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Tre performance di Danza Urbana fra il Parco del Valentino e Lavanderia a Vapore

Queste tre performance sono accumunate da un elemento: parlano di danza urbana, di danza fuori dai teatri e dalle scene. L’obiettivo di questi performer e artisti, artiste è di avvicinare la danza al pubblico e attualizzarla nei linguaggi della contemporaneità, in altri luoghi e in altri spazi.

Da un quesito a metà tra ironia e sfida sui nuovi format digitali di spettacolarizzazione (Santamaria), passando da urban dance e parkour, esplorando le relazioni tra i corpi e tra i corpi e lo spazio (RIART), fino a mettere in scena il quotidiano e la vita come percorso e come cammino (Gallicchio).

Good Vibes Only (beta test) 

L’annuncio iniziale: “non mettete via i cellulari, anzi, ogni forma di interazione è gradita per questo spettacolo”. Good Vibes Only (beta test) è una coreografia satirica e lucida che prende in prestito la struttura del free trial, la prova gratuita con scadenza, per mettere in luce un fenomeno del nostro tempo: lo scrolling, il continuo e veloce passaggio da un contenuto video ad un altro, da un trand ad un altro.

immagine per rancesca Santamaria_GOOD VIBES ONLY (BETA TEST)_ photo by Stefano Scheda
Francesca Santamaria Good Vibes Only (beta test) photo by Stefano Scheda

Francesca Santamaria riproduce con precisione questo balletto “virale” ispirandosi alle coreografie e ai lip sync noti su TikTok e altre piattaforme. Il progetto nasce nel 2022, l’anno in cui Santamaria scarica TikTok. «Quando ho iniziato a vedere su TikTok così tanto movimento codificato e replicato, qualcosa si è acceso in me», ha raccontato in un’intervista.

I balletti diventati tormentoni da milioni di follower, replicati da corpi anonimi in tutto il mondo vengono estratti dalla piattaforma, inseriti nell’archivio, tradotti in pratica performativa.

Ciò che appare leggero o “di consumo” diventa materiale trasformativo: sposta dall’uso rapido del social a una durata critica diversa, e in quella durata emergono le dinamiche di esposizione di sé, la logica della visibilità, il mercato del corpo.

Lo spazio scenico minimale è ispirato ai social: il palco come schermo, la performer come contenuto. Una voce fuoricampo indica quale coreografia riproporre. L’azione procede per accumulo e crescendo, la stessa logica che guida la produzione artistica sui social, fino al finale: Santamaria nostra un QR code sulla sua maglietta, e il pubblico può interagire, lasciare una mancia, sostenere cause solidali.

Santamaria è un’artista emergente: di Roma, nel 2022 entra nell’Incubatore per futuri coreografi CIMD di Milano, ed è lì che il progetto Good Vibes Only prende forma come macroprogetto articolato in più capitoli: il primo, beta test, viene coprodotto da MILANoLTRE, Più che Danza e FDE Festival Danza Estate. Il secondo, the great effort, debutta a Romaeuropa nel 2025.

C’è un coraggio non banale in questo lavoro: ammettere, ironia compresa, che la danza contemporanea come noi la apprezziamo non è più in grado di parlare a un pubblico vasto e le forme artistiche che catturano l’attenzione oggi trasmettono sensazioni positive e superficiali.

Il risultato è uno spettacolo che funziona su due registri contemporaneamente: è divertente — il pubblico ride, riconosce, si diverte — e è scomodo. Come ogni buona satira, lascia un retrogusto amaro.

  • Concept e performance: Francesca Santamaria.
  • Collaborazione drammaturgica: Pietro Angelini.
  • Sound design: Ramingo.
  • Voce: Michela De Rossi.
  • Movement coaching: Beatrice Pozzi.
  • Occhio esterno: Daniele Ninarello.
  • Costume: Elena Luca. Software engineering: Nazario Santamaria, Lorenzo Augelli.
  • Produzione esecutiva: CODEDUOMO ETS.
  • Coproduzione: FDE Festival Danza Estate, MILANoLTRE Festival, Festival Più che Danza.
  • In collaborazione con TIR Danza.
  • Prima regionale.

