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I supercattivi rubano la scena agli eroi alla 37ª edizione del Romics

di Luca Martusciello

Tra le mostre allestite alla 37ª edizione del Romics – Festival internazionale del fumetto, animazione e cinema di Roma, anticipate in questo nostro articolo, vogliamo soffermarci su quella dedicata ai cattivi dei fumetti e, in particolare, agli acerrimi nemici dei supereroi Marvel e DC Comics, intitolata Villains. Le radici del male.

Tavole in esposizione nella mostra Villains. Le radici del male. Ph.Luca Martusciello
Allestimento della mostra Villains. Le radici del male. Ph. Paolo Di Pasquale
Allestimento della mostra Villains. Le radici del male. Ph. Paolo Di Pasquale

Una volta tanto i cattivi hanno rubato la scena ai buoni e lo hanno fatto in grande stile nel padiglione 5 della Fiera di Roma, dove sono state esposte una sessantina di statue da collezione, tavole e illustrazioni originali di artisti del calibro di Otto Shmidt (Siberia, 1972), Darick Robertson (Boston, 1967), John McCrea (Belfast, 1966), Elena Casagrande (Roma, 1983) e Leandro Fernández (Cabildo, 1973), nonché alcuni rari albi da collezione.

L’evento, oltre che una divertente occasione per ammirare le molte opere esposte, è stata un’occasione per approfondire il tema del cattivo nei fumetti e sull’origine ancestrale di questo tòpos.

Il personaggio dell’eroe, per poter spiccare quale esempio del bene nella mitologia religiosa e letteraria, ha sempre avuto bisogno di una nemesi che gli si cotrapponesse con le sua malvagità.

Senza voler scomodare Freud e Jung o le più recenti teorie della psicanalisi, ci basterà dire che l’archetipo del cattivo, quello che gli anglosassoni definiscono villain, è presente con il suo carico di ferocia nella maggior parte delle opere di finzione.

Basti pensare a Caino della Bibbia, a Remo della leggenda romana, entrambi fratricidi; a Sauron e Lord Voldemort, che Tolkien e J. K. Rowling dotano di letali arti magiche per vessare i buoni; ai tanti indimenticabili loschi tipi delle opere di Shakespeare come Iago, che riesce a trascinare Otello nella trappola della gelosia; oppure a Shylock, che reclama la sua libbra di carne del corpo di Antonio nel Mercante di Venezia; fino alla moderna mitologia di Star Wars, in cui troviamo un cattivo da manuale come Darth Vader che nella saga progetta e realizza stermini di massa. Sono, questi, tutti esempi di villain presenti come lo Yin per completare lo Yang della narrazione.

Eraclito sostiene, nella sua dottrina dei contrari, che l’equilibrio nella Natura si basi sulla contrapposizione degli opposti: bene/male, amore/odio lottano incessantemente e nessun’antitesi può esistere senza il suo inverso; realizziamo quindi che nessun eroe può chiamarsi tale se non ha un cattivo con cui confrontarsi.

Questo dualismo è radicato in tutte le culture a partire dalle escatologie religiose/mitologiche: il Ragnarök norreno, lo Yawm al-Qiyāmah islamico, l’apocalisse biblica, il Frashokereti dello zoroastrismo preconizzano quale capitolo finale dell’Uomo una lotta tra bene e il male. Altre culture, anche nella cosmogonia, narrano di una contrapposizione tra opposti quale origine della Vita: il taoismo, la mitologia vedica ecc.

I film d’avventura, i romanzi d’appendice, le fiabe, la mitologia, la fantascienza, i cartoni animati, ci hanno abituato alle schermaglie tra buoni e cattivi: Braccio di Ferro/Bluto, Tom & Jerry, 007/Goldfinger, Jim Hawkins/Long John Silver, Dr. Jekyll/Mr. Hyde, Ulisse/Polifemo sono solo alcuni dei possibili esempi scelti tra migliaia.

immagine per Statuette di villain in mostra al 37°Romics. Ph. Paolo Di Pasquale
Statuette di villain in mostra al 37°Romics. Ph. Paolo Di Pasquale

Anche nei fumetti troviamo gli stessi schemi: ogni volta che vediamo in azione un eroe troveremo, poche pagine prima o dopo, un perfido che agisce nell’ombra rubando la scena al protagonista.

