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La cosmicomica vita di Q. Luca Marinelli porta in scena Calvino

di Sara Ferraiolo

Portare in scena l’universo di Italo Calvino è un’impresa difficile. Farlo scegliendo come guida Q, l’inafferrabile coscienza narrante di Tutte le cosmicomiche, significa confrontarsi con una materia sottile: quella di un “non essere” che pensa e agisce. Con La cosmicomica vita di Q, Luca Marinelli accetta la sfida e la trasforma in un’esperienza teatrale viva e molto poetica.

immagine per La cosmicomica vita di Q - Teatro Stabile di Torino
La cosmicomica vita di Q – Teatro Stabile di Torino. foto Anna Faragona

Lo spettacolo affonda le radici nel progetto che Calvino avviò a metà degli anni Sessanta, affascinato dalle teorie di cosmogonia e cosmologia. Al centro, la tensione tra assenza del corpo e identità, tra “il non essere” e “quel che c’è”.

Il cuore drammaturgico, firmato da Vincenzo Manna, non si limita, però, a adattare Calvino: mescola e riunisce storie e personaggi con naturalezza e costruisce una struttura capace di riempire il vuoto scenico del vuoto cosmico. Ne nasce un testo equilibrato, fedele all’ironia strutturale calviniana ma autonomo, teatrale nel senso più pieno. Sotto la regia di Marinelli e la co-regia di Danilo Capezzani, l’immaginario si fa azione: le parole diventano movimento.

È la notte di Capodanno e il mondo sta per finire. Non con un’esplosione improvvisa, ma come un ciclo che si chiude. Una “famiglia” primordiale, esistente fin dall’era protozoica, sente che è tempo di ricongiungersi.

Sono coscienze antiche, precedenti alla materia, legate solo dalla memoria. Il Decano, primo ad aver compiuto il risveglio, ha ritrovato la consapevolezza della propria origine e ha chiamato a raccolta gli altri. Tutti hanno risposto. Tutti, tranne uno: Qfwfq detto Q.

Q è il testimone che «non è mai morto e c’è sempre stato». Eppure, a ogni passaggio di forma, perde sempre di più la memoria. Q, interpretato dallo stesso Marinelli, nell’incarnazione presente, è lontanissimo da quell’essenza cosmica. È uno spigliato, narcisista presentatore televisivo, volto e voce di un programma grottesco in cui scienziati si sfidano a colpi di boxe per dimostrare la validità delle proprie teorie.

Tra una battuta sarcastica e la pubblicità di prodotti per la derattizzazione, Q sembra perfettamente integrato in un mondo mediatico superficiale e dissacrante. Ma durante una diretta accade qualcosa: il tempo si sospende, una pioggia di stelle cade dall’alto, e per un istante il suo sguardo si svuota e si spalanca, sorpreso. È il primo, doloroso affiorare del ricordo. Il risveglio è lento, Q è incredulo, non sa cosa gli stia succedendo.

Chiuso nella sua casa, si confronta con Chico, una lampada a intelligenza artificiale sorprendentemente empatica, che diventa specchio e guida.

Quando la “famiglia” bussa alla porta, e Chico la sblocca, l’irruzione è insieme comica e commovente: l’identità cosmologica si manifesta, e con essa il regno magico e lunare delle cosmicomiche. Finalmente Q ritorna, ricorda tutto, con curiosità segue l’evolversi degli eventi e, da qui in avanti, entra ed esce da questo universo sdoppiato tra ricordo del passato e presente catastrofico.

La scena riflette questa instabilità: continui slittamenti tra epoche, cambi rapidi e fluidi di scena, un movimento perpetuo in cui un ricordo dissolve nell’altro. Solo Q mantiene un’identità fissa; gli altri interpreti – Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Gabriele Portoghese, Gaia Rinaldi – attraversano più ruoli, accentuando ritmo ed effetto comico in un andirivieni brillante e corale.

Il pubblico viene interpellato, risponde, applaude, diventa parte integrante dell’opera. E gli attori si muovono tra il pubblico con naturalezza, tanto vicini da interagire in un modo particolarmente coinvolgente e emozionante.

La scenografia di Nicolas Bovey è essenziale e gioca solo con pochi elementi. Un grande telo argenteo diventa mare, cielo, crosta terrestre; una gigantesca sfera lunare cala al centro del palco, evocando una Luna ancora vicina alla Terra dove si può salire facilmente, con una scala.

