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Last Movement of Hope e Violetto Bellosguardo

di Sara Ferraiolo

Faccio una premessa: Interplay è un festival davvero unico. Non solo perché invita artiste e artisti internazionali e rende accessibile a tutte e tutti la “nicchia” della danza contemporanea, forse la più difficile da comprendere tra le arti performative.

Dietro ogni artista in scena, ogni spettacolo, c’è una trama e un racconto che spesso va oltre la performance stessa. Singoli performers, collettivi, compagnie si alternano sui palchi dei bellissimi luoghi ospiti (Teatro Astra, Lavanderia a Vapore, Casa del Teatro, via Baltea e altri in città) e portano in scena le loro battaglie, che sono le nostre battaglie, gli scenari del contemporaneo, che oggi più che mai sono terribili, e lo fanno utilizzando i corpi e generando visioni, sentimenti, nuovi linguaggi.

La danza riesce ad essere un potente trasmettitore di questi valori perché le emozioni arrivano direttamente sulla pelle, in faccia, spesso come pugni nello stomaco. E quando a danzare sono le nuove generazioni, tutto assume ancora più significato.

Adriano Bolognino, è un giovane napoletano, classe 1995, già premiato come coreografo emergente ai Danza&Danza 2022 e tra i coreografi della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Lui costruisce progetti non singole coreografie: Last Movement of Hope è un’opera a capitoli, ognuno autonomo eppure parte di un viaggio più lungo che attraversa l’esperienza umana, le relazioni, le paure del nostro contemporaneo.

Questo secondo capitolo si chiama Organi. I corpi di Laura Dell’Agnese e Cristina Roggerini, avvolti in seta leggera, si muovono nello spazio come se cercassero il punto esatto in cui un corpo finisce e l’altro comincia. Non c’è competizione, non c’è conflitto dichiarato, c’è dipendenza reciproca.

La scrittura coreografica di Bolognino ha una densità rara: le due interpreti costruiscono un dialogo fisico che è anche un’anatomia emotiva nel continuo alternarsi tra essere soli ed essere in relazione.

immagine per il festival interplay 2026 : Last Movement of Hope: Chapter II: Organi short, Adriano Bolognino con Laura Dell'Agnese e Cristina Roggerini. Foto di Federica Musella
Last Movement of Hope: Chapter II: Organi short, Adriano Bolognino con Laura Dell’Agnese e Cristina Roggerini. Foto di Federica Musella

Vittorio Porcelli, coreografo e ballerino, anche lui giovanissimo, classe 2003, ha fatto il performer per Marina Abramović alla retrospettiva dell’Albertina Modern di Vienna, uno di quei ruoli in cui il corpo è strumento totale.

Da quella scuola, la più esigente che l’arte della performance contemporanea possa offrire, torna in Italia, sostenuto dalla compagnia Equilibrio Dinamico, con un lavoro che porta tutto il contrario: non l’esercizio dell’essenziale, ma l’eccesso.

Il lavoro è Violetto Bellosguardo parte da un archetipo pop perfetto: Violet Beauregarde, la bambina viziata e ingorda di La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl, quella che mastica il chewing gum proibito e si gonfia come un mirtillo fino a diventare una sfera viola rotolante.

Porcelli ne fa una rilettura al maschile e la trasforma in un’indagine sul disagio giovanile e sull’arroganza che nasconde la fragilità. In apertura Vittorio Porcelli sul palco, immobile e al buio, che mastica un chewing gum.

Alle sue spalle un video, divertente a tratti, e disturbante molto. Video e realtà comunicano. Gesti e movimenti lenti si intrecciano in una partitura tragicomica che non sceglie mai tra il ridere e il soffrire.

Il corpo di Porcelli è veicolo di questa ambivalenza: capace di sedurre e allo stesso tempo di creare distacco. Le luci costruiscono un ambiente sospeso tra il viola, il blu, come il suo costume (un body con sopra un bomber e scarpe da ginnastica), tra fantasia e inquietudine.

Sul finire della performance, scandisce un testo in rima – parallelamente compare anche sullo schermo- mentre cammina tra il pubblico generando una palpabile sensazione di imbarazzo generalizzato.

Recita frasi apparentemente senza senso che trasmettono un forte disagio, come un delirio durante un crollo di nervi. Arriva forte il conflitto tra il desiderio essere considerati e visibili ed essere invece ignorati e soli.

Violetto Bellosguardo è un’opera giovane nel senso più preciso: non acerba, ma urgente. È uno spettacolo che conosce il proprio rischio, quello di chi si mette in scena senza rete protettiva, e lo assume fino in fondo. Quindici minuti in cui il disagio di una generazione che affronta i propri eccessi trova una forma, un colore, e una grazia imperfetta.

immagine per Interplay 2026
Violetto Bellosguardo, Vittorio Porcelli/Equilibrio Dinamico

LAST MOVEMENT OF HOPE
Chapter II: Organi _ short > 15’
Coreografia: Adriano Bolognino
Assistente alla coreografia: Rosaria Di Maro
Interpreti: Laura dell’Agnese, Cristina Roggerini

VIOLETTO BELLOSGUARDO > 15’
Vittorio Porcelli / Equilibrio Dinamico (IT)
spettacolo programmato in collaborazione con la Fondazione TRG
Coreografia/Performance: Vittorio Porcelli

immagine per Sara Ferraiolo
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Casertana di origine, torinese di adozione, mi occupo di progettazione e gestione di partnership strategiche in ambito culturale e sociale, con particolare attenzione alla sostenibilità. Laureata in Comunicazione istituzionale e con una formazione executive in cultura enogastronomica e marketing, ho maturato oltre 15 anni di esperienza in realtà come Slow Food e Gambero Rosso. Oggi sono partnership manager di WAMI (water with a mission) e collaboro con organizzazioni e realtà benefit come Almare ets e Itinerari Paralleli ets. Nel 2025 conseguo il titolo di Green Coordinator per gli enti culturali. Sono tra le curatrici di Chimera Fest, festival di arti miste oggi alla sua seconda edizione (Casertavecchia, CE). Sono appassionata di musica, danza e arte contemporanea in tutte le sue forme; ho scritto in passato sul portale MutecLab.it e sulla rivista musicale Freak out magazine. Nella mia storia anche l’organizzazione di Carpisa Neapolis Festival edizione 2005 (con Kraftwerk, Kasabian, LCD Soundsystem, Nick Cave e ToriAmos) e Kaleidoscope Festival 2006, festival di arti elettroniche audiovisive con Matmos, Zeena Parkins, Barbara Morgenstern.

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