Non è sempre necessario che le azioni malvage abbiano uno scopo e infatti i primissimi cattivi dei comics erano figure stereotipate, come nel caso del topo Ignatz che, senza motivo, si accaniva a colpi di mattone contro l’innamorato Krazy Kat dell’omonima striscia comica di  George Herriman (New Orleans, 1880 – Los Angeles, 1944) o lo spietato Ming di Flash Gordon di Alex Raymond (New Rochelle, 1909 – Westport, 1956) oppure il losco Barbariccia del Signor Bonaventura di Sergio Tofano (Roma, 1886 – 1973).

Personaggi standardizzati a partire dalla loro eccessiva caratterizzazione espressiva, dalle loro violente esplosioni emotive, sino al loro abbigliamento, alle loro azioni, al loro linguaggio.

Questa iniziale ritrosia a rendere tridimensionali i cattivi è stata nel tempo abbandonata fino al punto in cui uno di questi è il vero protagonista della narrazione e a cui si dedica la massima cura (p.es. Hannibal Lecter, Freddy Krueger, Dracula, ecc.).

Anche e soprattutto nel mondo dei supereroi, gli oscuri ricoprono un ruolo essenziale per il successo della loro nemesi; alcuni dei più iconici “eroi in calzamaglia” sono inscindibilmente ricordati proprio in contrapposizione con il loro villain d’ordinanza: Superman vs. Lex Luthor, Batman vs. Jocker, Capitan America vs. Teschio Rosso, gli X-Men vs. Magneto, i Fantastici 4 vs. Dottor Destino e così via.

Senza il loro spietato avversario, molti supereroi sarebbero certamente disoccupati, impegnati a sorvegliare i cantieri del PNRR oppure più utilmente indaffarati a fermare guerre preventive in giro per il mondo.

Addirittura, nei colori dei costumi indossati, i villain si distiguono dai buoni: colori primari per questi e secondari per i cattivi. Gli antagonisti degli eroi, vezzosamente, decorano i mantelli, le maschere e la lycra dei loro costumi con colori specifici.

A tale proposito uno studio del giornalista e saggista Tim Leong, pubblicato nel libro Super Graphic: A Visual Guide to the Comic Book Universe, dopo aver esaminato una mole impressionante di albi di supereroi, ha  confermato  che i colori più usati per i personaggi negativi sono proprio l’arancione, il verde e il viola.

Il motivo potrebbe essere che i colori primari erano stati prelazionati per i costumi dei supereroi che, con le tecniche di stampa in quadricromia (giallo, ciano, magenta e nero), dovevano risultare più definiti; di conseguenza, i cattivi dovevano accontentarsi dei rimasugli avanzati nella tavolozza.

Risultato secondario di tale soluzione tecnica è stato l’effetto psicologico legato all’utilizzo di tonalità visivamente disturbanti nella lettura quali, appunto, il viola e il verde.

Se nella mostra del Romics è stato tentata la messa in ordine nella panoplia di cattivi dividendoli in base alla casa editrice di appartenenza,  accennando en passant alle loro possibili caratteristiche psicologiche (mutaforma, narcisisti, dissociati, esplosivamenrte violenti, ecc.), fisiche (metaumani, mutanti, zoomorfi) o alla loro provenienza (divinità, alieni, universi paralleli), sarebbe invece interessante incasellarli tenendo conto delle azioni compiute e delle loro motivazioni.

Seppure consci che per esigenze narrative e per oggettiva difficoltà ad entrare nella testa di personalità così contorte come quelle dei villain, una simile divisione è quantomeno effimera e il salto da una categoria a un’altra è possibile e addirittura ricorrente nei fumetti, identifichiamo alcune tipologie di malvagi o aspiranti tali.

