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Cani Lunari. Le streghe, i riti arcaici, il femminile

di Sara Ferraiolo

“In ogni popolo primitivo la donna gioca di ingegno, immagina; genera sogni e dei. A giorni è veggente; possiede le ali senza fine del desiderio e del sogno. Per meglio stimare i tempi, osserva il cielo. Ma alla terra non offre meno cuore.”
La Strega, Jules Michelet

Cinque donne vestite di bianco e, prima ancora, un palco su cui giacciono alcuni oggetti inquietanti (corvi imbalsamati, cristalli, pietre). Ridono, mentre il pubblico prende posto.

Cani Lunari, ultima creazione di Francesco Marilungo, prodotta da Körper, Centro Nazionale di Produzione della Danza di Napoli, è un progetto coreografico che si immerge in un immaginario radicato nel femminile arcaico e nei saperi magici. Un’indagine attorno alla figura della strega e della guaritrice: non come stereotipo demonizzato, ma come emblema di un sapere marginale e altro.

immagine per Cani Lunari, di Francesco Marilungo. Interplay 2026
Cani Lunari, di Francesco Marilungo. Interplay 2026
immagine per Cani Lunari, di Francesco Marilungo. Interplay 2026
Cani Lunari, di Francesco Marilungo. Interplay 2026

Lo spettacolo arriva a Interplay 2026 dopo una tournée che dall’estate 2025 ha attraversato l’Italia, portando con sé il peso specifico di un lavoro atteso: il Premio UBU 2024 vinto con Stuporosa aveva posto Marilungo al centro della scena coreutica italiana.

Francesco Marilungo non arriva alla danza per la strada più diretta. Prima studia Ingegneria, poi trascorre un periodo di ricerca al Von Karman Institute di Bruxelles. È solo in un secondo momento che frequenta l’Atelier di Teatrodanza alla Paolo Grassi di Milano, dove dal 2010 entra in contatto con alcuni dei nomi più significativi della scena performativa europea: Julie Anne Stanzak, Masaki Iwana, Yasmine Hugonnet, Jan Fabre, Romeo Castellucci. Negli anni lavora come performer per Enzo Cosimi, Antonio Marras e Alessandro Sciarroni, costruendo un vocabolario che attraversa la performance, la danza e le arti visive.

Poi inizia il percorso autoriale: Paradise, vincitore del bando NEXT 2015/2016, viene selezionato da Anticorpi XL per la Vetrina della Giovane Danza d’Autore. Love Souvenir vince il bando Inteatro Festival e il bando Next 2017/2018. Con Partygirl arriva il Premio Internazionale Prospettiva Danza Teatro 2020. Ogni lavoro aggiunge uno strato alla stessa ossessione dichiarata: il corpo come luogo rituale, il femminile come spazio di una conoscenza altra, sistematicamente repressa perché forte e scomoda.

Stuporosa, prodotto da Körper nel 2024, è il momento in cui questa ricerca trova il suo primo grande riconoscimento pubblico: Premio UBU come miglior spettacolo di danza, candidatura per Vera Di Lecce al miglior progetto sonoro.

Cinque donne vestite di nero che elaborano il lutto attraverso ninna nanne salentine, antiche formule magiche, danze tradizionali.

Cani Lunari è il passo successivo: stesso cast, stessa compagnia, stesso ambito. Nel 2024, prima di mettere mano alla coreografia, Marilungo trascorre mesi in Barbagia, sugli Appennini marchigiani ed emiliani, alle Isole Eolie: raccoglie testimonianze orali, costruisce un archivio che comprende gli atti dei processi per stregoneria del Trecento, studia Ginzburg, De Martino, Michelet. La ricerca etnografica è la struttura portante del lavoro, il motivo per cui ogni gesto sul palco ha un peso specifico che va oltre la coreografia.

Il punto di partenza, che dà il titolo alla performance, è un fenomeno ottico: nei mesi invernali, quando la luna è piena, la sua luce rifratta dai cristalli di ghiaccio nelle alte nubi genera un alone circolare con due bagliori simmetrici ai lati. Questi bagliori vengono chiamati “cani lunari” e la tradizione popolare li leggeva come presagi di tempesta, ma anche come varchi visibili verso l’invisibile. Da quella soglia luminosa Marilungo costruisce un teatro del confine: tra il mondo dei vivi e quello “altro”, attraverso la presenza del femminile e quindi la figura della strega.

Strega non intesa come viaggiatrice tra mondi, ma come luogo di incontro e di passaggio, ed è intorno a questa immagine che lo spettacolo costruisce la sua grammatica. Attraverso danza, musica, voce e pratiche che hanno sapore antico, Cani Lunari costruisce un rito performativo in cui il corpo delle cinque donne sul palco attraversa la trance, l’estasi, la metamorfosi.

