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La capsula del tempo di Tillie Walden alla 60a edizione del Lucca Comics & Games.

di Luca Martusciello

È in continuo arricchimento il programma della 60a edizione del Lucca Comics & Games che, come anticipato in un nostro precedente articolo, si svolgerà dal 28 ottobre al 1° novembre 2026.

Tra i moltissimi appuntamenti e iniziative che animeranno il festival lucchese, è stata confermata la presenza dell’artista statunitense Tillie Walden (San Diego, 1996) a cui è stata dedicata la mostra Time Capsule allestita a Palazzo Guinigi, aperta ai visitatori dal 3 ottobre fino al 1° novembre, giorno di chiusura del festival.

Il titolo della mostra è tratto una frase della stessa Walden che, nella postfazione dell’ultimo volume della trilogia Clementine, pubblicata in Italia da Saldapress, afferma:

“Ogni libro che faccio finisce per diventare una specie di capsula del tempo. Quando riguardo i miei vecchi lavori, riesco a ricordare chi ero quando l’ho disegnato.”

 

immagine per edizioni italiane delle opere della fumettista Tillie Walden
edizioni italiane delle opere della fumettista Tillie Walden
immagine per Tillie Walden nel 2018. Ph. Ferran Cornellà. Courtesy by Wikimedia.
Tillie Walden nel 2018. Ph. Ferran Cornellà. Courtesy by Wikimedia.

Tillie Walden, artista precoce, pubblica appena diciottenne il suo primo lavoro, La fine dell’estate (The End of Summer, 2015): un onirico tributo all’artista Winsor McCay (Spring Lake, 1867 – Brooklyn, 1934) e al suo personaggio Little Nemo le cui tavole l’hanno affascinata sin da quando era bambina.

I crediti verso il fumetto di McCay è palese e qui si manifesta senza possibilità di fraintendimenti attraverso le atmosfere fantastiche, le trame surreali i disegni curati, le architetture art nouveau e la rappresentazione di elementi fuori scala.

Ulteriore tributo al personaggio di Little Nemo è il nome assegnato al gigantesco gatto bianco della storia, appunto: Nemo.

Le tavole sono realizzate in un sottile bianco e nero cui è stata data concretezza con acquarellato grigio o misurati fondi scuri. La storia, tuttavia, da surreale presto diventa confusa e l’avvitamento narrativo è solo parzialmente giustificabile con l’ambientazione magica o allegorica.

Pur con questo difetto, il fumetto si mette in risalto negli USA nel 2016 durante il festival della piccola editoria, garantendo all’autrice l’assegnazione dell’Ignatz Award come migliore artista.

immagine per Tillie Walden, La fine dell'estate. Prime pagine dell'edizione italiana pubblicata da Bao Publishing.
Tillie Walden, La fine dell’estate. Prime pagine dell’edizione italiana pubblicata da Bao Publishing.

Dello stesso anno, ma dai contenuti completamente diversi, è la storia Amo questa parte (I Love This Part) che si sviluppa attraverso una serie di istantanee autobiografiche scollegate cronologicamente tra di loro ma incentrate sull’adolescenza dell’autrice, quindi fortemente realistiche e introspettive.

Le brevi sequenze sembrano quasi oggetti simbolici scelti per essere rinchiusi in una Time Capsule, e fotografano con chiarezza un periodo della vita dell’artista, quello in cui prese confidenza con l’amore adolescenziale e con la sua omosessualità, tema,  quest’ultimo, ricorrente in tutte le sue opere.

Le sequenze sono brevi, disegnate con tratto grasso e ben marcato in un bianco e nero arricchito da acquarellati grigi e lavanda.

Grazie a quest’opera Tillie Walden vince, sempre nel 2016, un altro Ignatz Award, come nuovo talento.