 

I personaggi che commettono brutte azioni per cattivi motivi sono, appunto, i villain per eccellenza.

Spesso si ignora la causa scatenante della loro negatività ma, in ogni caso, lo scopo che si prefiggono non giustificherebbe i mezzi impiegati per ottenerlo.

In questo calderone inseriamo Patriota (Homelander) del fumetto The Boys scritto da Garth Ennis e disegnato da Darick Robertson a partire dal 2006, da cui è stato tratto l’omonima serie televisiva che ha dato notorietà al personaggio anche al di fuori del mondo dei comics.

A questo superman al contrario si possono attribuire tutte le nefandezze possibili che tuttavia, nel fumetto, non bastano ad alienargli i favori degli americani, ottenebrati dalla campagna mediatica imbastita intorno a lui dalla società Voight che lo ha creato, che lo sfrutta economicamente ma a cui poi sfugge di mano: vi ricorda qualcuno?!

immagine per Statuetta da collezione di Teschio Rosso in mostra al 37°Romics. Ph. Paolo Di Pasquale
Statuetta da collezione di Teschio Rosso in mostra al 37°Romics. Ph. Paolo Di Pasquale

Nello stesso contenitore (brutte azioni per cattivi motivi) troviamo Teschio Rosso (Red Skull) ideato da France Herron, Jack Kirby e Joe Simon nel 1941, le cui azioni malvagie sono volte a far risorgere il nazismo. A lui si oppone Capitan America non ancora relegato dal governo statunitense nella lista dei terroristi (forse perché “antifa” dichiarato): succederà nella saga Marvel Civil War.

Ancora dopo collochiamo Dottor Octopus (Doctor Octopus), il classico scienziato pazzo creato da  Stan Lee e disegnato da Steve Ditko nel 1963 che, dal terzo numero di The Amazing Spider-Man in poi, si è fronteggiato con l’Uomo Ragno. Octopus è uno dei tanti cattivi dei fumetti che diventano tali dopo aver subìto un incidente e le cui azioni nefaste non hanno che scopi peggiori.

Nella stessa tipologia includiamo altri due nemici storici dell’Uomo Ragno: Lizard e Goblin. Il primo, creato da Stan Lee e disegnato da Steve Ditko, è diventato una lucertola (lizard, appunto) nel numero 6 di The Amazing Spider-Man (novembre 1963) dopo essersi inoculato un siero sperimentale che avrebbe dovuto fargli ricrescere il braccio amputatogli in Vietnam.

Goblin è apparso nel numero 14 di The Amazing Spider-Man  (luglio 1964) sempre ad opera della coppia Lee/Ditko ed è diventato folle dopo un incidente di laboratorio.

immagine per Statuetta del Dottor Destino esposta in Villains. Le radici del male. Ph. Paolo Di Pasquale
Statuetta del Dottor Destino esposta in Villains. Le radici del male. Ph. Paolo Di Pasquale

Ancora a Stan Lee e dall’arte di Jack Kirby, non a caso soprannominato “The King“, dobbiamo la creazione di due dei più iconici nemici dei Fantastici Quattro (Fantastic Four): l’Uomo Talpa (Mole Man), attivo con i suoi folli propositi di conquista della Terra sin dal primo numero della rivista (novembre 1961), e il Dottor Destino (Doctor Doom), apparso sul quinto numero (luglio 1962).

Se l’indole maligna dell’Uomo Talpa viene giustificata dalle vessazioni subite per il suo orrendo aspetto e dallo shock patito per la perdita della vista, per il Dottor Destino, inizialmente, non si  forniscono motivazioni se non l’arrivismo e l’avidità di potere lasciando incomprensibili tratti caratteriali estremi.

