Koudelka. Radici: lo sguardo ampio sulla nostra storia e sul nostro futuro in mostra all’Ara Pacis

Agli inizi dell’800 Chateaubriand, scrivendo dei suoi numerosi viaggi in Italia, parlava del contrasto tra l’eternità delle rovine romane che tanto lo affascinarono e la brevità delle nostre esistenze.
La fascinazione del romanticismo per le tracce della nostra storia è stata giustamente ricordata durante la presentazione della mostra Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza di Josef Koudelka (Boskovice, 10 gennaio 1938), ospitata dal museo dell’Ara Pacis in Roma fino al 16 maggio 2021.

Essa rivive infatti, ben evidente anche se riletta e reinterpretata in chiave moderna, nelle oltre 100 immagini in esposizione, nel grande formato panoramico ormai tratto distintivo dei lavori di Koudelka degli ultimi anni.

Le fotografie sono il frutto di un progetto unico nel suo genere, che dura da oltre trent’anni, realizzato esplorando e ritraendo con tenacia e continuità alcuni dei più rappresentativi e importanti siti archeologici del Mediterraneo.

Gli scatti in bianco e nero presentati in mostra sono realizzati dal fotografo ceco tra Siria, Grecia, Turchia, Libano, Cipro (Nord e Sud), Israele, Giordania, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Portogallo, Spagna, Francia, Albania, Croazia e Italia.

immagine per © Josef Koudelka/ Magnum Photos. Amman, Giordania, 2012
©Josef Koudelka/ Magnum Photos. Amman, Giordania, 2012

Chi ricorda la grande forza di impatto delle immagini di paesaggi industriali dismessi esposte nell’edizione 2017 di Fotoindustria, a Bologna (ultima occasione in cui si siano visti lavori recenti di Koudelka nel nostro paese), non proverà in un primo momento lo stesso senso di smarrimento di fronte alla tragica e triste potenza di quelle moderne rovine, ma non solamente per il diverso formato delle immagini.

immagine per © Josef Koudelka/ Magnum Photos. Petra, Giordania, 2019
©Josef Koudelka/ Magnum Photos. Petra, Giordania, 2019

 

La forza di Radici si percepisce e ci pervade lentamente, nel tempo, girando per le sale e lasciandoci immergere dalle immagini, scelte a rappresentare tutto il bacino del Mediterraneo.

Non tutte le foto, si badi bene, sono addossate alle pareti: alcune le vediamo immerse in teche a forma di parallelepipedo (attenzione, non sono sedili!) tra i quali ci aggiriamo, come ad inciampare tra massi, capitelli e parti di statue cadute, reperti rimasti a terra e abbandonati in modo casuale in uno dei tanti siti archeologici che nella nostra vita ci sarà capitato senz’altro di visitare o come, presumibilmente, in quelli percorsi dall’autore nei suoi lunghi anni di frequentazione.

I paesaggi appaiono, nelle prospettive e nelle visioni ambivalenti ed inaspettate che costituiscono la cifra stilistica dell’autore, trasformati e non immediatamente riconoscibili. Io stesso, che abito a brevissima distanza dal romano Parco degli Acquedotti, stento a riconoscere i panorami che appaiono ai miei occhi quasi ogni giorno; lo stesso dicasi per l’Appia Antica o per molti altri luoghi ben conosciuti.

Nel video che accompagna l’esposizione, Josef Koudelka rende noto, in parte, il suo operare, ma soprattutto il suo pensiero e la sua estetica mentre si aggira per un sito archeologico, dove si reca di buon mattino.
Il suo segreto è l’attesa. Come un oggetto lungamente osservato, le forme che vede davanti a sé svelano il loro linguaggio segreto, mutando il loro aspetto con il passare del tempo ed il variare dell’illuminazione solare.

immagine per Josef Koudelka, Radici. Museo dell’Ara Pacis
Josef Koudelka, Radici. Museo dell’Ara Pacis

È un momento magico di sospensione del tempo, il medesimo senso di aspettativa e di sorpresa da cui il fotografo si lascia cogliere in camera oscura, quando l’immagine inizia lentamente a formarsi e ad apparire sul foglio di carta appena immerso nel rivelatore. Solo che questa volta è il soggetto reale a apparire lentamente nella sua vera essenza, a disvelarsi, a rendere palese ciò che cela sotto la sua superficie.

Viene in mente il diverso approccio di un altro artista che a lungo ha fotografato opere di arte antica: Mimmo Jodice. Le sue statue dialogano con le diverse illuminazioni delle sale museali e con le ombre che esse creano, apparendo così quasi animarsi sotto i nostri occhi.

Potremmo dire, forse, che mentre Jodice fa succedere le cose con le sue illuminazioni, in Koudelka esse succedono ad opera del sole o delle condizioni atmosferiche; in entrambi i casi, però, è soltanto la visione autoriale ciò che alla fine conta. Solo grazie ad essa possiamo interrogarci, cogliere il linguaggio nascosto delle cose, amplificarne e moltiplicarne i significati, farle diventare altro.

Come recita il testo di presentazione della mostra, Koudelka va oltre “la semplice illustrazione e documentazione delle rovine scegliendo di dare respiro a ciò che resta delle vestigia delle antiche civiltà del Mediterraneo” e la sua rappresentazione naviga tra “un’eterna tensione tra ciò che è visibile e ciò che resta nascosto, tra enigma ed evidenza”.

Le immagini di Koudelka perdono così la loro evidenza e mostrano un loro diverso aspetto, trasformandosi in chi guarda in scheletri di creature preistoriche, teste di animali, strade per misteriose destinazioni o che hanno assistito a perduti transiti. La loro forma si stempera rivelando quanto hanno visto e conservato nei secoli sotto la loro superficie, come pupille dilatate nel tempo e nello spazio.

Forse, pur nella diversa epoca storica, non siamo poi così distanti dalla visione romantica delle rovine come vestigia, che inducono il viaggiatore del Grand Tour a riflessioni sulla vacuità delle azioni umane…

Anche nella visione più disincantata di Koudelka, le rovine, con il corto circuito tra passato e presente che mettono in scena, diventano radici, le nostre radici.

Come dalla frase dell’autore che possiamo leggere all’inizio della mostra, esse “non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere il presente”.

Forse solo lo sguardo ampio (non solo nel senso di formato del fotogramma) sul presente e sul futuro che l’autore ci propone può esserci di aiuto e monito, in questi tempi complicati e privi di prospettive immediate

Info mostra

  • Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza
  • Con la collaborazione di Villa Medici, Acadèmie de France à Rome e Centro Ceco
  • Fino al 16 maggio 2021
  • Museo dell’Ara Pacis
  • Lungotevere in Augusta, Roma
  • Dal lunedì al venerdì ore 9.30-19.30
  • www.arapacis.it
  • info.arapacis@comune.roma.it
Aldo Frezza

Aldo Frezza

Fotografo, giornalista, scrittore. Ha collaborato per molti anni, scrivendo e fotografando, per le maggiori testate italiane, cartacee e web, specializzate in arte, cultura, ambiente, viaggi nei territori di montagna di tutto il mondo. E’ stato autore di guide di viaggi ed escursioni.
Negli ultimi anni i suoi interessi prevalenti si sono spostati verso la letteratura e le arti visive, con un’attenzione particolare rivolta verso la grande fotografia italiana ed internazionale, di cui segue le vicende, i festival e le mostre.

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