Los Invisible

La performance si svolge nel Parco del Valentino, sul prato, il pubblico disposto in cerchio a formare una scena, tra i dislivelli e i cespugli d’erba. Un corpo entra in scena, quello di Rafa Arenas, che insieme Idoia Rodriguez ha fondato RIART Dance Company di Pamplona.

immagine per Riart Company Los Invisible
Riart Company Los Invisible

Los Invisible arriva a Interplay in prima nazionale dopo l’esordio al Kultur Festival di Elizondo, in Navarra. La compagnia era già stata a Torino l’anno scorso con Derive, questo è un lavoro nuovo, più intimo e formalmente più maturo.

RIART nasce dalla convergenza di due percorsi complementari.

Rafa Arenas, nato a Bogotà nel 1996 e cresciuto artisticamente in Navarra, ha danzato con ERTZA del Paese Basco, giò in tournée in Colombia, Italia, Danimarca, Francia e Portogallo, e ha ricevuto due candidature ai Premi MAX 2022 come miglior interprete maschile di danza.

Idoia Rodríguez, nata a Pamplona nel 1996, è una delle danzatrici freestyle di danza urbana più riconosciute di Spagna: titoli in Battle des Festayres in Francia, Break On Stage a Bilbao, Vegas Rock a Granada.

Formazione autodidatta, linguaggio originalissimo. Quello che li unisce è l’interesse per ciò che succede quando discipline diverse si contaminano: danza urbana, danza contemporanea, parkour. Il parkour, l’arte di attraversare lo spazio urbano superando ostacoli, non è per RIART un repertorio di acrobazie da inserire nello spettacolo, ma una filosofia del corpo: il movimento come scoperta del proprio peso, dei propri limiti, della propria relazione con l’ambiente.

È questa radice che si sente in Los Invisible. La performance, infatti, esplora ciò che non si vede ma è costantemente presente: le tensioni fra i corpi, la gravità, quegli impulsi invisibili che muovono i movimenti. Il linguaggio coreografico è fondato sull’ascolto, la prossimità, il peso e il contatto. I gesti sono lenti, pensati, i due corpi lasciano tra loro spazi e silenzi.

La scelta del Parco del Valentino non è uno spazio neutro. La natura che circonda amplifica la dimensione dell’invisibile: i dislivelli del suolo, la luce (sole e ombra, i suoni dell’ambiente (passa un elicottero sopra le nostre teste e il suono si integra perfettamente nell’opera).

Il lavoro site-specific si integra con lo spazio invece di occuparlo. I due performer conducono lo spettatore in un viaggio intimo dove il movimento diventa strumento per rivelare le forze che guidano azioni, legami e modi di stare insieme.

Il giorno successivo alla performance, la compagnia ha condotto una Sharing Session al Living Lab sulle colline di Torino, condividendo pratiche di danza urbana con nuove comunità artistiche: un modo di essere nel festival che è anche proposta pedagogica, attenzione al tessuto locale.

Quello che colpisce è che lo spettacolo parla di relazione, attraverso la relazione stessa (tra i due protagonisti, tra i corpi, con la natura) e anche il pubblico lo sa, e non assiste a qualcosa, è dentro qualcosa, si sente parte.

Pubblico composto per la maggior parte di altri ballerini e ballerine; mi sembra di riconoscere infatti qualche elemento di altre compagnie che hanno danzato nei giorni precedenti e il risultato di questo coinvolgimento è aver dato vita, alla fine dello spettacolo, ad una performance condivisa tra tutti, sul palco naturale del Valentino, tra difficilissime figure acrobatiche.

Questa è la danza, passione che unisce, oltre il palco e oltre la scena.

  • Di RIART Dance Company.
  • Coreografia e interpreti: Idoia Rodríguez e Rafa Arenas.
  • Con il supporto coreografico di Tu Hoang.
  • Spettacolo programmato grazie al supporto di Acción Cultural Española (AC/E).
  • In collaborazione con FREE SEED – sconfinamenti – Torino, che Cultura!
  • Prima nazionale.