Si accenna al fatto che il dottore era rimasto sfigurato durante un esperimento scientifico ma nulla che delineasse maggiormente il soggetto. Improvvisamente, sul numero 8 di Astonishing Tales del 1971, in un’avventura sceneggiata e disegnata da Gerry Conway, il personaggio rivela tratti umani e addirittura commoventi.

La storia si intitola Though Some Call It Magic! e per la prima volta vediamo un Destino impaurito, costretto in una lotta impari e disperata contro un demonio evocato da lui stesso nei sotterranei del suo castello per patteggiare la liberazione dell’anima della madre morta e relegata all’inferno poiché strega.

Destino viene battuto e, straziato dal dolore, affranto dalla fatica e frustrato per l’imbattibilità del nemico, si appoggia al vecchio servitore. Poi, in un moto di orgoglio lo allontana, arrancando solitario fuori dalla cripta.

In Italia, a questa splendida e toccante storia non fu dato il meritato spazio ma fu strizzata come appendice del numero 47 de I Fantastici Quattro con l’ultima pagina stampata addirittura in bianco e nero sulla terza di copertina e offuscata dalla prima storia dell’albo, Questo uomo o questo mostro? ritenuta da molti una delle più struggenti storie del duo Lee/Kirby.

immagine per Busti di Joker e Harley Quinn in mostra al 37°Romics. Ph. Paolo Di Pasquale
Busti di Joker e Harley Quinn in mostra al 37°Romics. Ph. Paolo Di Pasquale
immagien per Ritratto di Joker disegnato da Otto Schmidt, esposto nella mostra Villains. Le radici del Male
Ritratto di Joker disegnato da Otto Schmidt, esposto nella mostra Villains. Le radici del Male

Joker è un altro esempio di personaggi che compiono cattive azioni per cattivi motivi; antagonista di Batman dal primo numero della rivista (aprile 1940), ideato da  Bill Finger, disegnato da Jerry Robinson su testi di Bob Kane, in  vari sondaggi si colloca sempre ai primi posti come villain “più amato” dai lettori.

Ha subìto nel corso del tempo una radicale evoluzione che, pur mantenendolo sostanzialmente uno psicopatico e disadattato, lo ha reso più credibile e sfaccettato, creandogli una plausibile storia di abusi e violenze subite da bambino che lo avrebbero reso folle.

Una trama molto simile a quella de L’uomo che ride (L’Homme qui rit, 1969) di Victor Hugo ma completamente diversa da quella narrata, invece, nel film del 1919, Joker, interpretato da Joaquin Phoenix, diretto da Todd Phillips, bollato dai fan di Batman come fuori dai canoni e opera nella quale quel protagonista è solo un pretesto; nonostante questi pareri critici, il film si aggiudica nel 2019 il  Leone d’oro al miglior film al festival di Venezia e nel 2020 l’Oscar e il Golden Globe al miglior attore protagonista.

immagine per Particolare della statuetta da collezione di Loki, in mostra al 37°Romics. Ph. Luca Martusciello
Particolare della statuetta da collezione di Loki, in mostra al 37°Romics. Ph. Luca Martusciello

L’ultimo villain che vogliamo prendere ad esempio come “male assoluto” è Loki, nemesi del fratello Thor che agisce nell’olimpo norreno reinventato da Stan Lee per la Marvel nell’agosto del 1962, sceneggiato da Larry Lieber e disegnato da Jack Kirby.

Thor e Loki sono entrambi figli di Odino ma, mentre il primo è suo figlio naturale ed è l’Eroe assoluto, il secondo è suo figlio adottivo e impersonificazione della cattiveria, della malignità e dell’invidia.

Loki è un villain atipico: è mosso in ogni sua macchinazione dal rancore per essere stato privato (afferma: “derubato”), del suo diritto alla successione al trono di Asgard dal fratello maggiore.

Abbandonato dai genitori naturali perché debole, nonostante l’autorità di suo padre adottivo Odino, è continuamente vessato dagli altri eroi di Asgard. Giustificate o no, le sue azioni sono comunque malvage e Loki è la prova vivente che “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” visto che nessuna delle sue articolate ma inconcludenti macchinazioni ha successo.