Questa produzione è sicuramente gradevole ma non indimenticabile, come non lo sono le sue altre opere d’esordio, tutte riunite nella raccolta Alone in Space del 2021, pubblicata in Italia da Bao Publishing (La solitudine dello Spazio, 2022).

immagine per Tillie Walden, Amo questa parte. Una tavola dell'edizione italiana pubblicata da Bao Publishing.
Tillie Walden, Amo questa parte. Una tavola dell’edizione italiana pubblicata da Bao Publishing.

Segue quindi Trottole (Spinning, 2017) un lavoro finalmente completo e maturo, sotto tutti i punti di vista, nel quale l’artista ha modo di mettere in mostra il suo talento grazie a uno stile originale sia nella narrazione, sia nei disegni.

immagine per Tillie Walden, Trottole. Copertina dell'edizione italiana pubblicata da Mondadori (Oscar Ink).
Tillie Walden, Trottole. Copertina dell’edizione italiana pubblicata da Mondadori (Oscar Ink).

Le tavole sono in bianco e nero valorizzate da toni grigi, con sprazzi sporadici di giallo, come a voler sottolineare con questo colore primario alcuni momenti topici.

L’espediente è simile a quello adottato da Frank Miller nel suo Sin City per far spiccare il “That Yellow Bastard” tra le campiture nere.

immagine per Tillie Walden, particolare da una tavola di Trottole, ed. Mondadori.
Tillie Walden, particolare da una tavola di Trottole, ed. Mondadori.

Il giallo si aggiunge al bianco e nero per sottolineare alcuni momenti topici.
Anche qui troviamo una storia autobiografica che, nelle intenzioni dell’artista, sarebbe dovuta essere un reportage, una finestra aperta sul mondo del pattinaggio sportivo ma che è diventata un memoire grafico.

In Trottole, Tillie Walden affronta con impellenza i punti di svolta della sua adolescenza, a partire dalla spasmodica ricerca di affetto e considerazione che la spingerà verso il pattinaggio competitivo e la musica.

La presa di coscienza del suo orientamento sessuale, l’attrazione verso le ragazze, le prime esperienze sentimentali queer con la sua amica del cuore e la cocente delusione dell’abbandono, l’accompagneranno verso la maturità emotiva e ad allontanarsi dallo sport, fino al catartico coming out.

La stessa autrice, in una vignetta di Q&A (2017) afferma:

“Posso usare i fumetti per raccontare qualsiasi storia della mia vita che ho bisogno di raccontare”.

Il fumetto è quindi per Walden uno strumento d’introspezione e in Trottole è decisamente evidente, avendo adattato il disegno ai ritmi delle vicende: il tratto è accurato e definito nella rappresentazione degli interminabili e ripetitivi allenamenti sulle fredde piste di ghiaccio e negli stranianti palazzetti del ghiaccio (i nonluoghi così ben spiegati da Marc Augé) questi ultimi disegnati con attenta cura, prova dell’amore dell’autrice per l’architettura.

La matita si muove invece con foga per seguire il ritmo delle vicende più emotivamente impattanti: l’abuso da parte di un suo tutor che considerava un amico è descritto con freddezza, con sbrigativi ma efficaci tratti.

In queste tavole, la fumettista non si cura neanche di dare un volto all’assalitore, quasi non meritasse più di avere una faccia o come se non fosse necessario, rappresentando egli la quintessenza del predatore sessuale.

Il segno, al contrario, diventa morbido e accurato nelle scene di intimità e per rappresentare le prime esplorazioni con le ragazze; riprende ancora una volta velocità e ritorna sintetico per descrivere un incidente d’auto, dimostrando che l’autrice ha ben appreso la lezione di Will Eisner secondo cui troppi particolari intralciano e rallentano la storia.

immagine per Tillie Walden, particolare da una tavola di Trottole, ed. Mondadori.
Tillie Walden, particolare da una tavola di Trottole, ed. Mondadori.
immagien per Tillie Walden, particolare di un edificio da una tavola di Trottole,edizione italiana pubblicata da Mondadori (Oscar Ink).
Tillie Walden, particolare di un edificio da una tavola di Trottole, edizione italiana pubblicata da Mondadori (Oscar Ink).

