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Finanziaria. Come mandare in fumo le detrazioni fiscali delle donazioni d’arte allo Stato

di Redazione AAPOC

Riceviamo da Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona e pubblichiamo una riflessione critica sulla Legge di Bilancio, all’articolo 16 ter.
immagine per Finanziaria. Come mandare in fumo le detrazioni fiscali delle donazioni d'arte allo Stato. Pieter Gerritsz van Roestraten, Scrigno con gioielli su un tavolo, ca 1600, 1650
Pieter Gerritsz van Roestraten, Scrigno con gioielli su un tavolo, ca 1600, 1650

L’articolo 16 ter della legge di Bilancio 2025, che di fatto, abroga le detrazioni fiscali delle donazioni di opere d’arte allo Stato e alle sue diramazioni territoriali, sta stoppando progetti in itinere in contraddizione con l’interesse culturale del Paese specialmente in aree periferiche.

In alcune regioni del sud vi erano solo musei archeologici o rurali, nessun museo di contemporaneo od opera di artista della propria città natale (si veda Boccioni a Reggio Calabria). Dove lo Stato è assente, spesso le lacune culturali sono state colmate dall’impegno privato con donazioni di collezioni sulle quali sono stati creati processi di sviluppo culturale che coinvolgono intere comunità  rappresentando l’unica via per intraprendere attività di recupero alla fruizione di un patrimonio, soggetto a rischi sistemici di dispersione.

L’iniziativa privata ha curato il territorio dotandolo di musei che hanno fatto emergere le espressioni culturali locali e la consapevolezza storico-identitaria.

Assetti convenzionali antecedenti al 2025 hanno comportato importanti finanziamenti pubblici per la rifunzionalizzazione degli spazi espositivi. Il 16 ter TUIR ha avuto l’effetto di bloccare progetti in itinere a formazione progressiva con complesse istruttorie pluriennali.

L’effetto è la retrocessione dai programmi dei privati delegittimati, che trattati da controparte, ritirano le opere in corso di donazione, lasciando musei vuoti e chiusi, e vanificando di fatto importanti finanziamenti pubblici commutando investimenti in sprechi.

Negli USA la detrazione fiscale del 50%, delle detrazioni ha arricchito il paese di capolavori, in UK il 30% contribuisce a creare una cultura partecipativa pubblico-privato. In Italia, dove la propensione a donare opere d’arte si è persa, la detrazione al 19%  è riconosciuta solo a chi ha redditi sotto i 75.000 €, condizione che non può rendere possibili donazioni di fatto una presa in giro.

L’abolizione delle detrazioni ai privati del terzo settore è equiparata allo Stato e sue diramazioni territoriali (art. 14 della Costituzione) come se Stato e privati fossero la stessa cosa!

Rimane immutato lo sgravio per le liberalità in denaro. Mille euro donati vengono riconosciuti ma non ciò non vale più per la donazione di un Caravaggio o di un Boccioni.

Se invece vi è un debito con il fisco, la cartella  può essere pagata con denaro o con un opera il cui valore viene riconosciuto al 100%. Queste sono contraddizioni e tracciano scenari paradossali; infatti, ad esempio, il 16 ter non procura alcun introito di rilievo statale perché le donazioni agli enti pubblici sono minime e sempre meno.

Vanifica, invece, milioni pubblici investiti per rifunzionalizzare edifici pubblici che tornano purtroppo a restare vuoti e chiusi, con gli impegni economici evidentemente in fumo.

La Finanziaria 2027 dovrebbe restituire coerenza alla funzione pubblica di tutela e sostegno dello sviluppo culturale e del patrimonio mediante la cooperazione dei privati. L’esigenza del Governo di fare cassa non può e non deve spazzare via contesti e percorsi pluriennali di processi di crescita culturale.

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