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Gita al Faro. Incontri con gli autori: Marcello Fois

di Giulia Gabriele

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Marcello Fois

Gita al Faro è iniziata e noi vi raccontiamo i partecipanti attraverso una serie di interviste dalle domande uguali per tutti.

Il secondo incontro è con Marcello Fois.

È sempre più forte la sensazione che tutti noi desideriamo soprattutto farci raccontare delle storie, che abbiamo fame di racconti. Abbiamo davvero solo bisogno di narrazione?

La narrazione è un territorio dove si sperimentano possibilità applicabili alla nostra vita quotidiana. Attraverso le storie capiamo qual è la nostra effettiva posizione nel mondo. Capiamo per esempio che la misura della nostra esistenza è sempre determinata dalla misura di quella altrui… Insomma attraverso i racconti ci posizioniamo nell’universo. Non è poco. Quindi la risposta è sì, abbiamo bisogno di narrazione, anche, anzi soprattutto, quando non ce ne rendiamo conto.

Da dove nascono le tue storie?

Dalla passione per chi genera meraviglia. La meraviglia è lo scandalo al contrario: una sorpresa che stavi aspettando, una scossa benefica che non offende, ma migliora. Ho una formazione orale, sono il primo della mi a stirpe a scrivere storie, ma non il primo a raccontarle. Tecnicamente le mie storie nascono dalla constatazione che tutto è raccontabile, e quando uno vive l’universo come bacino di narrazioni non ha nessuna possibilità di cavarsela. Sono un malato incurabile: ogni cosa mi genera ipotesi di racconti. Quando si fa questo mestiere lo si fa 24 ore al giorno.

Di cosa parli con maggior coinvolgimento quando vuoi raccontare la vita reale? Famiglia, amore, crescita personale, oppure hai un tuo percorso meraviglioso?

Delle solite cose, come succede da migliaia di anni: amori contrastati; impossibilità, o difficoltà, di raggiungere un obiettivo che ci eravamo prefissati; paura del morbo. Battaglie, odissee, paura della morte… Sempre quelle.

Che faccia hanno i tuoi lettori? Cosa credi li affascini della tua scrittura?

Non so che faccia abbiano: scrivo con loro dietro le spalle, qualche volta li immagino a sbirciare sullo schermo del mio pc, ma non mi volto mai a guardarli… Farei la fine di Ruth.

Perché hai deciso di partecipare a Gita al Faro? Cosa ti ha convinto a dire sì? Ti era già stato chiesto?

Sono un isolano, la risposta mi pare evidente. No, è la prima volta che mi è stato chiesto e ho accettato subito… sono comunque sei giorni a casa per me.

È la prima volta che sei “costretto” a un eremitaggio letterario?

No, anni fa partecipai a “Raccontare Trieste”, il meccanismo era simile.

Sei mai stato prima a Ventotene?

Mai, ma da sempre.

Cosa porti di te nell’Isola?

Tutto il meglio che posso, delle isole bisogna essere degni.

Cosa cerchi nell’Isola?

Quello che cerco in un buon racconto: che mi sorprenda con quello che so.

Cosa pensi potrebbe mancarti (persone, cose, emozioni…) sull’isola e cosa invece non vorresti ti mancasse?

Il mio rapporto con l’insularità è genetico, col mare intorno sono all’origine di me stesso: non mi mancherà nulla…

Conosci qualcuno degli altri scrittori? Pensi che sull’isola riuscirai a destrutturare o a confermare le impressioni sui tuoi compagni di confino?

Sono un appassionato del talento, ne avete accumulato un bel po’ in questo frangente, conosco buona parte dei miei compagni d’avventura, so quel che dico.

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Giornalista pubblicista dal 2012, scrive da quando, bambina, le è stato regalato il suo primo diario. Ha scritto a lungo su InStoria.it e ha aiutato manoscritti a diventare libri lavorando in una casa editrice romana, esperienza che ha definito i contorni dei suoi interessi influendo, inevitabilmente, sul suo percorso nel giornalismo. Nel 2013 ha collaborato con il mensile Leggere:tutti ma è scrivendo per art a part of cult(ure) che ha potuto trovare il suo posto fra libri, festival e arti. Essere nata nel 1989 le ha sempre dato la strana sensazione di essere “in tempo”, chissà poi per cosa...

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