Terramarina una meta di speranza vista attraverso le parole dell’autrice Tea Ranno

Affonda le radici nella terra calda  di Sicilia, in una terra intrisa di passione, impastata di assoluzioni e condanne, di bellezza e di morte.
Una terra che ritroviamo intatta in quel borgo baciato dal mare, luogo di memoria, tragitto di speranza dove trova forza e spirito Terramarina (Mondadori) della scrittrice Tea Ranno.

Autrice siciliana di grande temperamento, narratrice sapiente, la Ranno col suo nuovo lavoro letterario ci riporta nei luoghi dell’Amurusanza, romanzo pubblicato nel 2019.

E così, in “Terramarina in una vigilia di Natale apparentemente come le altre,  ritroviamo personaggi a noi cari come Agata detta “la Tabbacchera”, il marito defunto Costanzo, Toni, Violante, il cagnolino Patuzzo che semplice cagnolino non è.

E nuovi personaggi a rafforzare la ricchezza e il calore di una narrazione corale forte e, nel contempo, carezzevole per un racconto sfaccettato, ricco e luminoso che sa regalare quadri di esistenze che si intrecciano a rappresentare valori e attese in un “presepe” contemporaneo che, sulle strade di che in quel piccolo paese in cui è ambientato, trova spazi e dimensioni proprie.

Un ritorno, come dicevamo,  in quei luoghi e a quei personaggi necessario come la stessa Ranno ci racconta

Ho sentito il bisogno di restare ancora in terra Tabbacchera, che poi è la terra mia siciliana, e di continuare a frequentare personaggi molto amati che incarnano valori in cui credo profondamente.

Non era nei miei progetti scrivere un romanzo nuovamente ambientato in quel borgo e abitato da quasi tutti i protagonisti de L’amurusanza, ma la necessità di permanere in un “luogo dell’anima” – soprattutto in un tempo difficile come quello del marzo scorso, quando la pandemia si è palesata in tutta la sua gravità – è diventata più forte delle altre chimere, delle altre Morgane che chiamavano per essere raccontate.

Perciò sono rimasta lì, e mi è piaciuto che fosse Natale, che arrivasse una “figlia di nessuno” – raccolta dal parroco accanto a un cassonetto dell’immondizia – che ben presto si sarebbe ritrovata con molte più madri e molti più padri di quanti gliene sarebbero occorsi per vivere.

Ed è nato Terramarina, che mi ha permesso di condividere coi miei terramarini e tabbaccheri l’amurusanza, la solidarietà e l’accoglienza, quel senso di famiglia grande in cui un pezzo di pane non si nega ad alcuno.

immagine per Tea RannoUn romanzo che, nonostante la cattiveria manifesta di alcuni, rimane  intessuto d’amore e poesia  come ricerca della verità, come scrittura che diviene dono salvifico per il lettore.

Sì, l’amore può farsi poesia, spiraglio che schiude alla verità, volontà di camminare per strade in cui non prevale l’egoismo, il mio e basta per cui conto solo io e il resto non importa.

L’amore è apertura, ricerca del bene comune, soprattutto quando viene coniugato in termini di amurusanza: piccoli/grandi gesti che esprimono l’affetto, la solidarietà, la volontà di operare fuori dalla propria casuzza e allargare cuore e sguardo in una prospettiva di bene comune che diventa anche atto politico.

E poi la scrittura come atto d’amore, sì: intanto per chi scrive, e dopo per chi leggerà, perché scegliere le parole una per una, misurarle, provarle in una frase che – oltre ad avere senso e capacità di appassionare alla narrazione – deve pure suonare e cantare è fatica talvolta estenuante che ha senso solo se perseguita con amore; e poi perché la storia raccontata deve dare al lettore di chi saziarsi, di che restare soddisfatto, perché un libro è pane per la mente, e il pane… sempre atto d’amore è.

Nel bellissimo libro si legge:  “A Terramarina vado abitando/ quando non sono sveglia/ e neppure dormo, quando gli occhi vedono/ barche, / asini su per la collina/ carichi di mandorle/ ancora lì da sgusciare, /quando i piedi nell’acqua / rompono/ le reti d’oro del sole/ e i pendenti alle orecchie /richiamano i cori dei morti/ che ora mi vivono tra i capelli (…)”.

E, quindi, ci appare naturale chiedere a Tea chi è o cos’è per lei Terramarina 

Terramarina è una meta di speranza, è la felicità che si spera di trovare in fondo a una strada spesso faticosa, è bellezza, gioia, è amurusanza piena, luogo dell’anima dove sostare quando ti senti straniera persino a casa tua.

Rita Caramma

Rita Caramma

Rita Caramma è giornalista e scrittrice. Per poesia ha pubblicato: “Nella mia ricca solitudine” (Il Filo – Roma – 2005), “Retrospettive dell’inquietudine” (Zona - Arezzo – 2008), “Ti parlerò d’amor” (Drepanum – Trapani – 2016), “Parole di carta, parole di cartone” (Youcanprint – 2018). Per la narrativa il racconto lungo “Tecla” (Youcanprint – 2019). Per il teatro: “Una vestale di nome Ginevra” (Zona – 2010) e “Respiri migranti” (CR – Acireale – 2018), di quest’ultimo ha curato anche la regia. Ha scritto le favole in rima “Il ragno” (Arteincircolo 2007) e “Gelsomina” (Youcanprint – 2018). Ha curato diverse antologie di poesie e racconti. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale, fra questi nel 2010 le è stato conferito il premio “Ercole Patti” per il suo impegno culturale.

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