Alcune gli si rivoltano contro come il suo tentativo di aizzare Hulk contro il fratello che invece spinge altri supereroi ad associarsi contro di lui e a creare il gruppo degli Avengers: un piano fantozziano che finisce inevitabilmente male per il maldestro. Suoi tratti burleschi vengono mantenuti nella sua trasposizione televisiva e cinematografica.

immagine per Copertina del saggio Loki di George Dumézil, pubblicato in Italia dall'Adelphi
Copertina del saggio Loki di George Dumézil, pubblicato in Italia dall’Adelphi

Il personaggio di Loki ha una genesi particolare: fu introdotto nel mondo supereoistico della Marvel da Stan Lee insieme agli altri personaggi dell’olimpo norreno dopo aver attinto a mani basse dalle mitologie classiche.

Le sue caratteristiche psicologiche sono molto simili a quelle che ritroviamo nelle saghe scandinave ma la vera storia di Loki è narrata nei poemi anonimi vichinghi raccolti in vari corpus letterari (i cosiddetti “Edda”), soprattutto quello di Snorri Sturluson redatto all’incirca alla fine del XII secolo e che prende il nome di Edda in prosa, e nel Gesta Danorum del danese Saxo Grammaticus nello stesso periodo.

Per questo lavoro di ricostruzione mitologica ci viene in aiuto l’ottimo ed esaustivo saggio Loki (1948) dello storico, linguista e filologo francese George Dumézil (Parigi, 1898 – 1986), più volte aggiornato e arricchito dall’autore e tradotto in italiano da Adelphi quest’autunno.

Se Loki è una delle divinità scandinave, esibisce caratteristiche atipiche: non ha un culto a lui dedicato e non ha luoghi geografici a lui intitolati, tanto da far sospettare che non si tratti propriamente di un dio (Asi) a tutti gli effetti, seppure dotato di poteri sovrumani, bensì di una figura folkloristica.

Loki è il compagno di avventure di Odino (e suo “fratello di giuramento”) e di Thor ma sin da subito rivela il suo carattere burlesco, tendente al malevolo, fino a rivelarsi poi decisamente malvagio tanto da essere condannato all’eterno supplizio. Di spiccata intelligenza e curiosità ma anche di estrema superficialità e codardia, le sue azioni raramente finiscono bene.

Per ovviare a una sua avventata promessa, deve interrompere il lavoro di costruzione di una fortezza da parte di un gigante poiché se questi avesse terminato il fabbricato entro l’inizio dell’estate, avrebbe dovuto ricevere in cambio il Sole la Luna e la bellissima dea Freja. Loki si trasforma in giumenta che distrae il cavallo da lavoro del gigante ma viene messa incinta dallo stallone.

Inventa la rete da pesca, ma l’oggetto viene usato contro di lui per imprigionarlo dopo che si era trasformato in salmone per fuggire da una vendetta degli Asi. Usa ancora il suo potere di mutaforma per diventare una mosca e rovinare la fusione del famoso martello di Thor infastidendo il fabbro.

Dispettoso, taglia i capelli di Sif (la più bella delle dee norrene) e quando il marito Thor lo viene a sapere, minaccia l’empio di rompergli tutte le ossa se non avesse ottenuto dagli Elfi neri una chioma d’oro per sostituire quella tagliata.

A Loki si deve, in ultimo, la responsabilità dell’uccisione del dio Baldtr, quintessenza della purezza della bellezza e della bontà, colpito a morte da una freccia scagliata dall’inconsapevole dio cieco Höðr istigato dal burlone. Non contento, questo impedisce la resurrezione di Baldtr macchinando un piano per relegarlo per sempre nell’Ade.

