Una narrazione bella, appassionante, a tratti fiabesca che si intreccia e si colloca in una Sicilia lontana secoli, quella dello sbarco dei Turchi del pascià Sinan. Una narrazione che vede da una parte lo stesso pascià e dall’altra donna Lucrezia, giunta in Sicilia dalla Dalmazia, dove era stata rapita per mano dei pirati; ciascuno con il proprio vissuto e sullo sfondo la Storia, tutto raccontato nel romanzo Il fiore del caprifoglio (Europa edizioni) di Alvise Spadaro.
Architetto, ispettore onorario dei Beni Culturali e storico dell’arte, Alvise Spadaro è, tra l’altro, un attento studioso dell’antico Egitto e del Caravaggio. Inoltre, è autore de Il bicchiere della baronessa e de Le pentole di Praneta.
Un romanzo dicevamo a tratti fiabesco, ma legato alla realtà come lo stesso autore ci racconta:
Ho sempre manifestato il piacere che provo a condividere le mie conoscenze, piacere ricambiato soprattutto durante la mia esperienza didattica non solo per la loro particolarità, ma anche per la loro attrattiva. E quindi, leggere di una donna musulmana convertita al cattolicesimo che nel XVI secolo, dopo tanti anni di separazione, incontra sullo stretto di Messina il figlio cattolico convertito all’islam, anche in considerazione del ruolo di questo, non poteva che meritare un approfondimento, contestualizzando la vicenda cronologicamente, geograficamente e socialmente.
Bisognava documentarsi sul contesto storico, geografico e sociale. Entrare nella realtà dell’epoca per mettere in rilievo gli aspetti più interessanti che possano indurre il lettore a un istintivo confronto con il nostro vissuto. E avere conferma che la realtà supera spesso la fantasia come è già accaduto per il mio Il bicchiere della baronessa.
Un bicchiere di vetro che si appanna e si muove da solo, è stato realmente un fenomeno degli anni Trenta del Novecento che ha condotto a Mineo alcuni studiosi anche di oltre Stretto.
E inoltre Le Travestite, storie di trentatré donne costrette al travestimento maschile, unico espediente per poter ottenere in quell’epoca quello che sarebbe successivamente riconosciuto un loro diritto, dove la storia più antica è quella della ellenica Ferenice che si traveste da uomo addirittura rischiando la vita, incredibilmente per l’amore dello sport. E ve ne sono cinque di contesto siciliano.
Un lavoro intenso e di ricerca, quello legato alla sua nuova pubblicazione: quanti anni vi ha impiegato?
Dire più di una decina di anni potrebbe sembrare esagerato, però ovviamente si tratta di un contesto intrecciato ai lavori nell’attività professionale di architetto, come ad esempio la prima fase del restauro di quello che ho chiamato Castello Nelson, dove tra l’altro, come si può leggere anche online, ho scoperto le dimensioni originali della chiesa di Santa Maria di Maniace con i suoi riferimenti al duomo di Monreale.
Al che si aggiunge il pluritrentennale e sempre attuale interesse sul soggiorno siciliano di Caravaggio, periodo non sufficientemente approfondito nelle biografie, che mi ha condotto ad una ricerca fruttuosa con numerose scoperte, considerazioni e relative pubblicazioni come si può rilevare dal mio sito caravaggioinsicilia.it
Il testo è uno spaccato storico ricco di dettagli, aneddoti, ci restituisce un quadro di altri tempi.
Si, ma è sempre attuale un confronto di culture che fanno parte della storia siciliana. Una storia che ci restituisce anche una Messina splendente, ricca, potente e forse nel suo periodo più fulgido. Vede, ho sempre avuto interesse per la conoscenza dei tesori e per la storia della nostra Isola. E credo che così dovrebbe essere per tutti. Comunque è noto che ci sono molti tesori in Sicilia perfettamente sconosciuti, come ad esempio la Pietra di Palermo.
Si tratta di un grosso frammento di una lastra di diorite, con iscrizioni in ambo i lati contenenti le notizie, anno per anno, relative all’antico Egitto a iniziare dal predinastico. Con lo studio dei geroglifici e della storia dell’epoca, sono riuscito a precisare la durata del regno di Khaṧekhemui (sec. XXVII a.C.), studio pubblicato su Geoarcheologia, rivista diretta da Claudio Saporetti.
A ciò si aggiunge lo studio di personaggi ai più sconosciuti, come Andreana Sardo che, durante la cruenta repressione effettuata dalle truppe borboniche nella Catania del 6 Aprile 1849, riuscì a impedire l’incendio del palazzo universitario con archivi, biblioteche e laboratori scientifici.
Con la pubblicazione di alcune lettere inedite sono riuscito a rilevare il contesto parentale e culturale del personaggio così da poter ricevere, allora, una telefonata di Santi Correnti, dispiaciuto di non poterla includere in una sua recente pubblicazione in quanto in stampa, ma la segnala alla compagnia teatrale del Canovaccio, che nell’estate del 2005, rappresenta la vicenda nel cortile del Convitto Cutelli con splendidi costumi d’epoca e con la mirabile interpretazione di Eliana Esposito.
Quanto può essere utile ai giovani di oggi la lettura di testi di ricerca storica come il suo? E, come fare per invogliarli?
La scuola dovrebbe insegnare che conoscere la storia e il territorio in cui si vive non è campanilismo, ma è dovere e necessità. Per poterlo amare e quindi rispettare e custodirlo. La scuola dovrebbe illustrare e insegnare che la Sicilia ha un patrimonio naturalistico, archeologico, artistico e culturale che, se ben valorizzato e poi accortamente divulgato, sarebbe anche una inestimabile risorsa economica.
La sua attività letteraria è ricca e poliedrica. Il suo prossimo lavoro?
Nel computer ho una cartella intitolata “Bozze” con una quarantina di cartelle predisposte per approfondimenti destinati a diverse varietà di stampa, ma quella più «vibrante» contiene notizie e documenti relativi a un monaco benedettino monrealese, mio antenato, indicato tra i promotori della insurrezione palermitana del 1866 conosciuta come Rivolta del sette e mezzo. Un’altra pagina poco nota ma intrigante della storia siciliana.
Rita Caramma è giornalista e scrittrice. Per poesia ha pubblicato: “Nella mia ricca solitudine” (Il Filo – Roma – 2005), “Retrospettive dell’inquietudine” (Zona - Arezzo – 2008), “Ti parlerò d’amor” (Drepanum – Trapani – 2016), “Parole di carta, parole di cartone” (Youcanprint – 2018). Per la narrativa il racconto lungo “Tecla” (Youcanprint – 2019). Per il teatro: “Una vestale di nome Ginevra” (Zona – 2010) e “Respiri migranti” (CR – Acireale – 2018), di quest’ultimo ha curato anche la regia. Ha scritto le favole in rima “Il ragno” (Arteincircolo 2007) e “Gelsomina” (Youcanprint – 2018). Ha curato diverse antologie di poesie e racconti. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale, fra questi nel 2010 le è stato conferito il premio “Ercole Patti” per il suo impegno culturale.







