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Stefania Tansini, Parini Secondo e Vittorio Pagani

di Sara Ferraiolo

Interplay – 9 giugno 2026

  • Lavanderie a Vapore
  • STUDI PER M.: Il corpo ricorda
  • STEFANIA TANSINI (IT)
  • progetto, coreografia: Stefania Tansini
  • danzatrici: Stefania Tansini e Lucia Sauro

C’è un momento, nella Recherche di Proust, in cui il sapore di una madeleine intinta nel tè fa collassare il tempo: il passato non viene ricordato, viene vissuto di nuovo, nel corpo, prima ancora che nella coscienza. Stefania Tansini parte da qui. Non per illustrare Proust, ma perché quel meccanismo, ovvero il ricordo involontario che prende forma è già coreografia.

immagine per Stefania Tansini STUDIO PER M._ photo by Cristina Gavello
Stefania Tansini STUDIO PER M._ photo by Cristina Gavello

Studi per M. arriva alla Lavanderia a Vapore come prima nazionale, dopo un lungo processo di ricerca sviluppato tra Francia, Germania e Italia, e si presenta come scrittura preliminare di Madeleine, la coreografia a cui Tansini sta lavorando. Il titolo dice la verità senza nascondersi: questo è uno studio, una ricognizione, un corpo che prende appunti nello spazio.

Tansini si è formata alla Paolo Grassi di Milano e ha lavorato per Romeo Castellucci, Cindy Van Acker, Simona Bertozzi, Luca Veggetti, Enzo Cosimi, Ariella Vidach: un curriculum che racconta una curiosità strutturale verso i linguaggi del corpo più esigenti.

Nel 2019 vince come miglior performer al concorso Experimenta con La Grazia del Terribile, e poi il Premio UBU 2022 come Miglior Performer Under. Nel 2025 è candidata finalista al Premio UBU Miglior Spettacolo di Danza per la reinterpretazione dell’assolo Tu non mi perderai mai di Raffaella Giordano.

La sua ricerca coreografica si muove intorno a concetti che non si lasciano facilmente nominare: trasfigurazione, tensione, equilibrio tra forma e decadimento, controllo e abbandono. La sua danza nasce dall’attrito tra questi opposti. Con Studi per M. questo vocabolario si confronta con il tema del luogo: ospitato nella Sala Grande delle Lavanderie a Vapore, i corpi delle due performer (l’altra danzatrice è Lucia Sauro) si relazionano agli spazi, ed è interessante notare come i luoghi e gli oggetti (le sedie come oggetti di scena) influenzano il gesto.

La Sala Grande della Lavanderia a Vapore è lo spazio giusto per questo lavoro perché è un luogo con memoria materiale, dove il passato industriale è ancora vivo. L’impalcatura sonora di Enrico Malatesta lavora in parallelo al corpo, mentre la luce naturale, ad un certo punto oscurata, crea contrasti e soglie.

Ciò che rende Studi per M. emozionante è proprio la presenza delle due ballerine sul palco. Trasmettono attraverso i loro corpi vulnerabilità ma allo stesso tempo forza e determinazione nel movimento. Ma anche sorpresa e intensità. Il corpo di Tansini e di Sauro abitano il luogo come se fosse loro, come se lo conoscessero da prima, come in un ricordo tornato nel presente.

  • HIT OUT
  • Parini Secondo (IT)
  • Di Parini Secondo x Bienoise
  • Con Sissj Bassani, Camilla Neri, Martina Piazzi, Francesca Pizzagalli
  • Coreografia Parini Secondo
  • Musica e partitura Alberto Ricca / Bienoise

Parini Secondo e Bienoise hanno trasformato il gesto più elementare del cortile delle scuole elementari, il salto della corda, in una performance di danza contemporanea. Hit Out è la versione agile e compatta di HIT, progetto che ha debuttato a Bolzano Danza e Santarcangelo Festival nel 2024 per poi girare tra Italia, Europa, Taiwan, Canada, Stati Uniti e Giappone.

immagine per Parini Secondo HIT OUT photo by Rosiña Rojo
Parini Secondo HIT OUT photo by Rosiña Rojo

Arriva a Interplay in prima regionale, portato da quattro performer in scena. Parini Secondo è una compagnia fondata nel 2017 da quattro danzatrici, Sissj Bassani, Martina Piazzi, Camilla Neri, Francesca Pizzagalli, che lavorano mettendo in crisi il rapporto tra arte e originalità, usando la coreografia per sublimare tendenze pop con rigore formale.

La collaborazione con Alberto Ricca, in arte Bienoise, musicista elettronico di Verbania, è parte integrante dell’opera, co-creazione. L’idea di HIT nasce da un anno di preparazione atletica vera, non simulata: le quattro performer si sono allenate con la comunità italiana di jumpers, imparando e incorporando le tecniche del salto della corda come pratica sportiva prima che performativa.

Single-under, side-swing, double-under: sono termini tecnici del rope skipping che in scena diventano elementi di una partitura ritmica e coreografica insieme. Alberto Ricca, in arte Bienoise, vive in un paese tranquillo del Verbano-Cusio-Ossola e da lì ha costruito una delle carriere più singolari della musica elettronica italiana.

Si è diplomato in Musica Elettronica e Tecnologie del Suono al Conservatorio di Como, con una tesi sul remix come forma musicale, dopo una laurea in Linguaggi dei Media e un master in Composizione per il Grande Schermo al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Ha fondato Floating Forest, etichetta di improvvisazione radicale del nord Italia; ha pubblicato per Mille Plateaux, storica label tedesca di musica elettronica sperimentale, e per NERO/NON, la piattaforma curatoriale inglese. Il suo album Meanwhile, Tomorrow (2015) è stato considerato dalla critica specializzata uno dei migliori dischi italiani dell’anno.

