Cioni Carpi e Gianni Melotti. Rivive a Lucca l’avventura dell’Arte Nuova, anni 60 – 80

Un’epoca di grande creatività e sperimentazione nell’arte italiana, tre decenni di esperienze oggi troppo dimenticate rivivono alla Fondazione Ragghianti di Lucca con le mostre di due artisti che, in tempi diversi e con differenti mezzi di espressione, sono stati pienamente presenti nel fermento artistico di quegli anni. Si tratta di L’avventura dell’arte nuova: anni 60-80 che la fondazione dedica a Cioni Carpi e a Gianni Melotti.

Le esposizioni, nate distinte – e che si sarebbero dovute anche svolgere in periodi diversi, secondo i progetti pensati in epoca pre-lockdown – sono ora, e giustamente, lasciate a dialogare tra di loro, in considerazione del fil rouge che le lega: quello della grande sperimentazione e del sincretismo tra forme di espressione diverse.

Recita il dépliant di presentazione delle mostre:

“Un inno alla vivacità dell’invenzione, dello sperimentare soluzioni originali (…), una celebrazione della transmedialità, dell’audacia creativa, dell’esplorazione di forme di espressione inedite”,

La parte degli anni ’60, curata da Angela Madesani, è dedicata a Cioni Carpi. Nome d’arte di Eugenio Carpi de’ Resmini, nasce a Milano nel 1923, figlio di Aldo, pittore, docente e poi direttore dell’Accademia di Brera.

Le tragiche esperienze della deportazione del padre e del fratello (che vi morirà) nei campi di concentramento nazisti determineranno per sempre il retroterra ammantato di cupi toni drammatici delle tante forme d’arte in cui si esprimerà. Musica, mimo, pittura, fotografia, cinema e scrittura furono i territori esplorati durante la sua carriera, quasi sempre in commistione e rapporti stretti gli uni con gli altri.

Decisivo fu forse l’incontro, nel 1959 con la regista Maya Deren, personaggio che si muoveva all’incrocio tra mondi diversi come danza, coreografia, surrealismo, cinema sperimentale, etnologia, buddismo, riti voodoo, spesso connessi in giochi di commistione e rimandi reciproci.

Possiamo immaginare come l’incontro con l’eclettismo della Deren possa aver fatto risuonare corde di simili connessioni tra le diverse forme di espressione artistiche già praticate o in nuce in Cioni, che dà inizio così ad una lunga pratica di ricerca sperimentale nel campo filmico, che si concluderà nel 1980.

Lavorerà in connessione con rappresentazioni teatrali ed eventi di musica contemporanea. Il Piccolo Teatro di Milano e la Piccola scala di Milano, registi come Strelher e Puecher, musicisti come Maderna e Alban Berg si avvalgono dei suoi contributi filmici.

Dall’inizio degli anni ’70 inizia a praticare la fotografia come mezzo di rappresentazione e linguaggio portante della sua produzione.

I suoi lavori partono sempre da una realtà registrata fotograficamente; ma essa viene alterata tramite l’immaginario, il ricordo o interventi pittorici e di scrittura, nell’intento di spogliarla dei suoi attributi.

Emblematici dell’operazione saranno i due palinsesti del 1973 (MsDougall Street Palimpsest e Houston Street Palimpsest), in cui integra diversi mezzi espressivi (registrazione fotografica, scrittura, disegno, cinema, testo, musica, mimo) o il ciclo delle Trasfigurazioni (1974), lavoro sull’uomo come oggetto interpretabile ma non conoscibile, con testi scritti, parlati, sequenze fotografiche e cinematografiche.

Con queste opere, Carpi si pone in pieno nella corrente della Narrative Art, che integra nelle opere forme di espressione diverse come pittura, fotografia, scrittura, performance; e insieme a Franco Vaccari sarà l’unico artista italiano considerato a pieno titolo esponente di tale movimento artistico.

Ben diverso – e molto meno drammatico – è l’humus storico-culturale in cui cresce l’artista della seconda mostra, curata da Paolo Emilio Antognoli: Gianni Melotti.

Siamo già in epoca post ’68. Gianni lavora come fotografo presso la casa di produzione di video d’artista Art/tapes/22 a Firenze, sua città natale. Qui entra in contatto, documentandone l’attività, con gli artisti che transitano per gli studi di Art/tapes. Conosce personaggi del calibro di Urs Luthi, Giulio Paolini, Sandro Chia, Charlemagne Palestine, Bill Viola.

