha niente di veramente eroico o speciale.

Un racconto che contrasta col bisogno di prendere una posizione politica definitiva e convincente, che ci impone di non capire i come e i perché e che con uno specchio ci chiede di approfondire chi siamo, quanto siamo cambiati e se c’è in noi qualcosa del geniale che ci riconoscevamo da bambini, ma che oggi è inespresso.

Il risultato qui è più sottile: si tratta di un’incursione sentita, tenera e spesso addolorata di una storia di amicizia, di inadeguatezza, di precarietà economiche ed emotive e del tempo storico nel quale viviamo e, lungi dall’essere un limite per la nostra identificazione e coinvolgimento, questo è uno degli aspetti qualificanti dell’opera. Tant’è vero che la raccolta di storie e di personaggi che abbiamo conosciuto nel primo volume, pur essendo il centro dell’attenzione, non costituiscono il focus di queste pagine.

Alla fine, ciò che si legge con trasporto non è in realtà un romanzo corale, ma un diario intimo che si genera intorno alle relazioni. È come se la questione etica fosse la vera sfida. Il vessillo da portare in battaglia e la nota cristallina verso la quale indirizzare lo sguardo di questi giorni.

Giorni nei quali vediamo quanto sia ormai scomparsa la felicità, l’illusione dell’ideologia e la possibilità che la storia continui ad essere quella che nata in Europa, non è più in grado di parlarci di universalità. Relazioni e modi di confrontarsi con l’altro che – a qualsiasi fascia d’età si faccia parte – sono ormai abbozzate, spesso malate e in sostanza sconosciute.

 

Quella dell’alter ego Calcà oltre ad essere il fulcro attorno al quale si muove la storia, è il centro di riflessioni che inevitabilmente accarezzano la questione della crisi economica, dell’ambizione e del lavoro retribuito. Calcà risulta sempre inadatto, lontano dall’ambizione al fare famiglia, consapevole di essere l’artefice di crolli emotivi e sensi di colpa indimenticabili ma anche distratto da un continuo inseguire felicità irraggiungibili. Ne esce la figura di un fumettista che in un momento di onestà, racconta apertamente alcuni segreti del mestiere.

Il segno è quello di Zerocalcare, ma i tagli e le ambientazioni sanno essere eleganti oltre che funzionali.

Una dimensione di piani logici paralleli che l’autore ci ha già presentato in passato e che qui è gustoso come una chiacchierata con un amico che non vedevi da circa sei mesi.

Matilde Puleo

Matilde Puleo

Matilde Puleo è storica e critica d’arte, curatrice, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore e scrive regolarmente di arti visive e cultura. Collaboratrice di alcune gallerie private e istituzioni museali, nel 2006 ha istituito un’associazione culturale (www.megamega.it) per la quale ha curato la direzione artistica promuovendo progetti d’arte in spazi pubblici. Dal 2008 al 2014 è Indipendent Curator con “Mushroom – germinazioni d’arte contemporanea”; “Marker- evidenziare artisti emergenti” (edizione 2009); “Contrasted-opposti itinerari” (2010) e PP-percorsi personali (2011), progetti sostenuti da TRART (Regione Toscana), per uno spazio espositivo del Comune di Arezzo, nel quale ha promosso l’attività formativo-espositiva dei giovani artisti del territorio. Ha scritto numerosi testi per libri e cataloghi ed ha collaborato con l’Università degli studi di Siena, per l’insegnamento di storia dell’arte contemporanea. Dal 2002 è giornalista per la rivista cartacea Espoarte e collaboratrice free-lance per alcune riviste on-line. Dal 2011 al 2014 ha organizzato progetti speciali (patrocinati dalla Regione Toscana), finalizzati alla realizzazione di workshop, mostre ed eventi dal vivo, performance e ricerca video. E' stata ed è divulgatrice anche attraverso seminari, workshop e conversazioni. Attualmente cerca di mantenere un orizzonte ampio di scrittrice, studiosa e autrice di progetti nei quali intrecciare filosofia, illustrazione, danza, teatro e formazione. La tendenza è quella di portare avanti l’approfondimento e l’articolazione del pensiero come fari con i quali sviluppare la necessaria capacità d’osservazione e di lettura del mondo.

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