Più Libri Più Liberi #22. Un minuto di silenzio

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Due banconote da cinque euro, le loro prime ‘monete di carta’. Mentre le allungo ai miei bambini, che hanno lavorato sodo in casa per mettere a posto una valanga di disordine stratificato nella loro cameretta, un lampo mi sbarra lo sguardo. Avverto la necessità di spiegargli che questo è assolutamente vietato fuori di casa nostra, che non devono mai e poi mai per nessuna ragione accettare di lavorare finché sono bambini. In un attimo quella che ritenevo una prassi giusta, insegnarli il valore del lavoro e dell’impegno, mi appare ridimensionata e quasi ribaltata, vista la loro giovane età.

Eppure la letteratura classica è piena di bambini lavoratori. Ce lo hanno ricordato giusto giovedì a Più libri più liberi 2016, l’autore del saggio Adulti si nasceva. Immagini e metafore letterarie sull’emigrazione minorile girovaga e di lavoro dall’Ottocento ai giorni nostri Lorenzo Luatti e il suo correlatore Emilio Franzina.

Questo volume colma un vuoto nella storia della letteratura in una prospettiva socio antropologica. Ripercorre la figura dei ‘bambini in affitto’ nelle opere letterarie europee degli ultimi due secoli. I piccoli migranti – sia fra le regioni italiane che fra Paesi diversi – venivano regolarmente ‘ceduti’ dalle famiglie indigenti per garantire la duplice sussistenza, propria e del bambino. Così abbiamo il Remì “Senza famiglia”di Malot, i bambini vetrai francesi, alcuni personaggi del libro Cuore, la piccola fiammiferaia e molto altro, a riprova che lo sfruttamento minorile era prassi ed era raccontato.

Oggi il fenomeno assume i contorni inquietanti delle sparizioni dei MSNA, i minori stranieri non accompagnati, che rappresentano una percentuale decisamente elevata dei migranti sbarcati ogni anno sulle coste italiane soprattutto dall’Africa. Bambini e adolescenti che affrontano da soli viaggi indescrivibili, segnati da violenze e stenti, per approdare in Europa, dove la legislazione prevede che siano tutelati. La realtà però non è lineare come le norme. Seimila sono i minori scomparsi nel nulla fra i migranti sbarcati in Italia nell’ultimo anno, come ci ricorda Franzina durante la presentazione del volume. E si chiede come mai le istituzioni non siano quasi mai presenti in occasione di incontri e simposi sul tema da lui stesso organizzati.

Alla domanda se nella letteratura attuale queste figure di piccoli lavoratori siano ancora presenti, se sia cambiato il modo di descriverne le vicende, se ci sia o meno quel pudore che si suppone dato da una maggiore consapevolezza che l’essere umano dovrebbe aver acquisito nella propria evoluzione, risponde che sì, i bambini schiavi sono ancora rappresentati. Non solo, sono rimasti praticamente identici tutti gli attori in gioco: famiglie, caporali, sfruttatori, facilitarori. È cambiato solo lo stile con cui si raccontano queste storie. Sono meno ‘lacrimose’, ci dice.

Un minuto di silenzio.

Proviamo a ripartire da questo saggio. Leggiamolo: un estremo tentativo per verificare se quel pudore, da qualche parte, lo abbiamo conservato.

Giovanna Astori

Giovanna Astori

Primo vagito: giugno 1972, nella mia amata Roma dove vivo e vivrò. Sono ricercatrice in una nota fabbrica di numeri e informazione, lavoro che amo e che mi dà da vivere. A latere, il secondo lavoro che mi ripaga in divertimento e salute è la scrittura. Ho pubblicato diversi racconti e poesie e i romanzi “Storie dentro storie” (2012, L’Erudita di Giulio Perrone Ed. e 2014, in edizione digitale) e “Preferisco il rumore del mare” (con Andrea Masotti, 2014, Narcissus Ed.). Il tempo libero lo dedico a mille curiosità e ai miei bimbi.

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