Loro 1: Sorrentino tra potere e lati B

Loro 1 è quel genere di film che fa da spartiacque nella carriera di un cineasta. È un’opera ambiziosa e pericolosa, di quelle che non fanno prigionieri. I cui effetti, in caso si bocciatura da parte del pubblico, o peggio della stampa, possono pregiudicare una carriera. Va quindi riconosciuto al suo autore di essersi preso dei bei rischi. Cosa che, osservando la sua cinematografia, non gli è estranea. Va anche osservato, di contro, che sceglie prudentemente di tenersi alla larga dalla cronaca.

Punta dritto alla mitologia, Sorrentino: del resto, il personaggio al pari del Divo, è tale dal sottrarsi fisiologicamente alla mera  lettura da quotidiano. Molto di ciò che lo riguarda lo definisce come appartenente a quella ristretta cerchia di personaggi che hanno cambiato le vicende del loro tempo, come Agnelli, ripetutamente citato e appunto, Andreotti.

Il regista tenta dunque il sentiero della suggestione, calando storia, protagonisti e spettatori in una dimensione altra. Barocca e schizzata di bagliori acidi. Perversa e decadente ma parallelamente, attraversata da una normalità che forse è l’elemento, se possibile, più straniante. In questa occasione il surrealismo sorrentiniano sembra allontanarsi da Fellini per virare verso l’estetismo  trasfigurante di Almodovar, tanto nei personaggi e situazioni quanto nella forma e in questo immenso carrozzone freak, tra mezze figure della politica, puttane navigate e aspiranti, stelle del calcio, rinoceronti, pecorelle, faccendieri e Fabio Concato, c’ è Lui.

Il film  fa ridere spesso, ricorre alla farsa con metodica sincronia, addolcisce con benevolenza ma dietro a tanto zucchero, si cela un’opera spietata e crudele. Disposta a concedere ma non a minimizzare con la focale sul crepuscolo di B.. Un tramonto mesto e a tratti poetico, cosa, anche questa non nuova nella concezione della materia  filmica, di quello che è ad oggi, nel bene e nel male il fiore all’ occhiello dei cinema italiano. Nel bene come nel male, si diceva, perché se un appunto si può muovere al regista, autocompiacenza a parte, è quello di essere approdato a Le Conseguenze dell’Amore troppo presto. Un capolavoro assoluto come oggettivamente è, non concede passi falsi. E seppure non si possa parlare apertamente  di opere sbagliate, per diverse ragioni le successive – si pensi a La Grande bellezza – non sono, ancorché più acclamate, all’altezza dell’opera seconda firmata dal regista partenopeo. Eccetto  sul piano della forma, s’intende, autentica arma in più di cui Sorrentino dispone illimitatamente e di cui fa sfoggio vistosamente anche in Loro 1.

Interessante il contrasto tra i lunghi e raffinati piano sequenza e la brevità dei dialoghi. Quasi  che il non detto sia un preludio. Ripetitiva quell’attenzione – ossessione – verso l’età che avanza e si deteriora nei corpi e nelle menti.  Quel topos che accomuna La Grande Bellezza a Youth e ora con Loro1 nell’ineluttabilità che di tempo alle spalle ve ne sia in quantità fatalmente maggiore rispetto al mozzicone di vita ancora spendibile.

Eccessivo risulta invece il nudo ostinatamente ribadito. Troppi corpi svestiti non moltiplicano ma anestetizzano. Ad un certo punto non si percepiscono più, e quel vuoto viene riempito da una fastidiosa sensazione di malsano. Non è chiaro però fino a che punto ciò sia ascrivibile all’intenzione del regista o piuttosto a un  ricorso sfrenato al voyeurismo.

Imperdibili e emblematiche le scene di Lui (Toni Servillo) col nipote e di Lui che finge di non ricordare la canzone che segnò il suo incontro con Veronica Lario (Elena Sofia Ricci), quella Fiore di maggio che poco prima aveva richiesto al suo menestrello, Mariano Apicella che però declinò perché non nelle sue corde. E che poi da lontano osserva, mentre un Concato in carne e ossa la esegue nel giardino di Villa Certosa andando incontro ai due che girano su una ruota coi cavallucci di quelle del Luna Park. In queste due sequenze scopriamo molto del personaggio: un uomo che piega la verità alla forma e al talento nella  persuasione – si pensi all’espediente della zolla – e che “s’è fatto da solo” come ripete in continuazione. Per tanto sa benissimo chi sia, cosa desideri e soprattutto, come ottenerlo.

Ottimo, finalmente, Scamarcio. Gigantesco, Servillo.

Pier Luigi Manieri

Pier Luigi Manieri

Pier Luigi Manieri, curatore di eventi, scrittore, saggista e cultore della materia cinematografica. Ha dato alle stampe l'antologia di racconti spy, horror, sci fi, urban fantasy e a tematica supereroistica "Roma Special effects -di vampiri mutanti supereroi e altre storie" (PS ed.) e la monografia "La Regia di Frontiera di John Carpenter "( Elara). D'imminente pubblicazione il saggio "Le Guerre Stellari - Ovvero, la space opera cine televisiva da Lucas ad oggi" contenuta nel volume "Effetti Collaterali – la fantascienza tra letteratura, cinema e TV" (Elara). Ha all'attivo centinaia di articoli su diverse testate di settore. Esperto d'immaginario e sottoculture di genere, ha curato il volume, "Il Tuo capitolo finale" dedicato a Sherlock Holmes. È autore e regista dei reading video musicali “Iconico & Fantastico” e "Il cinema del telfoni bianchi". Ha ideato e curato eventi come Urania: stregati dalla Luna, Il cinema italiano al tempo della Dolce Vita, Effetti Speciali, MassArt, Radar-esploratori dell’immaginario.

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