Il successivo Su un raggio di sole (On a Sunbeam, 2018), seppure finalista al prestigioso Hugo Awards nella categoria migliore storia grafica, è un mattone di 540 pagine che vorremmo dimenticare. L’ambientazione fantastica e gli scenari onirici non bastano a giustificare una storia caotica e incomprensibile.

I personaggi agiscono con poco costrutto, saltando avanti e indietro da flashback a flashforward inanellati senza rispetto per il lettore che viene abbandonato privo di bussola, perso tra i troppi voli pindarici nella trama.

I protagonisti sono mal definiti, i disegni frettolosi, i dialoghi oscillano tra lo sciatto e il verboso, non funzionali né alla comprensione della storia né all’empatia verso i personaggi.

A differenza dei suoi primi ed eleganti lavori in bianco e nero di Tillie Walden, qui troviamo un uso sconsiderato dei colori, spalmati sulle tavole senza logica nell’uso della tavolozza. Un’opera insomma, purtroppo dimenticabile.

immagine per Tillie Walden, Copertina di Su un raggio di sole, edizione italiana pubblicata da Bao Publishing.
Tillie Walden, Copertina di Su un raggio di sole, edizione italiana pubblicata da Bao Publishing.
immagine per Tillie Walden, Tavola di Su un raggio di sole, ed. Bao Publishing.
Tillie Walden, Tavola di Su un raggio di sole, ed. Bao Publishing.
immagine per Tillie Walden, Tavola di Su un raggio di sole, ed. Bao Publishing.
Tillie Walden, Tavola di Su un raggio di sole, ed. Bao Publishing.

Un passo falso dell’autrice. Concedendole tutte le linee di credito possibili, potremmo definire Su un raggio di sole solo un incidente di percorso, considerato che poco dopo darà alle stampe il bellissimo romanzo grafico Mi stai ascoltando? (Are You Listening?, 2020) il cui stile è un prezioso omaggio alle opere Hayao Miyazaki (Tokyo, 1941), un altro dei riferimenti artistici di Tillie Walden.

immagine per Tillie Walden, Mi stai ascoltando? Copertina dell'edizione italiana pubblicata da Bao Publishing.
Tillie Walden, Mi stai ascoltando? Copertina dell’edizione italiana pubblicata da Bao Publishing.

Le protagoniste del racconto sono due ragazze che casualmente si incontrano, diventano compagne di viaggio e poi amiche. Il percorso è solo inizialmente reale e, ben presto, diventa un itinerario interiore e spirituale, uno strumento di autoanalisi alla ricerca della propria collocazione nel mondo.

Il viaggio raccontato dalla fumettista non è altro che un cammino simbolico di due giovani lesbiche in un’America sempre più aliena.

In questo romanzo grafico ritroviamo una storia comprensibile e ben articolata che, pur con sprazzi di incontinenza surreale e allegorica (eccessivo il citato tributo al genio di Miyazaki), tratta argomenti concreti e dolorosi, ricorrenti nelle opere di Tillie Walden, come la violenza sessuale, l’emarginazione e l’alienazione.

L’artista, nella postfazione al libro, si lamenta di aver impiegato troppo tempo per la sua realizzazione e di aver velocizzato un po’ grazie all’aiuto di un colorista (Jarad Greene); crediamo che tale tempo sia stato invece ben speso e che proprio la fretta sia stata la causa principale della caduta di qualità di altri suoi lavori.

Mi stai ascoltando? è invece un’opera forte e matura, tanto da essere stata premiata con l’Eisner Award per il migliore nuovo album grafico del 2020.

immagine per Tillie Walden, Mi stai ascoltando? Tavola dall'edizione Bao Publishing.
Tillie Walden, Mi stai ascoltando? Tavola dall’edizione Bao Publishing.

I disegni, come abbiamo rilevato, sono un atto di ammirazione verso le opere di Hayao Miyazaki, e sono curati ma non banali, con dialoghi solidi e colori funzionali alla narrazione.

immagine per Tillie Walden, Mi stai ascoltando? Tavola dall'edizione Bao Publishing.
Tillie Walden, Mi stai ascoltando? Tavola dall’edizione Bao Publishing.