Le performer tengono in mano i corvi imbalsamati e li trattano con la naturalezza di chi porta un oggetto qualsiasi. Il movimento si nutre di frammentazioni, gesti arcaici e improvvisi slittamenti verso l’animalesco e l’isteria. In alcuni momenti sembrano possedute. L’isteria, attribuita per secoli esclusivamente al corpo femminile, è il cuore del progetto. Il vocabolario coreografico di Marilungo lavora per accumulazione e sottrazione, oscillando continuamente tra rito e finzione, magia e gioco teatrale. Non c’è sacralità imposta: le streghe di Marilungo ridono, si distraggono, si perdono nei propri gesti come se fossero già altrove.

È questa leggerezza a rendere il lavoro credibile e a tratti disturbante e nevrotico. Se c’è una presenza che trasforma Cani Lunari da spettacolo di danza in qualcosa di più difficile da classificare, è quella di Vera Di Lecce. Cantante, producer e performer pugliese di base a Roma, è figlia di Giorgio Di Lecce e Cristina Ria, ricercatori nell’ambito della tradizione salentina e attori di teatro sperimentale.

Dal 2012 costruisce un progetto solista in cui la tradizione orale del sud Italia si innerva nell’elettronica più radicale: loop, synth vocali, pedali multi-effetto, chitarre suonate con l’e-bow. Sul palco delle Lavanderie, Vera abita la scena come sacerdotessa e architetta insieme: è la vestale che presiede al rito, mentre le danzatrici entrano in uno stato di estasi indotto dalla danza e dal canto. Il paesaggio sonoro intreccia elettronica e suono della natura, canti orali e formule magiche, in una partitura sospesa tra il terrestre e il divino.

La ricerca è partita da registrazioni sul campo in Puglia, Barbagia e Sicilia (boschi, pinete, acqua, vento, fuoco, canto degli uccelli) che i sintetizzatori rielaborano fino a renderli irriconoscibili, o forse più veri. I canti attraversano una pluralità di lingue: il salentino, il griko della Grecia Salentina (la variante del greco medievale ancora parlata nelle comunità del basso Salento, lingua di canti antichi tramandati oralmente) il sardo, il siciliano.

Il finale è in latino, tratto dal Carmen Saeculare di Orazio: non un omaggio erudito, ma un inno, un canto di riappropriazione dello spazio sacro e del corpo femminile. La collaborazione tra Marilungo e Vera non è casuale: entrambi lavorano il sacro come pratica del corpo, la tradizione orale come materia viva da trasformare. La performance termina in un turbinio di piume. Le danzatrici si liberano degli ampi abiti bianchi restando seminude.

Cani Lunari è un rituale collettivo per re-incantare il mondo. E strega è ogni donna che ha saputo troppo, guarito troppo, desiderato troppo, riso al momento sbagliato. Ogni corpo femminile che si è sottratto al controllo e che letteralmente di è “spogliato” è stato considerato stregato. Cani Lunari non lavora sulla strega come figura del passato da recuperare con nostalgia, ma come specchio del presente. Le cinque danzatrici siamo noi, è il femminile di ogni donna seduta in platea, e quel sapere antico, quella magia esiste ancora, abita i nostri corpi e non si è mai del tutto spento.

 

Cani Lunari 
Francesco Marilungo – Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza

  • Coreografia e Regia Francesco Marilungo
  • Con Vera Di Lecce, Barbara Novati, Roberta Racis, Alice Raffaelli, Francesca Linnea Ugolini
  • Costumi Lessico Familiare
  • Musica e Vocal Coaching Vera Di Lecce
immagine per Sara Ferraiolo
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Casertana di origine, torinese di adozione, mi occupo di progettazione e gestione di partnership strategiche in ambito culturale e sociale, con particolare attenzione alla sostenibilità. Laureata in Comunicazione istituzionale e con una formazione executive in cultura enogastronomica e marketing, ho maturato oltre 15 anni di esperienza in realtà come Slow Food e Gambero Rosso. Oggi sono partnership manager di WAMI (water with a mission) e collaboro con organizzazioni e realtà benefit come Almare ets e Itinerari Paralleli ets. Nel 2025 conseguo il titolo di Green Coordinator per gli enti culturali. Sono tra le curatrici di Chimera Fest, festival di arti miste oggi alla sua seconda edizione (Casertavecchia, CE). Sono appassionata di musica, danza e arte contemporanea in tutte le sue forme; ho scritto in passato sul portale MutecLab.it e sulla rivista musicale Freak out magazine. Nella mia storia anche l’organizzazione di Carpisa Neapolis Festival edizione 2005 (con Kraftwerk, Kasabian, LCD Soundsystem, Nick Cave e ToriAmos) e Kaleidoscope Festival 2006, festival di arti elettroniche audiovisive con Matmos, Zeena Parkins, Barbara Morgenstern.

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