Palazzo rhinoceros (lavoro dell’archistar Jean Nouvel), dono alla città da parte di Alda Fendi e la sua Fondazione che quest’anno spegne 20 candeline. Sotto la direzione artistica di Raffaele Curi, è ormai un punto di riferimento nel panorama culturale romano.
Entrare alla rhinoceros gallery per la mostra proposta dalla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, questa volta significa intraprendere un viaggio extracorporeo.
A dare il benvenuto ai visitatori sono le fotografie di Claudia Rogge, della serie EverAfter (2011), ispirata liberamente alla Divina Commedia.
Le grandi immagini esposte al pianterreno sono frutto di una complessa e accurata post produzione: le tavole sono composte da un mosaico di tante figure, alle quali corrispondono altrettante fotografie che vengono assemblate per ottenere l’immagine finale.
Si palesano così davanti agli occhi dei fruitori delle grandi composizioni all’interno delle quali i corpi umani creano quasi delle architetture.
Attraverso la messa in scena di Purgatorio, Paradiso e Inferno, la Rogge crea un ponte temporale fra l’epoca dantesca, i quadri rinascimentali (periodo in cui la figura dell’uomo diventa centrale) e l’epoca a noi contemporanea dove si sta verificando l’annientamento dell’individualità del singolo, per lasciare sempre più spazio all’impersonale e alla moltitudine con cui l’individuo si confonde e si mimetizza.
Questo concetto è ancor più evidente nella serie Rapport (2005), anch’essa ospitata in mostra, dove la fotografa tedesca crea dei pattern utilizzando l’immagine di una bambina in uniforme scolastica ripetuta decine volte: di spalle, di profilo, sempre volutamente spersonalizzata e neutra, a tal punto da confondere chi guarda: è sempre la stessa bambina o si tratta di tante bimbe uniformate l’una all’altra?
Nel corridoio che collega il mondo dantesco di Claudia Rogge con DANTE.
In a private dream of Raffaele Curi, addentrandosi nei meandri del palazzo, lo spettatore viene traghettato dal suono alto dei sintetizzatori dei Kraftwerk (storica band tedesca di musica elettronica, formatasi nel 1969) all’interno di un ambiente immersivo buio e angusto, dalle pareti a specchio, abitato da tanti schermi led che vanno a formare una sorta di “selva oscura” con un percorso definito da seguire.
Sugli schermi sono proiettati ad intermittenza: i nomi di note città inquinate da agenti radioattivi fra cui Hiroshima, Chernobyl e l’italiana Taranto; le immagini di un live dei Kraftwerk dove eseguono la canzone che viene proposta in loop in questo ambiente, Radioactivity (1975) e il segnale di “pericolo di contaminazione radioattività”.
Quest’atmosfera cupa e tossica, viene interrotta per alcuni istanti dall’ apparizione sullo schermo della Primavera di Sandro Botticelli a ricordarci che l’uomo, oltre a provocare catastrofi ambientali, talvolta è anche in grado di creare e regalare bellezza attraverso la quale c’è redenzione.
Questa la visione electro-dark di Curi del XIII Canto dell’Inferno, ambientato nel secondo girone del settimo cerchio, in cui Dante incontra Pier delle Vigne (giurista e poeta alla corte di Federico II di Svevia).
La sua storia è poco chiara ed ingarbugliata perchè nel 1249 venne imprigionato e accusato di tradimento, ma sulla sua colpevolezza ci sono molti dubbi.
Probabilmente si uccise a Pisa, dopo esser stato accecato. “Uomini fummo e or siam fatti sterpi” questa la frase che Dante gli fa pronunciare e che si legge fuori la sala infernale di Curi. Nel secondo girone del settimo cerchio, il Sommo Poeta colloca le anime dei suicidi e dei dissipatori.
Interessante è il parallelismo di Curi fra l’inferno dantesco e l’inferno terrestre del XX secolo creato dall’uomo prendendo ad esempio proprio le zone radioattive, che rappresentano il suicidio, forse non premeditato, del genere umano.
Al piano superiore, dopo pochi gradini, accompagnati dal brano Enjoy The Silence dei Depeche Mode nella versione di Denmark+Winter, l’atmosfera cambia e si viene travolti da una luce dorata ed eterea che bagna le pareti color lapislazzulo: ecco il Paradiso.
Siamo al culmine del percorso dell’Alighieri che, insieme a Beatrice, vede la luce della Vergine, per la quale San Bernardo prega.
Curi sceglie la miniatura del Maestro senese Giovanni di Paolo di Grazia (vissuto a cavallo fra XIV e XV sec.) presa dal Manoscritto Yates Thompson 36, custodito presso la London British Library, che viene riprodotta sulle pareti dell’ambiente insieme al verso “L’amor che move il sole e l’altre stelle” e proiettata sugli schermi posti al centro della sala.
I due ambienti di Raffaele Curi sono accomunati dalla presenza di specchi che riflettono da una parte l’oscurità e dall’altra i colori della dimensione divina, l’oro e il blu lapislazzulo.
Da una parte la musica tensiva che si ripete e crea ansia in chi l’ascolta, dall’altra la musica che infonde serenità e pace.
Nello stesso piano è protagonista anche la proiezione La parola di Dante fresca di giornata, ideata dall’Accademia della Crusca.
Ogni giorno viene proiettata alle ore 12 una parola ogni volta diversa che viene usata dall’Alighieri nella sua Opera, spiegandone il significato e proponendo il passo da cui è tratta con la relativa traccia audio del canto letto dalla voce di Giorgio Albertazzi.
L’Accademia omaggia il Sommo Poeta e la lingua italiana focalizzando l’attenzione di chi guarda sullo studio del logos dantesco per sfuggire alla realtà del quotidiano sollecitandolo ad aprire i cassettini della memoria e far riaffiorare i ricordi degli studi scolastici.
Rogge e Curi attraverso Dante, propongono una lettura critica della società contemporanea, come al tempo fece il Sommo Poeta con la propria, scrivendo la Comedìa settecento anni fa, nel 1321.
Info
- Claudia Rogge EverAfter/Dante. In a Private Dream of Raffaele Curi
- con l’Accademia della Crusca.
- Dal 15 aprile al 15 luglio 2021
- Per il grande successo di pubblico la mostra si proroga sino al 19 settembre
Fondazione Alda Fendi – Esperimenti / rhinoceros gallery
- Palazzo rhinoceros
- Via dei Cerchi, 19 – 23, Roma
- dal martedì alla domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.00. Visita su appuntamento.
Arianna Cacciotti è una storica dell'arte che nasce e si forma a Roma, presso la Sapienza, dove si laurea Cum Laude con una tesi sperimentale interdisciplinare (insegnamenti di archivistica e storia dell'arte contemporanea) dal titolo “Archivio e arte contemporanea: una riflessione sulle esperienze in Italia”. Ha svolto il Servizio Civile presso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. È stata reporter di grandi eventi musicali per QubeMusic.it Fa parte del direttivo dell'associazione Archeomitato, per la quale si occupa di organizzare eventi culturali. Attualmente è impegna nella ricerca indipendente nel campo delle arti del XXI secolo.



















