Double Fantasy a Casa Vuota: Milica Ćirović e Ola Czuba

Casa Vuota -l’abitazione di via Maia- accoglie questa volta Double Fantasy una doppia personale di due artiste, Milica Ćirović e Ola Czuba, che si focalizzano su alcune tematiche molto dibattute oggigiorno, utilizzando i mezzi della fotografia e del video.

La dualità, o l’assenza totale di essa, è il filo che lega le opere scelte dalle artiste, insieme alla curatrice Gaia Bobò.

Questa volta è stata fatta una attenta selezione di alcuni lavori già esistenti, eseguiti fra il 2015 e il 2021, con l’intento di farli dialogare fra loro e, soprattutto, con la peculiare atmosfera intima di Casa Vuota.

Come in ogni casa che si rispetti, i visitatori, per meglio dire, gli ospiti, vengono accolti in salone da un personaggio che potrebbe essere visto come il padrone di casa: si tratta del soggetto delle tre grandi foto che troviamo appese alle pareti della stanza di “rappresentanza”: il salone, appunto.

Ad un primo sguardo più di una domanda sorge spontanea, lo spettatore viene spiazzato da più fattori: l’identità del soggetto, il suo l’abbigliamento, le sue pose, il suo sguardo.

In questo caso Milica Ćirović volutamente intende disorientare chi guarda, volutamente la sua performance fotografica non dà un indirizzo preciso: il personaggio da lei interpretato potrebbe essere un uomo o una donna e questo porta alla riflessione sul no-gender o a-gender e il genderfluid.

In questa serie, See You in the Obituary (2017), l’artista serba prende come riferimento la figura dei malavitosi serbi e i loro simboli del potere.

Molto interessante è la ricostruzione filologica dell’abbigliamento che rimanda ad un periodo compreso fra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90: il personaggio indossa una felpa dai colori sgargianti firmata Gucci (maison di moda che dal 2015, diretta da Alessandro Michele, propone proprio collezioni genderfluid!) e mostra con spavalderia grandi catene in oro, orologi dorati e armi, simboli di potere e ricchezza.

Attraverso il travestimento la Ćirović, si spoglia del suo vissuto per entrare in contatto con una nuova storia da raccontare, che narra attraverso il mezzo fotografico, utilizzandolo in modo fiammingo: ogni dettaglio è messo in evidenza utilizzando esclusivamente la luce che dona a  queste opere fotografiche un finish patinato da copertina, che ricorda le campagne pubblicitarie delle serie stile Netflix.

Nello stesso salone, sul pavimento è adagiato un tv color a tubo catodico che trasmette una video performance, Tableau I (2017), ideata dall’artista polacca Ola Czuba. Il video è girato in 16:9 ma riprodotto su un dispositivo 4:3 che regala un risultato dal gusto vintage e dialoga perfettamente con le atmosfere di  See You in the Obituary.

immagine per Ola Czuba Tableau I (2017)
Ola Czuba Tableau I (2017). Foto di Arianna Cacciotti

La performance, che ha come protagonista Milica Ćirović, si svolge all’aperto immersa nel verde. Nell’arco della sua durata, circa 12 minuti, vediamo la figura femminile muoversi pacatamente all’interno di un tableau vivant abitato da modelli nudi che arrivano sulla scena alla spicciolata e si posizionano a semicerchio attorno alla donna (ricordando il Canopo di Villa Adriana a Tivoli, e la statuaria classica in generale).

Lei, in tuta da lavoro, è impegnata ad assemblare varie componenti in legno che daranno vita ad confessionale (progettato dalla stessa Czuba) all’interno del quale, una volta completato, si siederà.

In questa performance, che strizza l’occhio alla video art degli anni ’70 di Bill Viola, vengono messi in discussione alcuni capi saldi della nostra (maschilista) società.

Nel video la donna non è più un oggettino immobile che delizia lo spettatore con le sue grazie, qui essa si muove nello spazio e lavora, crea un coffessionale, altro simbolo del potere maschile, e si siede al suo interno al posto del sacerdote, usurpando all’uomo lo scettro del potere.

Inoltre, per enfatizzare il momento della creazione e della laboriosità della donna, in contrapposizione con la fissità dei modelli, l’artista non opta per un video in timelapse, volendo sottolineare anche lo sforzo e la resistenza fisica a cui essa è sottoposta e il plusvalore che la durata assume.

Il corridoio cela un’opera nascosta all’interno del ripostiglio, Discomfort Object (2019) di Ola Czuba.

Un video in loop mostra una persona nuda acefala inquadrata a mezzo busto, con la mano protesa verso chi guarda, come ad azzerare le distanze, che ricorda La ragazza in cornice di Rembrandt (1641), con un ago da agopuntura inserito nella pelle vicino al costato.

immagine per immagine per double fantasy a casa vuota: Ola Czuba, Discomfort Object
Ola Czuba, Discomfort Object (2019). Foto di Arianna Cacciotti

Anche in questo caso lo spettatore è spiazzato: sarà un uomo? Potrebbe essere San Sebastiano, ma potrebbe essere anche il Cristo.