La sua malvagità sarà punita: Loki viene legato ad un masso con gli intestini di suo figlio e costretto a subire il veleno di un serpente che gli cola sul volto. Questo fino alla fine dei giorni, allorquando non riuscirà a liberarsi e a vendicarsi. Speriamo il più tardi possibile.

immagine per Statuetta da collezione di Loki in mostra al 37°Romics. Ph. Luca Martusciello
Statuetta da collezione di Loki in mostra al 37°Romics. Ph. Luca Martusciello

La lettura del saggio di George Dumézil è illuminante e mette in relazione la figura di Loki (il trickster di molte leggende di varie culture), con simili personaggi di altre religioni, in particolare con il Syrdon degli Osseti, dimostrando come le religioni si siano diffuse in tutto il mondo attraverso strade impensabili e come la mitologia nodica abbia origini comuni con quella caucasica e tratti comuni con quella cristiana, se non vogliamo ignorare le leggende popolari che accostano i tratti peculiari di Loki/Syrdon con quelli di Satana.

Tornando al mondo dei fumetti e alle nostre suddivisioni, i personaggi che compiono buone azioni per cattivi motivi non sono molti.

È possibile che alcuni dei villain delle categoria precedente decidano di compiere per brevi periodi e ob torto collo tali azioni virtuose come parte di un’operazione simpatia propedeutica all’attuazione di piani malvagi oppure come tasselli di un’articolata strategia, perseguendo sempre scopi malevoli nella loro hidden agenda.

In questa categoria inseriamo sicuramente tutti gli pseudo-eroi di The Boys: oltre al già menzionato Patriota, anche A-Train, Black Noir e Abisso.

immagine per Statuetta da collezione di Magneto in mostra al 37°Romics. Ph. Luca Martusciello
Statuetta da collezione di Magneto in mostra al 37°Romics. Ph. Luca Martusciello

Quelli che commettono brutte azioni per buoni motivi sono invece definiti antieroi; per essere inseriti in questa categoria è necessario che il loro modo di agire sia obiettivamente riprovevole ma che sia comunque giustificato o giustificabile da motivi superiori come, ad esempio,  il  bene comune, la difesa dei più deboli, la tutela dell’ambiente, il mantenimento della pace oppure la giustizia che, in alcune narrazioni, diventa indistinguibile dalla vendetta.

L’antieroe è talvolta roso dal rimorso per le sue azioni ma, più frequentemente, tacita senza problemi la sua coscienza, convinto della necessità della sua condotta. La sua storia personale è spesso travagliata, il suo carattere borderline alterato da traumi infantili, perdite o ingiustizie subite.

Il conte di Montecristo rientrerebbe a buon titolo in questo gruppo ma, volendo restringere gli esempi a quelli tratti dal mondo dei supereroi dei fumetti, il primo che ci viene in mente è Magneto, capo dei mutanti cattivi antagonisti degli X-Men.

Il personaggio appare sul primo numero dell’albo The X-Men (settembre 1963), creato da Stan Lee e disegnato da Jack Kirby. Il villain vuole imporre al Mondo la supremazia del cosiddetto homo superior, ossia i mutanti, che crede siano l’evoluzione darwiniana dell’homo sapiens. Per Magneto la razza umana non merita più di dominare la terra (e quando mai ne è stata degna, ci chiediamo noi).

Dovremo aspettare molti anni prima che si delinei il carattere del personaggio e che se ne comprendano le motivazioni: nel 2008 esce a puntate la storia Testament e, grazie allo sceneggiatore Greg Pak (documentatosi presso il Simon Wiesenthal Center) e ai disegni di Carmine Di Giandomenico, la tragica storia di Max Eisenhardt (aka Magneto) viene rivelata.

L’uomo ha origini ebraiche ed à sopravvissuto all’Olocausto e ai campi di concentramento nazisti. Dopo la seconda guerra mondiale Magneto si rifugia in un piccolo villaggio e si sposa con Magda con la quale ha una figlia che presto manifesta poteri sovrumani. Ciò attira su di lei l’odio dei compaesani che la uccidono.

