Si è conclusa martedì 1 luglio 2014 la XIII edizione di Letterature – Festival internazionale di Roma che, orfano della Basilica di Massenzio inagibile causa lavori della Metro C, quest’anno si è svolto principalmente nella meravigliosa Piazza del Campidoglio. Protagonisti dell’ultimo appuntamento sono stati i cinque finalisti del Premio Strega Europeo – chiamati a leggere una loro riflessione sul percorso di costruzione di una comune identità europea e sul ruolo che scrittori e letteratura possono svolgere – e Vittorio Sermonti che ha chiuso la serata leggendo alcuni passi tratti dalla sua traduzione (Rizzoli 2014) delle Metamorfosi di Ovidio. Sul palco si è esibito anche l’Ensemble Internazionale diretto dal Maestro Paolo Damiani per il Conservatorio di Santa Cecilia.
Una novità della LXVII edizione del Premio Strega è stata proprio il Premio Strega Europeo, assegnato in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Con questo riconoscimento lo Strega ha voluto dedicare un momento alla promozione e alla valorizzazione del grande lavoro di traduzione che l’editoria italiana, in particolare Piccola e Media, svolge da sempre. Non stupisce, infatti, che dei cinque romanzi finalisti – selezionati dalle direzioni della Fondazione Bellonci e di Casa delle Letterature tra i testi tradotti in italiano nell’ultimo anno e vincitori di un importante premio letterario in patria – ben quattro appartengano alla piccola e media editoria, che in questo modo si conquista uno spazio d’onore all’interno di questa importante vetrina.
Ecco i romanzi che sono stati scelti per questa prima edizione (e forse non ultima, a giudicare dall’entusiasmo espresso da Stefano Petrocchi nella conferenza stampa del 30 giugno presso la Casa delle Letterature):
- Il sermone sulla caduta di Roma di Jerome Ferrari (Francia), traduzione di Alberto Bracci Testasecca (e/o 2013), Premio Goncourt 2012;
- Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov (Bulgaria), a cura di Giuseppe Dell’Agata (Voland 2013), Premio Nazionale 2012;
- Scompartimento n.6 di Rosa Liksom (Finlandia), traduzione di Delfina Sessa (Iperborea 2014), Premio Finlandia 2011;
- In tempi di luce declinante di Eugene Ruge (Germania), traduzione di Claudio Groff (Mondadori 2013), Deutscher Buchpreis 2011;
- Il tempo della vita di Marcos Giralt Torrente (Spagna), traduzione di Pierpaolo Marchetti (Elliot 2014), Premio Nazionale di Narrativa 2011.
Gli aventi diritti al voto per l’elezione del vincitore sono stati alcuni vincitori delle passate edizioni del Premio Strega (Alessandro Barbero, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Antonio Pennacchi, Walter Siti e Domenico Starnone), il direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Lucio Battistotti, il direttore della Casa delle Letterature e di Letterature Festival Internazionale di Roma Maria Ida Gaeta e il direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi.
La serata del 1 luglio che ha celebrato lo Strega Europeo si è aperta con i ringraziamenti di Maria Ida Gaeta che ha voluto ricordare la recente scomparsa della poetessa Maria Luisa Spaziani. La Gaeta ha anche annunciato la collaborazione avviata (e da rafforzare per il 2015) con Biblioteche di Roma per dare voce ai lettori dei Circoli di lettura.
Si sono quindi succeduti nella lettura i cinque finalisti, ognuno dei quali ha portato sul palco frammenti di identità proprie e nazionali disegnando un’Europa diversa, ma non per questo divisa. Cinque autori per cinque lingue, cinque autori per cinque storie, cinque autori per cinque fisionomie, cinque autori per cinque identità. L’Europa è un continente vecchio e plurale, e nella rivoluzione del francese, nell’analisi del tedesco, nella dolcezza dello spagnolo, nella curiosità del bulgaro, nella stravaganza della finlandese e nelle singolarità di ognuno degli altri 23 Stati membri si può trovare la soluzione al senso di scoramento davanti al concetto di Europa unita. Magari ricordandosi di passare attraverso le culture e le letterature che, più delle economie, disegnano un continente che non parla la stessa lingua ma capisce i segni di un passato condiviso.
Ha concluso l’incontro Vittorio Sermonti con la lettura delle leggende prima di Narciso e poi di Mirra dalle sue Metamorfosi. “Se le radici stanno nei classici, non c’è classico più europeo di Ovidio” aveva detto Sermonti durante la conferenza stampa del 30 giugno. Non è un caso, dunque, che proprio grazie al poeta romano sia stato tramandato il mito greco di Europa…
Il festival Letterature è finito, o quasi. Prima del definitivo arrivederci al 2015, ricordiamo che c’è ancora un appuntamento da segnare sul calendario: il 17 settembre la scrittrice canadese Margaret Atwood sarà presente all’incontro Ritratto allo specchio presso il Teatro Argentina.
Il Premio Strega, invece, si è concluso ieri sera al ninfeo di Villa Giulia con la premiazione del vincitore del Premio Strega Europeo: è lo spagnolo Marcos Giralt Torrente con Il tempo della vita (Elliot) ad aggiudicarsi i 3.000 euro messi in palio.
A conquistare il classico Premio Strega (e i 5.000 euro) è invece stato Francesco Piccolo con Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) per 140 voti. Seguono Antonio Scurati con Il padre infedele (Bompiani), Francesco Pecoraro con La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie), Giuseppe Catozzella con Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) e infine Antonella Cilento con Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori).
Giornalista pubblicista dal 2012, scrive da quando, bambina, le è stato regalato il suo primo diario. Ha scritto a lungo su InStoria.it e ha aiutato manoscritti a diventare libri lavorando in una casa editrice romana, esperienza che ha definito i contorni dei suoi interessi influendo, inevitabilmente, sul suo percorso nel giornalismo. Nel 2013 ha collaborato con il mensile Leggere:tutti ma è scrivendo per art a part of cult(ure) che ha potuto trovare il suo posto fra libri, festival e arti. Essere nata nel 1989 le ha sempre dato la strana sensazione di essere “in tempo”, chissà poi per cosa...