Prima della stanza da letto, su di una consolle sono posizionati due piccoli schermi digitali, uno in posizione verticale e l’altro in posizione orizzontale: si tratta della videoinstallazione Controtransfert (2016). Anche in questo caso siamo di fronte al ribaltamento dei ruoli.

immagine per Ola Czuba, Controtransfert (2016)
Ola Czuba, Controtransfert (2016). Foto di Arianna Cacciotti

Nella pittura classica la donna è generalemente dipinta distesa, pensiamo ad esempio alla Venere di Urbino (1534) di Tiziano oppure alla Venere allo specchio (1647) di Velazquez. La performance ha come protagonista la donna che si trova in posa distesa nella parte orizzontale dello schermo e l’uomo che sta in piedi nella parte verticale, entrambi in abiti settecenteschi.

Dopo pochi minuti la scena prende vita e i due si scambiano di posizione: la donna si alza in piedi con una espressione facciale fiera e l’uomo si posiziona disteso esprimendo disagio attraverso lo sguardo. L’homo erectus viene spodestato e confinato nel ruolo di soprammobile che negli scorsi secoli è stato proprio della figura femmile.

L’ultima tappa della mostra si svolge in una dimensione ancora più intima, quella della camera da letto: qui i piani di lavoro delle due artiste si intrecciano e trovano il loro completo compimento.

Trasversalmente nella stanza è posta una brandina pieghevole, con le lenzuola e due cuscini posti ognuno ad una estremità del letto, Double Bind (2015 – 2021), Ola Czuba; il capo e il da piedi vengono ribaltati e annullati da questa doppia soluzione, sarà chi ci deve dormire a scegliere da quale parte stare, oppure non scegliere e adagiarsi al centro.

Su questo lettino è posto un tablet in cui si può guardare un video, Annunciation without Gabriel (2018), Milica Ćirović: la macchina da presa è focalizzata sul ventre di una donna la quale si accarezza e accarezza alcuni gigli rosa (simbolo dell’annunciazione di San Gabriele) che accoglie fra le sue mani.

Un altro tabù della nostra società, quello dell’autoerotismo femminile, viene messo in luce e annientato con semplicità e naturalezza.

Una fotografia stampata su poster è attaccata direttamente al muro con dei chiodini, a suggerirci che si possa trattare della stanza di un teenager e quello raffigurato possa essere un suo idolo.

Si tratta di The Patriarchs – The President (2019), performance di Milica  Ćirović, che vediamo vestire i panni di un businessman, un apparente uomo (ma potrebbe essere una donna: «La questione non è chi indosserà il capo, ma la sua funzionalità», afferma la stilista inglese Margaret Howell) in giacca e cravatta, con i capelli impomatati e l’espressione di chi ti guarda dall’alto verso il basso, mettendo lo spettatore in una posizione di inferiorità.

Una figura che può soltanto essere idolatrata ma non raggiunta.

Milica Ćirović, The Patriarchs – The President (2019). Foto di Arianna Cacciotti

In Double Fantasy la visione delle due artiste si incontra per unirsi in un “passo a due” senza sbavature.

La mostra, ospitata dai direttori artistici Sabino de Nichilo e Francesco Paolo Del Re, si colloca in un momento storico in cui tanti di noi si sono fermati a riflettere su alcune delicate questioni sociali quali quella del potere patriarcale, il genderfluid, l’a-gender, la posizione della donna nella società contemporanea…

Milica Ćirović e Ola Czuba prendono per mano il visitatore e lo accompagnano lungo il percorso espositivo aiutandolo a far luce su tutte le tematiche toccate con il realismo che meritano.

Metabolizzando la lezione dei grandi maestri della pittura, le due artiste utilizzano la tecnologia moderna, la fotografia e il video, con sapienza, sottolineando i particolari che veicolano il messaggio.

Info mostra

immagine per Double Fantasy Casa Vuota, Invito
Double Fantasy Casa Vuota, Invito

 

 

Arianna Cacciotti

Arianna Cacciotti

Arianna Cacciotti è una storica dell'arte che nasce e si forma a Roma, presso la Sapienza, dove si laurea Cum Laude con una tesi sperimentale interdisciplinare (insegnamenti di archivistica e storia dell'arte contemporanea) dal titolo “Archivio e arte contemporanea: una riflessione sulle esperienze in Italia”. Ha svolto il Servizio Civile presso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. È stata reporter di grandi eventi musicali per QubeMusic.it Fa parte del direttivo dell'associazione Archeomitato, per la quale si occupa di organizzare eventi culturali. Attualmente è impegna nella ricerca indipendente nel campo delle arti del XXI secolo.

commenta

clicca qui per inviare un commento