“Era proprio un brutto periodo. Città deserte, silenzio spettrale. Non si poteva uscire di casa. E, come se non bastasse, si guastò la tv./ Passò ore incollate alla finestra. Un giorno, nel palazzo di fronte, apparve una sagoma. Trasalì perché sapeva che quella era una casa disabitata da anni./ “Ma c’è gente” disse tra sé. / Agitò la mano. Il misterioso dirimpettaio rispose al suo saluto. Spense la luce; la spense anche l’altro. Riaccese, tornò la luce anche nell’altra casa. / Andò a dormire con un soffio di speranza per quel segnale di vita e con un chiodo in testa: “Chi sarà mai? Uomo o donna?” / Gli parve di sentire una vocina “Narra, sogna, immagina, evadi”/ L’indomani prese carta e penna e cominciò a stendere un raccontino che iniziava così: C’era una volta un uomo segregato…”
Inizia così, tra pagine fitte, la raccolta I racconti del segregato (Eretica ed.) di Italo Spada. Critico cinematografico e scrittore poliedrico, all’interno della sua ricca e variegata produzione annovera raffinati testi di narrativa, poesia e saggi.

E oggi ci presenta la sua nuova fatica letteraria concepita in quei giorni di chiusure e incertezze che la pandemia ha comportato. Conosciamo, così, una serie di racconti brevi, luminosi, intensi, nati da una forzata solitudine.
Narrazioni da (ri)leggere, oggi, in pomeriggi, ormai, leggeri: “La paura di rimanere vittime del Covid – spiega l’autore – ha segregato un po’ tutti. È stato in quel periodo che mi sono ricordato di Johannes Climacus un romanzo incompiuto di Søren Kierkegaard, dove si narra di un giovane che non esce di casa, ama la sua solitudine e conosce il mondo solo attraverso le descrizioni che gli fa il padre. È stato lui a invitarmi ad evadere con la fantasia.”
Racconti che ripercorrono il tempo, gli anni e che ricordano, tra l’altro, i lutti del nostro Paese come la strage di Bologna in L’Ape Regina, o il terribile terremoto di Amatrice in Nerone e Nerina o storie di ordinaria solitudine degli anziani in Taxi privato. Oppure, che fanno respirare l’allegra spensieratezza giovanile in Lezioni private.
Racconti che tracciano percorsi, che divengono, a nostro dire, spunti di riflessione e perché no, pillole di saggezza.
E, a tal proposito Spada dichiara:
Spunti di riflessione senz’altro; non ci sono fiabe e racconti che non abbiano, come direbbe Vladimir Propp, “radici storiche”. Per quanto riguarda la saggezza, tutto dipende dalla fruizione del singolo lettore che “entra” nella vicenda, la fa sua e decide se amarla o odiarla.”
Racconti per tutte le età, che affidano alla scrittura il ruolo di vestale, custode della conoscenza che diviene parola e che necessita di essere tramandata col il suo valore, con il suo compito formativo, salvifico e relazionale:
Foglio di carta o smartphone, penna o dito, lettera o messaggino… Ieri come oggi, “scrivere” significa tirare fuori qualcosa di sé e avere il desiderio di comunicarla agli altri. Solo così si evita il pericolo della “implosione” e della segregazione individuale e sociale.
È soprattutto ai giovani che bisogna impartire questa lezione, invitandoli a guardare indietro (non avremmo capolavori dove attingere saggezza se non ci fossero stati gli scrittori) e a manifestare le proprie idee senza avere paura delle critiche.
Rita Caramma è giornalista e scrittrice. Per poesia ha pubblicato: “Nella mia ricca solitudine” (Il Filo – Roma – 2005), “Retrospettive dell’inquietudine” (Zona - Arezzo – 2008), “Ti parlerò d’amor” (Drepanum – Trapani – 2016), “Parole di carta, parole di cartone” (Youcanprint – 2018). Per la narrativa il racconto lungo “Tecla” (Youcanprint – 2019). Per il teatro: “Una vestale di nome Ginevra” (Zona – 2010) e “Respiri migranti” (CR – Acireale – 2018), di quest’ultimo ha curato anche la regia. Ha scritto le favole in rima “Il ragno” (Arteincircolo 2007) e “Gelsomina” (Youcanprint – 2018). Ha curato diverse antologie di poesie e racconti. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale, fra questi nel 2010 le è stato conferito il premio “Ercole Patti” per il suo impegno culturale.







