Sin hombre. La storia di Elisa e Marcela rivive nelle foto di Cristina Vatielli

Molti appassionati di Netflix avranno assistito, nel giugno scorso, all’uscita sulla piattaforma di un film di Isabel Coixet già presentato al Festival di Berlino: Elisa e Marcela.

La storia, vera e narrata in un affascinante bianco e nero, si svolge agli inizi dello scorso secolo, in Galizia.

immagine per Cristina Vatielli
Sin Hombre, fotografie di Cristina Vatielli

Qui due giovani ragazze, Elisa Sánchez Lorica e Marcela Gracia Ibeas, si legano da un forte legame sentimentale, condividendo la stessa abitazione.

La cosa suscita ben presto, nella bigotta Spagna dei tempi, le ire dei benpensanti, che costringono Elisa a lasciare il paese. Essa ritornerà però dopo qualche tempo, in vesti maschili, con nuovi documenti e nuovo nome, ingannando tutti sulla sua identità e riuscendo a sposare l’amata Marcela.

In seguito, scoperta, la coppia subirà un processo e un vero e proprio linciaggio mediatico da parte di tutta la stampa del paese fino a trovare rifugio nel vicino Portogallo.

Fin qui i fatti, come li ha riscostruiti, con lungo lavoro di investigazione storica, Narciso de Gabriel nel libro a cui la Coixet dice di essersi ispirata.
Ma la vicenda che abbiamo fin qui succintamente raccontato non ha colpito solo la regista spagnola.

Probabilmente nello stesso periodo in cui il film veniva girato, in Italia la fotografa Cristina Vatielli era al lavoro per fare di questa storia l’ennesima tappa del progetto che porta avanti, con successo, da tempo: raccontare e far rivivere storie di donne del passato che, pur avendo rivestito ruoli rilevanti, hanno poi finito per essere dimenticate, trascurate, rimaste in ombra.

Come nella precedente sua serie Le donne di Picasso esse vivevano appunto all’ombra di un personaggio di grande fama, così ora esse restano confinate in oscuri recessi del ricordo di vecchie storie, giunte con scandalo agli onori della cronaca dell’epoca ma ben presto dimenticate.

Il risultato del lavoro non solo di ricerca ma di vera e propria rielaborazione visiva della vicenda compiuto da Cristina Vatielli è ora visibile nella mostra curata da Annalisa D’Angelo Sin hombre presso la Galleria del Cembalo di Roma fino al 30 novembre.

L’autrice usa, nella sua personale lettura di questa storia, la chiave narrativa alla quale è avvezza fin dal precedente lavoro: la messa in scena.

Diversamente dal lavoro precedente, in cui la fotografa si autoritraeva nell’atto di interpretare le donne di Picasso, qui sono due attrici ad interpretare, nelle immagini, il ruolo delle protagoniste.

Una vecchia casa in Abruzzo ed aspri paesaggi di montagna sono l’ambientazione, ad evocare le atmosfere della regione di origine delle due ragazze spagnole.

Quasi a rievocare l’ombra e la semi-clandestinità in cui presumibilmente si dipanò la storia d’amore di Elisa e Marcela, le immagini sono riprese in ambienti invernali e quasi bui, dove solo pochi squarci di luce illuminano i volti dei personaggi o i pochi, intimi, dettagli.

Le immagini di notevole suggestione visiva, scelte dalla curatrice, si alternano lungo le pareti della sala come una sequenza quasi cinematografica, anche senza fare alcun riferimento, senza “rifare il verso” al film spagnolo ma – al contrario – seguendo un proprio personale percorso narrativo.

Mani, oggetti, particolari di abbigliamento o di ambienti esterni interrompono le scene interpretate dalle attrici coinvolte nelle riprese.

Si tratta del vestito buono, da indossare per il giorno del matrimonio, di un abito indossato per andare con l’amata nei boschi? Non lo sappiamo. Essi, emergendo dalle loro zone d’ombra come brandelli di ricordi antichi che lottano per tornare alla luce, si fanno simbolo sommesso e silenzioso della vicenda.

Nell’ultima e più ambigua immagine, in quella che sembra una foto-ricordo della coppia di sposini, l’orgogliosa posa dei (delle) due viene parzialmente oscurata da un intrico di rami.

Il paesaggio aspro della Galizia sembra voler avvolgere la coppia, ma nel contempo sembra anche avvicinarsi ad essa come un’oscura minaccia, nel tentativo di ricacciare nell’ombra e soffocare tutta la vicenda.

Info mostra

  • Cristina Vatielli – Sin Hombre
  • a cura di Annalisa D’Angelo
  • 25 settembre – 30 novembre 2019
  • Galleria del Cembalo | Roma
  • Largo della Fontanella di Borghese, 19 – Roma
  • Tel. +39 06 83796619
  • Orari: mercoledì – venerdì | 15.30 – 19.00; sabato | 11.00 – 19.00, oppure su appuntamento
Aldo Frezza

Aldo Frezza

Fotografo, giornalista, scrittore. Ha collaborato per molti anni, scrivendo e fotografando, per le maggiori testate italiane, cartacee e web, specializzate in arte, cultura, ambiente, viaggi nei territori di montagna di tutto il mondo. E’ stato autore di guide di viaggi ed escursioni.
Negli ultimi anni i suoi interessi prevalenti si sono spostati verso la letteratura e le arti visive, con un’attenzione particolare rivolta verso la grande fotografia italiana ed internazionale, di cui segue le vicende, i festival e le mostre.

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