Ogni anno iniziamo la Fiera della piccola e media editoria come il biglietto d’ingresso appena ritirato: impeccabili e dritti. Poi ci arricciamo, ci strappiamo, ci perdiamo e anche se ci ritroviamo non finiamo mai come abbiamo iniziato. Siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i libri: il cambiamento.
Quest’anno, essendo impegnata anche con il sondaggio sui visitatori di Più libri più liberi, ho partecipato a meno appuntamenti. Ma a uno non potevo proprio mancare. Gli incontri in Fiera con Michele(Foschini)&Michele(Rech) risultano sempre intelligenti e simpatici. E quest’anno, nella gremita Sala Diamante per la presentazione dell’Elenco telefonico degli accolli, non sono stati da meno. Uno Zerocalcare lanciatissimo e meno imbarazzato del solito, ci ha raccontato con ingenua enfasi della scoperta profetica di Just eat (“ti rendi conto che se ti avessero chiesto una pubblicità non l’avresti mai fatta, mentre ora gli hai fatto un marchettone gratis?”, dice, divertito, Foschini) e di come una ineluttabile difficoltà nel digerire il latte lo spinga a una “vida loca” quando alle due di notte (classica ora di cena), si sfama, rischiando la vita, con plumcake pucciati nel latte.
Ma ha anche parlato di Kobane e della futura fatica editoriale siglata BAO Publishing, che dovrebbe uscire nella prossima primavera. Zerocalcare, lo dice lui stesso, non è un giornalista né un reporter di guerra: non era andato a Kobane con l’intenzione di raccontarla, era partito per un’operazione di solidarietà. Poi è venuto il reportage uscito su Internazionale. Poi sta venendo il libro (tra le 240 e le 300 pagine) che amplierà quanto già pubblicato su quell’esperienza.
Quattrocentocinquantamila copie vendute, la candidatura al Premio Strega 2015 (e il confronto con i “mostri” dell’editoria), la vittoria del Libro dell’Anno 2014 di Fahrenheit e non sentirle.
A proposito di mostri, durante la Fiera non si è potuto non parlare dell’affaire Mondadori-Rizzoli, che creerebbe una figura mitologica con, in cifre assolute, il 35% del mercato trade e il 25% della scolastica. All’incontro “Davidi e Golia” in Sala Diamante erano presenti Marino Sinibaldi (direttore di Rai Radio 3), Lidia Ravera (Assessore alla Cultura e Politiche giovanili della Regione Lazio), Chiara Valerio (consulente editoriale di nottetempo, scrittrice e giornalista) e Andrea Palombi (direttore editoriale di Nutrimenti). Chi ha speso le parole più appassionate e incoraggianti è stata Chiara Valerio.
Il matrimonio dei due grandi gruppi editoriali, qualora venisse celebrato, aprirebbe a tre problemi: commerciale, creativo, democratico. Come potrebbe reagire la piccola e media editoria davanti alla nuova corazzata che inonderebbe il mercato? Rimanendo ancora più insieme: creando una rete di librerie indipendenti non omologate, ma fatte di singoli (e in questo senso mi sembra si stia muovendo, ad esempio, il progetto Satellite), facendosi sentire con manifestazioni come il Premio Sinbad. Non facendo il gioco della paura, ma del coraggio.
A proposito di gioco, però, una cosa è certa. Le regole devono essere uguali per tutti. Si giochi ad armi pari. In questo senso è stata evocata l’Antitrust, che ancora non si è espressa. Da poco è stata anche presentata una proposta di legge per fissare lo sconto non oltre il 5%, rendere deducibile la spesa per i libri nella dichiarazione dei redditi (via già intrapresa ma abortita con un colpo di penna) e premiare le librerie virtuose. Si è palesata anche la possibilità di un finanziamento pubblico per l’editoria libraria.
Di tutte queste idee, proviamo a fissarne almeno una: lo sconto. Il libro è un “oggetto sentimentale”, come ha detto Lidia Ravera. Ma è anche un oggetto commerciale, che deve dare un profitto. Gli editori sono pur sempre imprenditori, magari particolari, ma anche loro a casa hanno bambine da crescere. Non glielo ha ordinato il medico di intraprendere questa carriera, ma lo stesso medico non ha ordinato a noi (lettori) di nascondere la testa sotto la sabbia.
Lo sappiamo che quando compriamo un libro scontato del 25% non lo stiamo pagando meno, ma, se ci va bene, al prezzo giusto. Lo sappiamo che quando chiediamo al nostro libraio di fiducia – per chi ha la fortuna di averlo – uno sconto stiamo decidendo chi non guadagnerà o guadagnerà un po’ meno (l’editore, l’autore, la redazione…?). Lo sappiamo – come lo sappiamo per frutta, scarpe e creme antirughe – eppure. Più di noi, poi, dovrebbe saperlo la politica, ma in Italia il 39% dei Dirigenti e dei Professionisti non legge. E prima che nella crisi economica le cause vanno ricercate nella crisi culturale: stiamo a galla sempre meno.
Quest’anno il Libro dell’Anno di Fahrenheit è stato assegnato a Marco Peano di minimum fax per L’invenzione della madre. In lizza, oltre ad altri piccoli e medi editori (nottetempo, NEO Edizioni…), c’erano anche Bompiani, Feltrinelli, Rizzoli… Allora, come ha detto Chiara Valerio, “facciamo una battaglia da vincitori”. Tutti i grandi sono stati piccoli e la verità, nonostante le apparenze, è che vorrebbero tornare ad esserlo.
Più libri più liberi, che quest’anno si chiude con 53mila presenze, vi dà appuntamento dal 7 all’11 dicembre 2016. Perché siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i libri: la follia.
Giornalista pubblicista dal 2012, scrive da quando, bambina, le è stato regalato il suo primo diario. Ha scritto a lungo su InStoria.it e ha aiutato manoscritti a diventare libri lavorando in una casa editrice romana, esperienza che ha definito i contorni dei suoi interessi influendo, inevitabilmente, sul suo percorso nel giornalismo. Nel 2013 ha collaborato con il mensile Leggere:tutti ma è scrivendo per art a part of cult(ure) che ha potuto trovare il suo posto fra libri, festival e arti. Essere nata nel 1989 le ha sempre dato la strana sensazione di essere “in tempo”, chissà poi per cosa...