Tra il 2022 e il 2025 Tillie Walden si cimenta con una storia sugli zombi, topos dell’horror e della fantascienza postapocalittica, realizzando tre albi ambientati nell’universo narrativo di The Walking Dead.

Il lavoro si colloca come appendice autoconclusiva alla serie fumettistica creata da Robert Kirkman (Richmond, 1978) terminata nel 2019.

La trilogia, i cui volumi hanno tutti ricevuto una candidatura all’Eisner Award, prende il nome dalla sua protagonista, Clementine.

L’opera è stata pubblicata in Italia dalla lungimirante Saldapress che, ben prima del successo dell’omonima serie televisiva e delle opere derivate da The Walking Dead, si è assicurata i diritti per l’Italia degli innovativi fumetti sui morti viventi.

immagine per La trilogia Clementine di Tillie Walden. Edizione italiana Saldapress.
La trilogia Clementine di Tillie Walden. Edizione italiana Saldapress.

I disegni come routine per le serie e gli spin-of di The Walking Dead, sono in bianco e nero, anche qui arricchiti dai toni di grigio di Cliff Rathburn che aveva già inchiostrato la maggior parte degli albi della lunga serie di Kirkman.

La realizzazione delle circa 750 pagine della storia si è protratta per alcuni anni e, supponiamo, con diversa ispirazione da parte della fumettista; a causa di ciò lo stile è disomogeneo e a tratti affrettato.

L’urgenza narrativa e la scarsa differenziazione grafica dei personaggi rendono poco chiare molte scene, tra cui quelle topiche d’azione, ma tale difetto non sminuisce in alcun modo un’opera comunque avvincente e di spessore, raccontata con scelte narrative inusuali rispetto ai classici (e spesso inflazionati) stilemi dell’horror.

immagine per Tillie Walden, Clementine. Libro tre. Tavola dall'edizione italiana Saldapress.
Tillie Walden, Clementine. Libro tre. Tavola dall’edizione italiana Saldapress.

Gli zombi non danno tregua. Di questo connesso ipersfruttato filone e tema ricorrente e avremo modo di parlare in altre occasioni ma in Clementine Tillie Walden racconta una storia di un’invasione zombi da un punto di vista originale.

Infatti, non tratta solo una storia di sopravvivenza ma soprattutto di perdite: smarrire la strada, i valori e la memoria, quest’ultima la più paurosa delle minacce. Gli zombi in questa narrazione sono solo un pretesto per riunire personaggi provenienti da sottrazioni diverse, facendoli incontrare lungo un cammino di salvezza.

Qui l’archetipo del “cammino dell’eroe”, centrale nel romanzo grafico Mi stai ascoltando? ritorna, ma l’obiettivo del viaggio non è raggiungere l’autoconsapevolezza, ma recuperare ciò che si è perso.

Tutti i personaggi della trilogia, in maniera diversa, hanno dovuto affrontare una perdita di un pezzo importante della propria vita (e sovente del corpo): Clementine (Clem), la protagonista, ha una gamba amputata, Amir il braccio e Fen la mano, Saa l’uso delle gambe, Ricca sta man mano diventando non vedente; Derrick è un romanziere senza più lettori o storie da raccontare, Maria è stata abbandonata dalla famiglia e tutti hanno subito lutti.

Ciascuno di loro vive un distacco, una privazione e aspirerebbe a una normalità che, nel mondo postapocalittico, non è più possibile avere. Ogni tentativo di ritagliarsi nel mezzo della catastrofe un proprio ambito di normalità si infrange contro l’ineluttabile realtà di un mondo trasfigurato, senza regole o certezze.

 

immagine per Tillie Walden, Clementine. Libro due. Tavola dall'edizione italiana Saldapress. Una notte d'angoscia.
Tillie Walden, Clementine. Libro due. Tavola dall’edizione italiana Saldapress. Una notte d’angoscia.

