
Continuano gli incontri con gli autori che quest’anno partecipano a Gita al Faro: una serie di interviste dalle domande uguali per tutti che oggi ci porta a Giovanni Cocco.
È sempre più forte la sensazione che tutti noi desideriamo soprattutto farci raccontare delle storie, che abbiamo fame di racconti. Abbiamo davvero solo bisogno di narrazione?
Rispondo con due citazioni. La prima, di Antonio Tabucchi, campeggia oggi nella stragrande maggioranza delle librerie di catena presenti in Italia: “La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità”. La seconda è del grande Aldo Busi: “Con le esperienze, e massimamente con le infanzie e le vecchiaie, per quanto ben speziate e acconce, non si fa Letteratura (figuriamoci, poi, se la si fa con la cultura!). La Letteratura si fa con le parole scritte una dopo l’altra in un certo modo dalla prima all’ultima, e in quel certo modo che ne può echeggiare un paio d’altri e che tuttavia è unico e a sua volta irripetibile e porta sangue – non saprei che parola più appropriata e meno drammatica usare – al corpus della Letteratura tutta (quel poco)”.
Da dove nascono le tue storie?
Dalla vita annusata qua e là, dai racconti di mio nonno, dalle storie raccontate dai vecchi alla cooperativa. Ma soprattutto da quel filtro, spesso invisibile, che sta tra la testa di chi scrive e la pagina scritta: un repertorio infinito di libri letti, film visti, musiche ascoltate.
Che faccia hanno i tuoi lettori? Cosa credi li affascini della tua scrittura?
Ancora me lo chiedo. E’ curioso constatare che chi ha letto il mio libro d’esordio (La Caduta, Nutrimenti) spesso non sia a conoscenza del fatto che ho pubblicato un libro di genere completamente diverso (Ombre sul lago, Guanda) e viceversa.
Perché hai deciso di partecipare a Gita al Faro? Cosa ti ha convinto a dire sì? Ti era già stato chiesto?
Parto sempre da un principio e cioè che vado o cerco di andare ovunque mi invitino. In questo caso, oltre al piacere di essere selezionato per una rassegna così prestigiosa, c’è il fascino del luogo e la possibilità di vivere un’esperienza che si preannuncia incredibile con dei compagni di viaggio straordinari.
È la prima volta che sei “costretto” a un eremitaggio letterario?
Nell’estate del 2010, lo ricordo bene perché allora come oggi iniziavano i Campionati del Mondo di calcio, decisi di ritirarmi a vita privata in un paesino del lago di Como (Lenno) con l’obiettivo di provare a diventare uno scrittore. Lasciai il lavoro e tutte le incombenze quotidiane e decisi di dedicarmi interamente alla scrittura (che poi vuol dire soprattutto tanto lavoro, tantissime letture e poche pubbliche relazioni). I miei amici dicevano che ero diventato matto. Oggi quell’obiettivo è stato centrato. E l’eremitaggio, come lo chiami tu, penso sia alla base di questo risultato.
Sei mai stato prima a Ventotene?
No, è la prima volta. Negli ultimi anni ho girato palmo a palmo l’Italia del Sud, scoprendo luoghi sconosciuti (al grande pubblico) e incantevoli. Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Mi ero ripromesso di andare a scoprire una regione come il Lazio, di cui conosco bene solo la Tuscia e la Capitale. Questa è l’occasione giusta e come ogni viaggio si parte con un misto di entusiasmo e trepidazione.
Cosa porti di te nell’Isola?
L’entusiasmo per un territorio, la Tremezzina, quello da cui provengo e la voglia di raccontare profumi, sapori e atmosfere.
Cosa cerchi nell’Isola?
Ho percorso l’Italia in lungo e in largo, negli ultimi 16 mesi, e benchè ogni volta l’incontro con le persone aggiunga qualcosa mi sono fatto l’idea che la dimensione performativa, sempre più spesso richiesta dagli editori in un momento di crisi come quello in cui viviamo, non abbia nulla a che fare con un atto, quello dello scrivere, che è innanzitutto privato e solitario. Viaggiare e fare incontri è stimolante ma anche fonte continua di inquietudine, stress, fatica. Mi piace pensare che questa di Ventotene possa essere l’ultima apparizione dal vivo di questa fase della mia vita. Poi si tornerà a scrivere, al lavoro di tutti i giorni che è soprattutto disciplina, rigore, esercizio.
Cosa pensi potrebbe mancarti (persone, cose, emozioni…) sull’isola e cosa invece non vorresti ti mancasse?
Amneris e i miei gatti.
Conosci qualcuno degli altri scrittori? Pensi che sull’isola riuscirai a destrutturare o a confermare le impressioni sui tuoi compagni di confino?
La mia esperienza personale, per quanto limitata, mi suggerisce di non incontrare mai di persona gli autori che amo di più. Per una bizzarra forma di contrappasso ho scoperto che spesso dietro ad un grandissimo scrittore si cela una personalità apparentemente anonima (quando non molesta) e per converso, dietro alle persone più stimolanti ci stanno al massimo dei buoni scrittori. Aggiungiamo anche la regola secondo cui spesso chi ha grande successo coi propri libri non lavora e non bazzica nel mondo editoriale (e spesso ha alle spalle o vive, parallelamente, una carriera di successo nell’ambito umano e professionale in cui si è trovato a spendere il proprio tempo) mentre chi svolge al contempo la professione di autore accanto a quella di consulente editoriale, editor o traduttore rimane al massimo uno scrittore di medio livello. Ne discende una conclusione, che non è una regola ma un modo per mantenere in sospeso le proprie aspettative: non esiste alcuna relazione, o almeno, non vi è un nesso di causa/effetto tra la preparazione, lo spessore culturale e la personalità di uno scrittore e l’esito finale, cioè i libri che uno scrive e pubblica. Quella particolare forma d’espressione che chiamiamo scrittura, in altre parole, non soggiace a leggi ferree e prestabilite e spesso il vero talento si cela dietro ai personaggi più insospettabili. Perché questo accada o quali siano le dinamiche che conducono un soggetto apparentemente insignificante a scrivere dei capolavori è qualcosa da ricondurre alla dimensione dell’imponderabile. Alchimia pura. Ho grandissima stima degli scrittori invitati, alcuni dei quali sono da annoverare tra i più importanti narratori italiani contemporanei.
Giornalista pubblicista dal 2012, scrive da quando, bambina, le è stato regalato il suo primo diario. Ha scritto a lungo su InStoria.it e ha aiutato manoscritti a diventare libri lavorando in una casa editrice romana, esperienza che ha definito i contorni dei suoi interessi influendo, inevitabilmente, sul suo percorso nel giornalismo. Nel 2013 ha collaborato con il mensile Leggere:tutti ma è scrivendo per art a part of cult(ure) che ha potuto trovare il suo posto fra libri, festival e arti. Essere nata nel 1989 le ha sempre dato la strana sensazione di essere “in tempo”, chissà poi per cosa...