Pack-Back 

Lo zaino: un oggetto di scena qualsiasi. Marilisa Gallicchio e Alessia Sinato partono da un oggetto quotidiano, lo zaino da viaggio, il compagno di ogni partenza, e lo trasformano nella metafora più semplice e più vera che esiste: la vita come cammino, il cammino come scelta di cosa tenere e cosa lasciare.

immagine per Marilisa Gallicchio e Alessia Sinato, Pack-Back 
Marilisa Gallicchio e Alessia Sinato, Pack-Back 

Pack-Back è un viaggio che termina e ricomincia. Arriva a Interplay in prima nazionale, portato da due performer con un’affinità costruita nel tempo, dentro la stessa compagnia, sulle stesse produzioni.

Marilisa Gallicchio è una danzatrice italiana che ha fatto un percorso molto originale: si è fomata direttamente a Madrid, al Conservatorio María de Ávila, dove incontra Mario Bermúdez Gil, coreografo e co-fondatore di Marcat Dance, e partecipa alla creazione di Preludio. Da lì inizia una collaborazione duratura con la compagnia Marcat Dance, una delle realtà più riconosciute della danza contemporanea spagnola.

Con Marcat ha percorso palcoscenici importanti è stata finalista per due anni consecutivi, nel 2022 e nel 2023, ai Premi Lorca come Miglior Interprete Femminile di Danza Contemporanea.

Pack-Back è il primo lavoro in cui Gallicchio firma la coreografia. Accanto a lei, Alessia Sinato, danzatrice con cui condivide la casa artistica di Marcat. La drammaturgia di Pack-Back è dichiarata già nel titolo: pack, fare lo zaino, caricarsi; back, tornare indietro, ma anche la schiena, il luogo fisico dove si porta il peso.

Le due interpreti sono intrappolate in un ciclo: scoprono che il peso della vita si alleggerisce quando viene condiviso, e che il modo migliore di viaggiare e di vivere è lasciarsi andare, e anche, a volte, appoggiarsi all’altro.

La danza è il viaggio stesso, con le sue partenze, i suoi ritorni, i momenti in cui il peso diventa insostenibile e quelli in cui qualcuno lo prende con te. Lo zaino appare, scompare, cambia mani, cambia peso specifico a seconda di chi lo porta.

I due corpi sul palco hanno una storia comune che si sente e una grande sintonia, e quella storia comune diventa essa stessa contenuto drammaturgico.  Il Parco del Valentino, inoltre, offre una cornice perfetta che amplifica quella dimensione sospesa, di soglia e di cammino.

  • Coreografia: Marilisa Gallicchio.
  • Assistente alla coreografia: Alessia Sinato.
  • Interpreti: Marilisa Gallicchio e Alessia Sinato.
  • Musica originale: Marilisa Gallicchio.
  • Costumi: Marilisa Gallicchio e Alessia Sinato.
  • Prima nazionale.
immagine per Sara Ferraiolo
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Casertana di origine, torinese di adozione, mi occupo di progettazione e gestione di partnership strategiche in ambito culturale e sociale, con particolare attenzione alla sostenibilità. Laureata in Comunicazione istituzionale e con una formazione executive in cultura enogastronomica e marketing, ho maturato oltre 15 anni di esperienza in realtà come Slow Food e Gambero Rosso. Oggi sono partnership manager di WAMI (water with a mission) e collaboro con organizzazioni e realtà benefit come Almare ets e Itinerari Paralleli ets. Nel 2025 conseguo il titolo di Green Coordinator per gli enti culturali. Sono tra le curatrici di Chimera Fest, festival di arti miste oggi alla sua seconda edizione (Casertavecchia, CE). Sono appassionata di musica, danza e arte contemporanea in tutte le sue forme; ho scritto in passato sul portale MutecLab.it e sulla rivista musicale Freak out magazine. Nella mia storia anche l’organizzazione di Carpisa Neapolis Festival edizione 2005 (con Kraftwerk, Kasabian, LCD Soundsystem, Nick Cave e ToriAmos) e Kaleidoscope Festival 2006, festival di arti elettroniche audiovisive con Matmos, Zeena Parkins, Barbara Morgenstern.

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