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My Fierce Ignorant Step. L’euforia di essere vivi

di Sara Ferraiolo

Torinodanza Festival, la rassegna di danza contemporanea che intercetta ogni anno artiste e artisti provenienti da tutto il mondo, titola per questa edizione “Dance Matters”: la danza è importante.

Come abbiamo avuto modo di vedere, con Interplay – Mosaico danza 2026 e poi attraverso la lente della NID Platform, la danza è uno specchio del contemporaneo perché porta in scena, oltre all’arte e all’estetica, un significato che deriva dal mondo che stiamo vivendo, dal modo in cui l’umanità tutta vive e affronta le tematiche più attuali, anche le più feroci oggi.

Torinodanza ha ospitato il ritorno del coreografo greco Christos Papadopoulos con My Fierce Ignorant Step. Uno spettacolo che arriva a Torino dopo il successo al Romaeuropa Festival, e che qui, nella Sala Grande delle Fonderie, trova uno spazio perfetto per la sua opera: nessuna scenografia, solo dieci danzatori, un pavimento, e la loro potente energia.

immagine per Christos Papadopoulos My, Fierce Ignorant Step. TorinoDanza Festival 2026
Christos Papadopoulos My, Fierce Ignorant Step. Torino Danza Festival 2026

Papadopoulos è un coreografo che lavora per sottrazione. Lo stile è quello che gli è valso l’attenzione internazionale: partire da un impulso minimo, che sia uno scatto, un tremore, un passo ripetuto, un respiro, e lasciarlo crescere fino a diventare linguaggio collettivo.

Non è la sincronia a generare l’unione tra i danzatori, qui: è l’unione a generare, quasi per contagio, la sincronia. Il gruppo non si muove insieme perché è coordinato; si coordina perché è insieme. Come recita la nota di regia dello spettacolo, i danzatori non cercano l’unisono tra loro: “become synchronized because they are together“, diventano sincroni perché sono insieme.

Una frase breve, ma che racchiude la chiave di volta di tutta la poetica di Papadopoulos: la fiducia reciproca come condizione, non come conseguenza, del movimento comune.

In scena, questo principio si traduce in un crescendo lucidissimo, costruito con un controllo del tempo teatrale raro da vedere. Si parte da movimenti scattosi, quasi convulsi, spinti da un’urgenza che sembra nervosa, irrisolta: i dieci corpi sembrano inizialmente ignorarsi, ognuno chiuso nei propri movimenti. Poi, impercettibilmente, qualcosa si allinea.

Non c’è un momento preciso in cui la frattura si ricompone, in maniera graduale quasi impercettibile.

Il pattern che apre lo spettacolo torna, si ripete, si complica, si arricchisce di varianti minime, di differenze di stile nei danzatori, fino a diventare tessuto condiviso: un organismo unico che respira con un solo polmone.

La scelta di non introdurre mai un vero climax narrativo, ma di lasciare che sia l’accumulo stesso a produrre la tensione, è forse la mossa più intelligente dello spettacolo: non c’è nulla da capire, c’è solo da restare dentro il tempo che la coreografia impone, e lasciarsi portare dalla sua logica interna, quasi ipnotica.

A rendere il tutto più coinvolgente anche i respiri e i sospiri e i suoni dei ballerini, che accompagnano i loro movimenti, in un crescendo sempre più forte.

My Fierce Ignorant Step nasce dai ricordi sonori dell’infanzia e della giovinezza del coreografo, e in questo affonda le radici del suo significato più profondo: è un atto di resistenza contro la cupezza del presente, un tentativo di recuperare quella fiducia cieca, feroce e ignorante, appunto, che si ha nel proprio corpo quando si è giovani e si crede ancora di poter mangiare il mondo.

Lo stesso Papadopoulos la definisce, in fondo, una performance sull’euforia di essere vivi. Il suo lavoro coreografico indaga il punto esatto in cui il movimento diventa melodia: i corpi dei danzatori vibrano, e quella vibrazione si propaga, per contagio fisico, fino a raggiungere, potenzialmente, anche i corpi di chi, come me, siede in platea.

