Giorno 3: corpi, parole, sparizioni
La terza giornata per me inizia con Piano-Forte di Roberto Tedesco per COB Compagnia Opus Ballet, a Casa Teatro Ragazzi e Giovani.
Venti minuti costruiti sui Notturni di Chopin, in cui due corpi, Matheus De Oliveira Alves e Ginevra Gioli, esplorano la polarità come condizione necessaria della relazione: presenza e assenza, tensione e abbandono, silenzio che diventa suono, fragilità che diventa forza.
Tedesco, cresciuto tra Aterballetto e i palcoscenici internazionali, è tra i coreografi under 35 più premiati del momento (Danza&Danza 2023, Città di Foligno 2024): un altro tassello di quella generazione che sta ridisegnando il vocabolario della nuova danza d’autore italiana.
In serata, al Teatro Astra, Abracadabra di CollettivO CineticO, nella versione in lingua italiana (repliche in inglese il giorno dopo) con un avviso in apertura di libretto che vale la pena riportare, perché dice già molto del tipo di esperienza a cui si va incontro: “luci pulsanti e volumi intensi, possibile presenza di un animale in scena ”…una gallina, per la precisione, lo scopriremo poi dal vivo.
Merita un focus a parte, perché è forse il lavoro più compiuto, in questa edizione, nel far collidere danza e teatro. Firmato, scritto e interpretato da Francesca Pennini, che dirige il collettivo dal 2007, Abracadabra nasce da un esperimento reale della coreografa: centotrenta giorni di sparizione volontaria.
Da lì si sviluppa uno spettacolo di 75 minuti costruito su un lavoro finissimo di lip sync e teatralità, in cui la parola, molta, densa, essenziale, diventa materia coreografica quanto il movimento.
È uno spettacolo sulla magia, sulla verità, sull’immaginazione: un corpo fatto a pezzi e ricomposto, come nei numeri di illusionismo in cui una donna viene “segata” in due, ma qui la sparizione è reale quanto la sua messa in scena, e mette in discussione la natura stessa della realtà nel punto esatto in cui si toccano malattia e follia.
Il risultato? Una valanga di emozioni e sensazioni, un continuo scambio con il pubblico che in apertura viene invitato a fare un gioco, ad una sorta di meditazione, soffermandosi sulle piccole sensazioni che compongono la nostra vita, dai piedi nudi sull’erba alla pelle d’oca, a molte altre sensazioni, inspirare espirare, dentro e fuori.
Un racconto di sé un fiume di informazioni e di parole che tengono agganciati e non spaventano, un’ora e venti di performance con il fiato sospeso e il cuore pieno.
La cosa che mi ha più impressionata è stato il lip sync perfetto: ho incontrato Francesca il giorno dopo per chiederle quale fosse il segreto di questo lavoro e come facesse a ricordare.
Per inciso: la versione tradotta in inglese è stata preparata in soli quattro giorni! “È che diventa quasi catartico, risponde, come un mantra, da ripetere camminando, nella quotidianità delle giornate. Una forma di recitazione che presta attenzione a pause, inflessioni, sospiri”. Incredibile.
CollettivO CineticO, fondato nel 2007 e capace nel tempo di coinvolgere oltre cinquanta artisti da discipline diverse, ha prodotto 68 creazioni ricevendo un palmarès che va dal Premio Rete Critica 2014 al Premio UBU 2017 come Miglior Spettacolo di Danza, fino al Grand-Prix per la miglior performance al Festival MESS di Sarajevo con Sylphidarium; Pennini stessa, oltre a insegnare in istituzioni come l’Accademia di Belle Arti di Roma, Brera e il DAMS di Bologna, ha vinto nel 2023 il Premio Ada D’Adamo per la ricerca e l’inclusività e nel 2024 il premio Arte: Sostantivo Femminile.
Con Abracadabra restituisce un lavoro che affida letteralmente allo spettatore il compito di tenere in vita l’incantesimo — di non farlo, dice Pennini, “andare in fumo”.
Giorno 4: la chiusura tra Moncalieri e Venaria
L’ultima giornata, dopo il panel Rigenerazione umana alle OGR e le repliche conclusive di Le Palestriti e Abracadabra (versione inglese), ha visto alle Fonderie Limone Panoramic Banana. Album degli abitanti del Nuovo Mondo di Michele Di Stefano per mk, il progetto che dal 2000 fa capo — insieme a Kinkaleri e Le Supplici — alla sigla KLm.

