I reni di Mick Jagger di Rocco Fortunato. Un racconto senza tesori da custodire.

I reni di Mick Jagger, Cover
I reni di Mick Jagger, Cover

Quando ho letto il titolo di questo romanzo,  I reni di Mick Jagger, che l’editore presenta come scanzonata e commovente testimonianza di un architetto ex-rocker che subisce il trapianto del rene, mi sono detta: me lo voglio proprio gustare, sarà un modo per riflettere su una realtà che non conosco e vederla con gli occhi di chi l’ha vissuta.

Confesso che mi sono imbarcata in questo viaggio con grandi speranze, di trovare dei nuovi lampi di significato, qualche tesoro da custodire, delle chiavi per guardare meglio negli occhi qualcuno. Invece così non è stato.

È vero, la rappresentazione è scanzonata, fa ricordare al lettore che un malato è sempre e comunque un essere umano che mentre soffre continua a vivere, amare, scherzare, sbagliare. Ma questo piccolo dono di significato è solo marginale alla lettura del libro, almeno per me. Avrei voluto qualcosa di più, in fondo tutti prima o poi siamo stati malati, più o meno gravemente, e sappiamo che siamo rimasti comunque noi stessi, salvo sfumature. Un romanzo sulla malattia, sulla sospensione fra vivere e morire, per me non può essere solo questo. Esigo che mi dia qualcosa di più, che mi aiuti a fare un salto di qualità nella mia consapevolezza, e il romanzo di Fortunato non c’è riuscito.

L’autore forse può sapere il perché, non voglio dare una risposta supponente, la mia ipotesi è che l’esperienza della malattia non sia stata interiorizzata abbastanza da renderla materia letteraria. Il che non significa ovviamente che non sia stata interiorizzata e pienamente utilizzata dall’autore nella propria dimensione esistenziale.

E poi ci sono due elementi che disturbano. Il primo, mi duole dirlo, è il presentare le figure femminili come oggetto sessuale, invariabilmente, in maniera quasi ossessiva. Lo so che per alcuni uomini questa visione corrisponde al reale, ma trovarla in un romanzo mi dispiace sempre, forse troppo.

L’altra nota dolente è l’aspetto lessicale e lo stile, perché vuole essere spontaneo, un ‘parlo come mangio’, ma risulta artefatto, costruito, mescolando espressioni tipiche del parlare romano, con altre caratteristiche del milanese o del toscano. Insomma, se vuoi parlare come mangi, a meno che tu non sia apolide, devi scegliere di dove sei per sembrare credibile.

Insomma, purtroppo non sempre le letture che scegliamo ci soddisfano. È una questione di gusti, e spero che l’autore sappia cogliere l’attenzione di una lettrice onesta che nonostante tutto è arrivata fino all’ultima pagina.

I reni di Mick Jagger
autore Rocco Fortunato
Fazi Editore

Giovanna Astori

Giovanna Astori

Primo vagito: giugno 1972, nella mia amata Roma dove vivo e vivrò. Sono ricercatrice in una nota fabbrica di numeri e informazione, lavoro che amo e che mi dà da vivere. A latere, il secondo lavoro che mi ripaga in divertimento e salute è la scrittura. Ho pubblicato diversi racconti e poesie e i romanzi “Storie dentro storie” (2012, L’Erudita di Giulio Perrone Ed. e 2014, in edizione digitale) e “Preferisco il rumore del mare” (con Andrea Masotti, 2014, Narcissus Ed.). Il tempo libero lo dedico a mille curiosità e ai miei bimbi.

1 commento

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  • Non sono d’accordo con te..
    Ho subito la stessa sorte dell’autore, e trovo che abbia scritto un gran libro.
    Probabilmente se vuoi qualcosa che soddisfi una voglia più lacrimevole dovrai rivolgerti ad altro.. credo ci sia molto materiale.. ma qui di voglia di fare le vittime ce n’è molto poca..