Le musiche originali di Giorgio Poi amplificano il sentimento, per poi dissolversi come i ricordi stessi. Nei momenti di risveglio di Q, il suono sembra rarefarsi insieme al tempo scenico, ad esempio, quando il tempo si ferma durante la diretta televisiva e le stelle dorate cadono dall’alto, la musica interviene quasi come un rallentatore emotivo.

Lo spettatore percepisce il cambiamento prima ancora di comprenderlo razionalmente. Al contrario, nelle scene più corali e coinvolgenti la partitura sostiene il ritmo con discrezione: non invade mai il dialogo, ma ne amplifica l’energia. Attraverso questo gioco di dissoluzioni e rinascite, in scena ma anche nelle parole degli attori, emerge con forza il messaggio filtrato da Calvino.

In un presente precario, segnato da crisi ambientali e ideologiche, la memoria diventa un atto politico. Eppure, accanto alla fine, pulsa l’amore come forza coesiva che attraversa le trasformazioni. Ayl, amore romantico di Q, interpretata dalla stessa compagna dell’attore Alissa Jung, canta e così evoca i suoi ricordi di ere passate quando tutto era materia. Lei non ha mai dimenticato.

Oggi, a distanza di decenni dall’opera di Calvino, quelle stesse pagine risuonano con una forza sorprendente. La fine del mondo non è più soltanto un’ipotesi fantascientifica: è evocata quotidianamente dalla crisi climatica, dal collasso degli ecosistemi. Alla fragilità ambientale si somma la crisi della politica e delle ideologie, l’emergere di nuovi nazionalismi, la chiusura identitaria, la perdita di fiducia nelle istituzioni.

È un mondo che appare sull’orlo del collasso, attraversato da una sensazione diffusa di smarrimento e di perdita di umanità. In questo scenario, la figura di Q, così come la interpreta Luca Marinelli, assume un valore ancora più incisivo.

Q è il testimone eterno, colui che ha visto nascere e dissolversi ere, specie, forme di vita. È l’energia che cambia configurazione ma non si annulla. E soprattutto è la memoria incarnata e la sua amnesia ciclica diventa una potente metafora del nostro presente.

Lo spettacolo insiste su questo punto con lucidità: non c’è catastrofe che non sia già avvenuta, in qualche forma; non c’è fine che non contenga un principio.  Però Q ci ricorda che siamo parte di un ciclo più grande, che siamo energia, e che la memoria è l’unico strumento capace di spezzare la ripetizione degli eventi.

Ricordare le estinzioni, le guerre significa impedire che tornino identici. Così, quando Marinelli ci consegna l’ultima riflessione, la catastrofe si ridimensiona: «Il cambiamento non è la fine del mondo» ma un processo naturale a cui l’universo è avvezzo e che noi abbiamo dimenticato.

Tornare all’essenza vitale, salvare lo spirito di cui il corpo è manifestazione: è questa la speranza che lo spettacolo affida al pubblico, e alle nuove generazioni e che ci lascia, alla fine dello spettacolo, leggeri.

  • Da Tutte le cosmicomiche di Italo Calvino
    drammaturgia Vincenzo Manna
    ideato e diretto da Luca Marinelli co-regia Danilo Capezzani
    con (in ordine alfabetico) Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Luca Marinelli, Gabriele Portoghese, Gaia Rinaldi
  • in scena al Teatro Carignano fino al 22 febbraio 2026
immagine per Sara Ferraiolo
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Casertana di origine, torinese di adozione, mi occupo di progettazione e gestione di partnership strategiche in ambito culturale e sociale, con particolare attenzione alla sostenibilità. Laureata in Comunicazione istituzionale e con una formazione executive in cultura enogastronomica e marketing, ho maturato oltre 15 anni di esperienza in realtà come Slow Food e Gambero Rosso. Oggi sono partnership manager di WAMI (water with a mission) e collaboro con organizzazioni e realtà benefit come Almare ets e Itinerari Paralleli ets. Nel 2025 conseguo il titolo di Green Coordinator per gli enti culturali. Sono tra le curatrici di Chimera Fest, festival di arti miste oggi alla sua seconda edizione (Casertavecchia, CE). Sono appassionata di musica, danza e arte contemporanea in tutte le sue forme; ho scritto in passato sul portale MutecLab.it e sulla rivista musicale Freak out magazine. Nella mia storia anche l’organizzazione di Carpisa Neapolis Festival edizione 2005 (con Kraftwerk, Kasabian, LCD Soundsystem, Nick Cave e ToriAmos) e Kaleidoscope Festival 2006, festival di arti elettroniche audiovisive con Matmos, Zeena Parkins, Barbara Morgenstern.

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