 

Clem sopravvive contro le avversità ed è in grado di superarle solo grazie alla corazza che si è costruita intorno a sé ma che cadrà quando si innamorerà per la prima volta.

Clem rimarrà quindi indifesa non appena l’inclemente attitudine alla brutalità del mondo riaffiorerà di nuovo, demolendo l’effimera isola di normalità su cui credeva di essere approdata.

La ricerca della protagonista si protrae per tutta la trilogia e il vero premio al termine del suo affannato e doloroso cammino si disvelerà solo nell’ultima tavola dell’ultimo libro.

immagine per Tillie Walden, Clementine, Libro Uno. La protagonista Clem, alle prese con gli zombi, in una Tavola dall'edizione Saldapress.
Tillie Walden, Clementine, Libro Uno. La protagonista Clem, alle prese con gli zombi, in una Tavola dall’edizione Saldapress.

La più recente opera di Walden è Charity & Sylvia: è la storia vera, seppure romanzata, della prima coppia lesbica degli Stati Uniti di cui si abbia notizia.

Charity Briant e Sylvia Drake, sfidando tutte le convenzioni sociali e le leggi dell’epoca (siamo nei primi anni dell’Ottocento) si conoscono, si amano e decidono di vivere insieme.

In questo romanzo grafico la fumettista si conferma grande esperta del bianco e nero con cui riempie le vignette rifinite con inchiostro acquarellato color seppia con il quale intende ricreare il fascino dei dagherrotipi ottocenteschi.

L’effetto album fotografico è amplificato anche dalla disposizione delle vignette, incastrate in modo metodico in rigide griglie 3X4 dai bordi arrotondati. L’opera, basata su fonti dell’epoca e saggi storici, tra cui il libro Charity & Sylvia. A Same-Sex Marriage in Early America (2014) della storica Rachel Hope Cleves, ritorna su temi maggiormente familiari alla sua autrice.

Siamo ansiosi di visitare la mostra lucchese di Tillie Walden, considerandola una delle più promettenti firme del fumetto d’autore statunitense e sperando che, grazie al successo delle sue opere, riuscirà a produrre con meno impellenza, sviluppando anche storie e temi più distanti dalle sue corde.

Informazioni Tillie Walden: Time Capsule

  • Organizzata da Lucca Comics & Games
  • In collaborazione con Bao Publishing
  • Lucca, Palazzo Guinigi
  • dal 4 ottobre al 1°novembre 2027
  • Orari: dal 4 al  27 ottobre – martedì/sabato dalle 15:00 alle 19:00 e domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00 – lunedì chiuso; dal 28 ottobre al 1 novembre – dalle 9:00 alle 19:00 (accesso prioritario con biglietto e braccialetto del festival valido in quel giorno)

Informazioni sulle opere di Tillie Walden pubblicate in Italia

  • Trottole, Milano, Oscar Ink, Mondadori, 2018, ISBN 978-88-04-68649-1
  • Su un raggio di sole, Milano, Bao Publishing, 2020, ISBN 978-88-3273-483-6
  • Mi stai ascoltando?, Milano, Bao Publishing, 2021, ISBN 978-88-3273-583-3
  • La solitudine dello Spazio, Milano, Bao Publishing, 2022, ISBN 978-88-3273-703-5
  • Clementine Libro uno, Reggio Emilia, Saldapress, 2022, ISBN 979-12-080-0
  • Clementine Libro due, Reggio Emilia, Saldapress, 2023, ISBN 979-12-5461-235-4
  • Clementine Libro tre, Reggio Emilia, Saldapress, settembre 2025, ISBN 979-12-5461-621-5
  • Charity & Sylvia, Milano, Bao Publishing, 2026, ISBN 979-12-5621-270-5
immagine per Luca Martusciello
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Luca Martusciello è nato a Roma nel 1966. Laureato in Scienze organizzative e gestionali, da sempre appassionato di fumetti, è anche un vorace fruitore di fantascienza in tutte le sue ramificazioni ed espressioni.

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