In seguito, collabora con la galleria Zona non profit, importante luogo fiorentino di promozione, incontro e conoscenza con i lavori dei più grandi artisti di avanguardia di quegli anni, esponendovi le sue prime opere.

Emerge dalla mostra di Lucca il grande fervore creativo ed innovativo di Melotti. L’artista lavora su due filoni principali, che spesso si compenetrano ed intersecano vicendevolmente: l’indagine sul mezzo e sul linguaggio fotografico ed il tempo.

Tra le sue ricerche, tutte visibili in mostra, c’è l’uso diverso dei mezzi di produzione delle immagini, quasi a cercare i limiti della funzione per cui sono nati, forzandoli per produrre linguaggi nuovi. Così, ad esempio, l’ingranditore viene usato per rimpicciolire l’immagine, invece che per la funzione originaria che lo stesso nome dell’apparecchio suggerisce. Oppure, Melotti espone una foto non ancora sviluppata pienamente, che rende nota allo spettatore l’immagine latente sulla sua superficie solo con il passare del tempo, fino a svanire.

In un’altra sala un autoritratto dell’artista, sottoposto a vari passaggi in camera oscura, si deteriora via via, fino alla completa disgregazione, in cui diviene una pura figura astratta.

In L’iconografia e l’iconoclasta, nove foto dell’interno dello studio sono accostate a pagine manoscritte in cui minuziosamente descrive ogni oggetto presente nelle foto. Anche qui, la ricerca del corto circuito che nasce dalla contaminazione tra linguaggi diversi.

Altre contaminazioni, originate da accostamenti positivo-negativo e ricerche sui nuovi media sono tra i lavori degli ultimi anni. E’ la serie delle videografie: oggetti poggiati su uno schermo televisivo (unica fonte di illuminazione) e fotografati con tempi lunghi, dove quanto trasmesso dallo schermo non lascia che una minima fuggevole traccia, già svanita nel momento in cui la guardiamo.

E’ interessante notare come un comune spirito di ricerca, una continua voglia di sperimentare ed esplorare territori sconosciuti travolga, come una corrente sotterranea, l’attività di tanti artisti in quei decenni favolosi ed irripetibili. In luoghi diversi, anche senza conoscersi, molti stanno lavorando sui limiti e sulle possibilità del linguaggio e degli strumenti della fotografia.

Negli stessi anni di Melotti, su quelle tematiche lavora Nino Migliori (a mia domanda, Melotti dice di non averlo mai incontrato, nonostante i molti aspetti e gli anni paralleli dei loro lavori), ma per molti versi possono ricondursi a ciò anche i primi lavori di Mimmo Jodice e di un personaggio che oggi sembra dimenticato e meriterebbe una riscoperta: Enzo Ragazzini. 

I risultati delle sperimentazioni degli anni ’70 ci sorprendono ancora oggi per la loro carica innovativa, assolutamente avanti per quegli anni. Un esempio? La grande foto di XX, film del 1978 di Mario Mariotti: l’immagine è realizzata in un’unica posa durante la proiezione della pellicola.

1978, dicevamo. Decenni prima dei lavori analoghi di Hiroshi Sugimoto sui teatri e i drive-in, oggi molto famosi e pubblicati in volumi dal prezzo d’affezione.

Vediamo a Lucca due sale, due mostre, due artisti, due cataloghi. Ambedue, però, accomunate dal comune obiettivo di indagare un periodo di grande fermento nella ricerca artistica del nostro paese, riscoprendo il ruolo di due personaggi poliedrici ed innovativi.

Info mostra

  • L’avventura dell’arte nuova: anni 60-80  | Cioni Carpi e Gianni Melotti
  • fino al 6 gennaio 2021 – attenzione:  le visite alla mostra sono soggette alle nuove regole dell’ultimo DPCM diramato 
  • Fondazione Ragghianti
  • Complesso monumentale di San Micheletto, Via San Micheletto, 3 – 55100 Lucca
  • Telefono 0583-467205 Fax 0583-490325 – info@fondazioneragghianti.it
Aldo Frezza

Aldo Frezza

Fotografo, giornalista, scrittore. Ha collaborato per molti anni, scrivendo e fotografando, per le maggiori testate italiane, cartacee e web, specializzate in arte, cultura, ambiente, viaggi nei territori di montagna di tutto il mondo. E’ stato autore di guide di viaggi ed escursioni.
Negli ultimi anni i suoi interessi prevalenti si sono spostati verso la letteratura e le arti visive, con un’attenzione particolare rivolta verso la grande fotografia italiana ed internazionale, di cui segue le vicende, i festival e le mostre.

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