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“Un’idea di destino”. I diari inediti di Tiziano Terzani

di Giulia Gabriele

Un'idea di destino
Un’idea di destino

Quest’anno ricorre il decennale della morte del giornalista, scrittore e viaggiatore Tiziano Terzani (Firenze, 1938 – Orsigna, 2004) del quale la casa editrice Longanesi ha raccolto gli ultimi scritti inediti in Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria (pp. 496, 2014, € 19,90), presentato il 28 maggio da Angela Terzani Staude e il giornalista Angelo Angelastro presso la libreria Nuova Europa (c.c. “I Granai”, Roma). L’appuntamento, non il primo a Roma in omaggio a Terzani, fa parte del calendario del Maggio dei Libri, manifestazione da poco conclusasi.

Le prime parole che si sentono sono proprio quelle di Terzani: per alcuni minuti viene proiettato un video in cui racconta di come abbia in fondo solo provato a fare ogni giorno qualcosa di nuovo, anziché ripetersi. Preferiva agire anziché reagire. Terzani ha lasciato molto di sé e del mondo che ha conosciuto nei suoi libri e nei suoi articoli, ma aveva ancora qualcosa da dire. Lo dimostrano questi diari tenuti tra il 1984 e il 2004 – quando cioè ha attraversato l’Asia, l’India, la Thailandia, il Pakistan ed è infine tornato a casa, in Toscana, per prepararsi all’ultimo viaggio – volontariamente conservati: “Gli ultimi tempi, si alzava intorno alle 4 del mattino e cancellava dal computer quello che non voleva che trovassimo”, confessa la moglie Angela.

Nel marzo 1984 il Partito comunista cinese fa arrestare Terzani per «crimini controrivoluzionari» – non gradiva cioè la sua attività giornalistica per il “Der Spiegel” – e dopo un mese, con l’intervento del Presidente Sandro Pertini, lo espelle definitivamente dalla Cina, dove aveva vissuto liberamente per quattro anni. Da qui – da questo evento traumatico che lo vede diviso tra la paura di scomparire in qualche anonimo campo di lavoro e il fascino della sperimentazione della reale vita condotta dai cinesi – comincia il suo ultimo racconto (ricostruito dalla moglie e da Àlen Loreti), in cui insieme alla narrazione dei fatti, delle politiche e delle società trova spazio anche il ritratto dell’uomo. “Tiziano ha sempre viaggiato con curiosità, senza mai rinunciare alla sua identità di italiano”, spiega ancora Angela. “Non ha mai voluto essere un guru per nessuno, ma nemmeno divenire un seguace… Ad esempio, era scettico nei confronti del distacco dal mondo che professa il buddhismo”. Era un uomo addomesticato all’azione, che godeva della bellezza e che per tutta la vita si è ostinato a conoscere, spiegare, riportare le culture e le civiltà che ha attraversato. Stava dentro il mondo e il mondo dentro di lui.

Nel 1997 gli viene diagnosticato il cancro. Due anni dopo decide di isolarsi sull’Himalaya indiana dove continua a scrivere e a curarsi. Poi nel 2001 arriva l’11 settembre e Terzani, ritiratosi dall’attività giornalistica nel 1996, si rimette in cammino da freelance. Nel marzo del 2004 esce Un altro giro di giostra (Longanesi) nel quale compie il suo ultimo reportage, che sarà fuori e dentro di lui, insieme e oltre la malattia e la medicina. Tiziano Terzani muore nella valle dell’Orsigna il 28 luglio 2004. Alla fine era tornato a casa. Qui ha scritto finché ha potuto, rispondendo a quel timore e a quel bisogno di tramandare la memoria: “senza i diari si estinguono le fonti per gli storici, e senza storia non si hanno radici”.

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Giornalista pubblicista dal 2012, scrive da quando, bambina, le è stato regalato il suo primo diario. Ha scritto a lungo su InStoria.it e ha aiutato manoscritti a diventare libri lavorando in una casa editrice romana, esperienza che ha definito i contorni dei suoi interessi influendo, inevitabilmente, sul suo percorso nel giornalismo. Nel 2013 ha collaborato con il mensile Leggere:tutti ma è scrivendo per art a part of cult(ure) che ha potuto trovare il suo posto fra libri, festival e arti. Essere nata nel 1989 le ha sempre dato la strana sensazione di essere “in tempo”, chissà poi per cosa...

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