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Fiabe sorprendenti per principesse e disobbedienti. Giordano Criscuolo e le fiabe ribelli

di Rita Caramma

Filastrocche, favole, racconti. Questo ed altro ancora in un libro bellissimo, colorato e accattivante, leggero e tenero qual è: Fiabe sorprendenti per principesse e disobbedienti (Eretica Edizioni) di Giordano Criscuolo.

Una sferzata di età della tenerezza e non solo, una carezza che da quell’età trae spessore e forza vivificante. Pagine fantastiche dove il racconto trova spazio in una cornice elegante e magicamente cromatica, grazie alle illustrazioni di Tiziana Ricci e Federica Di Tizio.

Un libro da leggere per ritrovare i ricordi dell’infanzia, che pacificano sempre, malgrado il tempo che passa. E del desiderio e del  coraggio di scrivere racconti fiabeschi in una società che, a volte, all’immaginazione felice  lascia ben poco.

immagine per Fiabe sorprendenti per principesse e disobbedienti. Giordano Criscuolo e le fiabe ribelliNe abbiamo parlato con Criscuolo, scrittore e editore:

Ho sempre percepito le fiabe come una forma di racconto orale che solo successivamente, e solo in rari casi, pensiamo alle storie brevi e infinite dei nostri nonni spesso inventate lì per lì, sono confluite in un libro. Spesso sono state sfortunate conquistando pochi fortunati, altre volte si sono sparse per il mondo e come una mantra hanno incuriosito, poi atterrito e infine commosso tutti noi.

Così – parlando, improvvisando, mimando – sono nate le mie fiabe: tra le coperte di un lettone matrimoniale, di fronte al camino, sotto un albero in un momento di pausa durante la raccolta delle olive.

Solo successivamente ho avuto l’incoscienza di scriverle, così che almeno i miei bambini, ora e per sempre, potessero in qualunque momento ritrovare la mia voce e i momenti meravigliosi della loro infanzia tra le pagine di un libro.

Nella raccolta ritroviamo anche favole a noi care, ma in una veste nuova.

Quando ho presentato sui social quest’opera ho confessato che le influenze sono tante, le scopiazzature anche. A chiamarle omaggi farei più bella figura ma la responsabilità sarebbe maggiore. Preferisco quindi parlare di scopiazzature.

I miei figli ogni sera mi chiedevano una fiaba diversa e sono state proprio le fiabe, quelle più famose, con i loro rimandi e le loro influenze, basti pensare a Pollicino e ad Hansel e Gretel e al loro identico espediente dei sassolini prima e delle briciole poi, a suggerirmi di carpire qua e là trovate e artifici dei miei più abili predecessori.

Alcuni racconti, quelli di Zafferana, di PierBrumBrum e Acquamarina, sono più puri ma di certo tutto quello che ho letto, in un qualche modo, mi ha influenzato.”

Ma che rapporto aveva Criscuolo da bambino con le favole?

La mia infanzia, e lo scrivo con gratitudine e riconoscenza, è stata così profondamente segnata dal mondo del fantastico e dell’immaginario che ancora oggi non sono certo di essere diventato un buon adulto occidentale, serio e disincantato.

La sensazione che una Mary Poppins possa arrivare da un momento all’altro, e trasportare me, o meglio ancora: i miei bambini, in posti meravigliosi dai mille colori, è ancora oggi una costante. Saggezza e maturità non escludono la fantasia, la accolgono e di essa si arricchiscono.

E, in conclusione, se ogni favola racchiude una morale, ci chiediamo qual è la morale d’insieme della raccolta?

Leggendo e scrivendo fiabe non ho mai pensato a una morale ma solo, più banalmente, all’intrattenimento, o svago, o fantasticheria, che quelle parole avrebbero potuto regalarmi e regalare. Questo è quello che dovrebbero fare leggende e racconti: distrarre, allontanare i pensieri, non crearne di nuovi.

Personalmente sono stato sempre più attratto dall’immoralità delle cose: dal jeans strappato quando avevo 14 anni, dal mangiare con le mani, dal bere vicino alla bottiglia, dalla verità, che è la cosa più immorale che io conosca. Inevitabilmente, tuttavia, qualche pecca di insegnamento (studia, leggi, impara ogni giorno una nuova parola) nelle mie fiabe la si può trovare.

Ma, ne sono convinto, la mente è una spada che si affila con i libri: almeno questo segreto, ai bimbi, voglio rivelarlo.

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Rita Caramma è giornalista e scrittrice. Per poesia ha pubblicato: “Nella mia ricca solitudine” (Il Filo – Roma – 2005), “Retrospettive dell’inquietudine” (Zona - Arezzo – 2008), “Ti parlerò d’amor” (Drepanum – Trapani – 2016), “Parole di carta, parole di cartone” (Youcanprint – 2018). Per la narrativa il racconto lungo “Tecla” (Youcanprint – 2019). Per il teatro: “Una vestale di nome Ginevra” (Zona – 2010) e “Respiri migranti” (CR – Acireale – 2018), di quest’ultimo ha curato anche la regia. Ha scritto le favole in rima “Il ragno” (Arteincircolo 2007) e “Gelsomina” (Youcanprint – 2018). Ha curato diverse antologie di poesie e racconti. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale, fra questi nel 2010 le è stato conferito il premio “Ercole Patti” per il suo impegno culturale.

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