Sul palco si vede proprio questo: una pluralità di corpi che pulsa all’unisono, che marcia a occhi spalancati incontro a ciò che la attende, senza sapere davvero cosa sia, ma andando comunque.

Anche il titolo, del resto, va letto in questa chiave. My Fierce Ignorant Step, il mio passo fiero e ignorante, un passo che sceglie di avanzare senza avere tutte le risposte, senza la certezza di ciò che troverà.

È il passo deciso dei dieci danzatori che marciano incontro al mondo con la testa alta, in un tempo, il nostro, in cui verrebbe più naturale provare solo rabbia e sconforto per ciò che accade intorno, storicamente e politicamente.

Una nota sulla musica: al centro dello spettacolo, insieme alla musica originale di Kornilios Selamsis, pulsa il lavoro del compositore associato Jeph Vanger, sound artist greco classe 1989, cresciuto tra Atene e Londra, dove ha studiato Sound Art all’Università di Brighton. Vanger lavora da anni nell’intersezione tra suono, spazio e corpo: ha firmato colonne sonore per danza, teatro, installazioni e cinema, muovendosi tra sintetizzatori modulari, sistemi multicanale e sculture sonore fatte a mano, con un interesse dichiarato per la presenza fisica del suono nello spazio, quasi fosse un’entità viva e grezza.

Non stupisce che il suo apporto a My Fierce Ignorant Step sia quel ritmo incessante, martellante, che non lascia respiro. Quello che mi ha stupita, seduta in platea, non è stato solo ciò che vedevo, ma ciò che sentivo. Un senso di movimento, il bisogno di alzarmi e muovermi con loro, una tensione positiva.

Ho ritrovato, guardando l’evoluzione dai movimenti isolati di ogni singolo corpo fino alla collettività fluida e coordinata del finale, la stessa dinamica che a volte viviamo nella vita.

Siamo esseri soli, frammentati, ognuno nella propria urgenza, ma poi, se si resta abbastanza a lungo dentro il ritmo (io direi il “flow”), ci si ritrova parte di qualcosa di più grande, che si muove secondo schemi e ripetizioni che non annullano l’individuo ma lo includono, lo portano, lo fanno respirare più forte di quanto saprebbe fare da solo.

È forse questo il vero contagio di cui parla Papadopoulos. Tecnicamente, lo spettacolo è ineccepibile: la precisione con cui dieci corpi mantengono i loro schemi, seppur con piccole differenze di stile, senza mai un cedimento, è la prova di un lavoro coreografico rigorosissimo.

Ma è l’aspetto emotivo che colpisce: My Fierce Ignorant Step richiede implicitamente partecipazione, ed è qui che lo spettacolo compie il suo gesto più politico e più vitale.

immagine per Sara Ferraiolo
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Casertana di origine, torinese di adozione, mi occupo di progettazione e gestione di partnership strategiche in ambito culturale e sociale, con particolare attenzione alla sostenibilità. Laureata in Comunicazione istituzionale e con una formazione executive in cultura enogastronomica e marketing, ho maturato oltre 15 anni di esperienza in realtà come Slow Food e Gambero Rosso. Oggi sono partnership manager di WAMI (water with a mission) e collaboro con organizzazioni e realtà benefit come Almare ets e Itinerari Paralleli ets. Nel 2025 conseguo il titolo di Green Coordinator per gli enti culturali. Sono tra le curatrici di Chimera Fest, festival di arti miste oggi alla sua seconda edizione (Casertavecchia, CE). Sono appassionata di musica, danza e arte contemporanea in tutte le sue forme; ho scritto in passato sul portale MutecLab.it e sulla rivista musicale Freak out magazine. Nella mia storia anche l’organizzazione di Carpisa Neapolis Festival edizione 2005 (con Kraftwerk, Kasabian, LCD Soundsystem, Nick Cave e ToriAmos) e Kaleidoscope Festival 2006, festival di arti elettroniche audiovisive con Matmos, Zeena Parkins, Barbara Morgenstern.

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