Magneto impazzito dal dolore stermina tutti gli abitanti del villaggio. Da quel momento si convince che tutti i mutanti siano in  pericolo; è determinato a difenderli dalla società che li teme e li discrimina affinché non subiscano una sorte analoga a quella subita nella Shoa dagli ebrei.

immagine per Wolverine in azione in una tavola esposta nella mostra The Art of Sara Pichelli… nella precedente 36ª edizione del Romics
Wolverine in azione in una tavola esposta nella mostra The Art of Sara Pichelli… nella precedente 36ª edizione del Romics

Un altro antieroe Marvel che possiamo annoverare in tale genere è Frank Castle, alias il Punitore (Punisher), creato da Gerry Conway e disegnato da Ross Andru e John Romita Sr. nel 1974. Il personaggio nasce inizialmente come antagonista dell’Uomo-Ragno ma si ritaglia presto uno spazio proprio, anche nel cinema, come protagonista.

Il Punitore è un veterano del Vietnam che diventata assassino di criminali per vendicare l’uccisione della sua famiglia da parte della Mafia. Sempre della Marvel e nella stessa categoria troviamo sia l’eroe a pagamento Luke Cage, creato nel 1972 per cavalcare la moda della blaxploitation, e Wolverine, che senza troppe remore, affetta i nemici come se non ci fosse un domani.

immagine per Galactus, il divoratore di mondi. Statua da collezione nella mostra Villains. Le radici del male. Ph. Luca Martusciello
Galactus, il divoratore di mondi. Statua da collezione nella mostra Villains. Le radici del male. Ph. Luca Martusciello
immagine per Particolare della statua da collezione di Doomsday in mostra al 37°Romics. Ph. Paolo Di Pasquale
Particolare della statua da collezione di Doomsday in mostra al 37°Romics. Ph. Paolo Di Pasquale

Sfuggono alle nostre (semplicistiche ma soggettive) classificazioni alcuni personaggi, di solito semidei, mostri e alieni, che agiscono per motivi incomprensibili e le cui azioni vanno oltre ogni giudizio.

Le loro motivazioni non sono misurabili con il comune metro di giudizio o scala di valori: è questo il caso di Galactus dell’universo narrativo Marvel creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1966.

Il personaggio è chiamato anche “il divoratore di mondi” perchè per sopravvivere deve, appunto, nutrirsi di pianeti senza curarsi dell’estinzione degli esseri viventi che li abitano.

Per la DC Comics prendiamo come esempio Doomsday, mostro alieno creato e disegnato da Dan Jurgens nel 1992 a cui si imputa l’uccisione dell’Uomo d’acciaio nella miniserie The Death of Superman.

La mostra Villains. Le radici del male è stata, in definitiva, un ottimo pretesto per riflettere sull’importanza della figura del cattivo, del malvagio, dell’antieroe nel mondo narrativo e su di un tòpos così radicato nella nostra cultura.

La mancanza di una nemesi dell’eroe in ogni avventura ne svilisce la figura e le imprese mentre la presenza di un malevolo antagonista rende più accattivanti ed epiche le storie.

Testi citati:

George Dumézil, Loki, Milano, Collezione Il ramo d’oro n.78, Adelphi, 2026, ISBN 978-88-439-4145-0

Informazioni mostra: Villains. Le radici del male. 

  • Organizzata da: Romics da giovedì 1º a domenica 4 ottobre 2026
  • Progetto editoriale: Max Giovagnoli
  • Graphic Designer: Morgan Naponiello
  • Contributi: CArt Gallery, Elite Talent Management, Fabrizio D’Amelia (Statue Collector),  Tomatofarm Agency
immagine per Luca Martusciello
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Luca Martusciello è nato a Roma nel 1966. Laureato in Scienze organizzative e gestionali, da sempre appassionato di fumetti, è anche un vorace fruitore di fantascienza in tutte le sue ramificazioni ed espressioni.

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