È un catalogo di suoni, danze e immagini ambientato in un resort ai confini del mondo, che mette in scena con ironia feroce l’incontro impossibile tra sguardo turistico ed esotismo, tra carnefici e vittime di un “pensiero selvaggio” ormai dimenticato dall’intrattenimento contemporaneo.
La colonna sonora firmata The Creatures con un modular system live di Biagio Caravano, intreccia la club music con paesaggi acquatici e tropicali: uno dei segnali più chiari, in questa edizione, di quanto la nuova coreografia italiana dialoghi ormai apertamente con linguaggi musicali da dancefloor, non solo da sala da concerto.
Di Stefano, Leone d’argento alla Biennale di Venezia nel 2014, firma qui una delle produzioni più mature della sua ricerca sul movimento come sistema dinamico e campo percettivo.
A chiudere la manifestazione, la Reggia di Venaria: prima Il secondo paradosso di Zenone di Elisabetta Consonni, interpretato da Daniele Pennati nei panni di un astronauta tra gli spazi suggestivi della Galleria Grande della Reggia, poi, alle 19.30, il ritorno di Cosmorama di Nicola Galli per TIR Danza.


È una performance itinerante pensata per spazi aperti e naturali, in cui due corpi, lo stesso Galli e Rafael Candela, attraversano il paesaggio in una pratica mimetica di esplorazione e mappatura, rovesciando la gerarchia dello sguardo per restituire la danza come fenomeno del mondo prima ancora che dello spettacolo.
Vederlo nella cornice barocca della Reggia sabauda è forse la sintesi più chiara del titolo scelto per questa edizione, “coreografie del possibile”.
Con la tappa piemontese si chiude un decennio di NID Platform e si apre il passaggio di testimone alla Regione Lazio, che ospiterà l’edizione 2027 a Roma in tarda primavera, date e cartellone ancora da annunciare.
Conclusione (anche questa strettamente personale)
Non sono entrata a NID con gli strumenti di una critica di danza, né con la pretesa di dare giudizi. Ho guardato, ascoltato, mi sono emozionata, a volte mi sono annoiata, incupita, altre volte sono rimasta senza parole.
Ho fatto domande. Ho conosciuto persone. E ho capito che il valore di una piattaforma come NID non sta soltanto nei titoli presentati. Sta nel fatto che mette in relazione un settore, rende visibili percorsi che normalmente restano separati e crea occasioni perché un lavoro possa continuare a vivere dopo il debutto.
“Coreografie del possibile” mi sembra un titolo molto più ampio di quanto avessi pensato all’inizio.
Possibile è il luogo in cui una danza può accadere.
Possibile è una compagnia che trova una forma nuova per organizzarsi.
Possibile è un danzatore che continua a trovare un posto anche quando il corpo cambia. Possibile è una comunità che scopre di poter parlare attraverso il movimento.
Possibile, forse, è anche quello che è successo a me: arrivare pensando di essere un’outsider e tornare a casa con la sensazione di aver trovato un pezzo di mondo in cui riconoscermi.
NID mi ha dato molto per il livello delle opere viste, certo. Ma soprattutto per quello che mi ha restituito ogni singola voce incontrata.
Casertana di origine, torinese di adozione, mi occupo di progettazione e gestione di partnership strategiche in ambito culturale e sociale, con particolare attenzione alla sostenibilità. Laureata in Comunicazione istituzionale e con una formazione executive in cultura enogastronomica e marketing, ho maturato oltre 15 anni di esperienza in realtà come Slow Food e Gambero Rosso. Oggi sono partnership manager di WAMI (water with a mission) e collaboro con organizzazioni e realtà benefit come Almare ets e Itinerari Paralleli ets. Nel 2025 conseguo il titolo di Green Coordinator per gli enti culturali. Sono tra le curatrici di Chimera Fest, festival di arti miste oggi alla sua seconda edizione (Casertavecchia, CE). Sono appassionata di musica, danza e arte contemporanea in tutte le sue forme; ho scritto in passato sul portale MutecLab.it e sulla rivista musicale Freak out magazine. Nella mia storia anche l’organizzazione di Carpisa Neapolis Festival edizione 2005 (con Kraftwerk, Kasabian, LCD Soundsystem, Nick Cave e ToriAmos) e Kaleidoscope Festival 2006, festival di arti elettroniche audiovisive con Matmos, Zeena Parkins, Barbara Morgenstern.