Con la danza ha un rapporto elettivo, infatti ha già firmato la musica per To Be Banned from Rome con la coreografa e danzatrice Annamaria Ajmone e lavora con Jacopo Jenna oltre che con Parini Secondo. La cosa più sorprendente di Hit Out è quanto il suono faccia spettacolo quanto i corpi.

Bienoise ha lavorato sulle possibilità timbriche della corda che colpisce il pavimento: ogni variazione di tecnica, velocità, sincronia tra le performer produce un suono diverso, e quei suoni vengono integrati con i suoni sintetici in una vera e propria hit, nel doppio senso della parola: canzone ossessiva e impatto fisico.

Il risultato è ipnotico e il movimento riesce a modificare lo stato percettivo di chi guarda, come una musica trance o una pratica meditativa intensa.

C’è anche un significato sotteso: in un momento in cui i corpi, soprattutto i corpi femminili, vengono disciplinati, misurati, valutati, vederli trasformare l’allenamento in opera, la ripetizione in rituale, la fatica in gioia è qualcosa che arriva a uno strato più profondo del solo apprezzamento estetico. 

  • SUPERSTELLA
  • Vittorio Pagani (IT)

Guido Anselmi, il regista di 8½ di Fellini, è bloccato. Ha una produzione che lo aspetta, un set allestito, una troupe che lo guarda, e non sa cosa girare. Quella paralisi creativa è il punto di partenza di Superstella.

immagine per Vittorio Pagani SUPERSTELLA
Vittorio Pagani SUPERSTELLA

Vittorio Pagani usa Fellini come specchio in cui riconoscere qualcosa di suo, e di molto attuale. Cosa significa creare danza oggi? È possibile ignorare il giudizio esterno, le aspettative del mercato, la pressione di un sistema produttivo che richiede format, durate, temi vendibili? Superstella mette in scena il processo creativo stesso, con le sue ombre e le sue inevitabili contraddizioni, in una performance che intreccia video, sampling, danza e parola.

Arriva a Interplay in prima regionale dopo il debutto a Danza in Rete, la selezione per Vetrina della Giovane Danza d’Autore 2025, la NID Platform, e la presentazione a Romaeuropa Festival.

Pagani è un performer milanese che ha costruito la sua formazione fuori dall’Italia, da Ginvevra a Londra. La sua prima opera, Solo in the Spotlights, era già un lavoro sul dispositivo performativo, sul meccanismo della visibilità, sulla solitudine del corpo sotto i riflettori.

Superstella è il passo successivo. Non è un caso che la consulenza artistica sia firmata da Francesca Santamaria, la stessa che aveva portato Good Vibes Only a Interplay tre giorni prima. I due lavori condividono una domanda di fondo: cosa succede alla danza quando il mercato dell’attenzione è dominato da altri format? La risposta di Santamaria era la satira; quella di Pagani è l’esposizione radicale del sé.

La struttura di Superstella è volutamente frammentata: backstage, flashback, prospettive future si sovrappongono in un tempo fluido che non rispetta la linearità narrativa. Pietro Angelini, che firma anche la drammaturgia collaborativa di Good Vibes Only, è in scena una presenza sonora che interagisce con Pagani, lo interroga, lo destabilizza.

Le proiezioni video e i testi originali aggiungono strati: l’opera si costruisce di fronte al pubblico dichiarando le sue impalcature. La critica più lucida che è stata scritta su questo spettacolo lo descrive come “libero e appassionato”, con forse troppe idee in cerca di un centro di gravità.

È un’osservazione giusta. Superstella è ancora uno studio e porta con sé una generosità di materiali che attende ancora una selezione. Ma c’è qualcosa di prezioso in questo eccesso: la sensazione di assistere a un pensiero in azione, un processo.

Superstella fa del corpo di Pagani un organismo che si adatta, si frattura e si ricompone di fronte alle richieste di un mercato sempre più esigente. Un corpo bellissimo, un ballerino eccezionale che crea con il pubblico una forte connessione, tanto da trasportare anche noi lì sul palco con lui, nei suoi stessi dubbi e nei suoi stessi pensieri sull’oggi e sul futuro.

Quello che rimane, alla fine, è solo un uomo, un ragazzo, sul palco che si chiede ad alta voce se tutto quello che sta facendo ha un senso.

immagine per Sara Ferraiolo
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Casertana di origine, torinese di adozione, mi occupo di progettazione e gestione di partnership strategiche in ambito culturale e sociale, con particolare attenzione alla sostenibilità. Laureata in Comunicazione istituzionale e con una formazione executive in cultura enogastronomica e marketing, ho maturato oltre 15 anni di esperienza in realtà come Slow Food e Gambero Rosso. Oggi sono partnership manager di WAMI (water with a mission) e collaboro con organizzazioni e realtà benefit come Almare ets e Itinerari Paralleli ets. Nel 2025 conseguo il titolo di Green Coordinator per gli enti culturali. Sono tra le curatrici di Chimera Fest, festival di arti miste oggi alla sua seconda edizione (Casertavecchia, CE). Sono appassionata di musica, danza e arte contemporanea in tutte le sue forme; ho scritto in passato sul portale MutecLab.it e sulla rivista musicale Freak out magazine. Nella mia storia anche l’organizzazione di Carpisa Neapolis Festival edizione 2005 (con Kraftwerk, Kasabian, LCD Soundsystem, Nick Cave e ToriAmos) e Kaleidoscope Festival 2006, festival di arti elettroniche audiovisive con Matmos, Zeena Parkins, Barbara Morgenstern.

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