Preg.Sig. Cartier Bresson,
il Sig. Carlo Levi ci ha parlato del progetto di presentare in Italia una mostra ampia ed organica delle sue fotografie e di iniziare il vasto giro di tale mostra dalla Strozzina di Firenze.
La proposta ci ha fatto vivo piacere ed ha incontrato il pieno ed entusiastico consenso degli organi direttivi della Strozzina, nonché il mio personale…

Questa lettera dattiloscritta e dalla carta ormai ingiallita, datata 12 febbraio 1952 e firmata Carlo L. Ragghianti, non è forse tra i pezzi più importanti della mostra che stiamo visitando, ma è una vera chicca per gli amanti della fotografia e della sua storia: quanti sanno che fu Carlo Levi a segnalare, far conoscere al suo amico critico e storico dell’arte ed organizzare la prima mostra italiana di Henry Cartier-Bresson?

Ma la maggiore importanza del reperto risiede nel fatto che esso costituisce una delle tante testimonianze della curiosità e del grande interesse dei protagonisti della mostra che andiamo a presentare per le nuove forme d’espressione che cominciavano ad affacciarsi sulla scena artistica di quegli anni: la fotografia ed il cinema, come vedremo.

Non abbiamo notizie certe sul primo incontro tra il Critico d’arte Ludovico Ragghianti e Carlo Levi, futuro autore di Cristo si è fermato ad Eboli ma anche apprezzato pittore, politico ed intellettuale.

Ragghianti raccontò un giorno di come essi si incontrarono casualmente a Roma nel 1935, durante una visita ai lavori di restauro della Cappella Sistina.
Solo qualche anno dopo iniziò un loro lungo sodalizio umano ed artistico, segnato e forgiato dalla guerra, duri anni di confino, appassionata militanza comune nella Resistenza e soggiorni clandestini di Levi a Firenze; la loro amicizia ed i comuni percorsi attraverso l’arte italiana del ‘900 dureranno fino alla morte dello scrittore, nel 1975.

I loro lunghi anni di amicizia e di parallela attività artistica sono ora rievocati a Lucca, nella mostra Levi e Ragghianti. Un’amicizia tra pittura, politica e letteratura, presso la Fondazione che del critico e storico dell’arte Ludovico Ragghianti porta il nome, fino al 20 marzo 2022.

Ma la fama di Carlo Levi artista era già nota a Ragghianti, da ben prima del loro primo casuale incontro romano.

Nato e cresciuto a Torino, frequentatore degli ambienti artistici ed intellettuali della città, Levi aveva cominciato ad interessarsi e dedicarsi alla pittura già dal 1923, esponendo a Torino, Roma, Parigi, Londra, New York.

Ragghianti si occupò della sua produzione pittorica nel 1936, citandolo in un suo articolo dedicato alla pittura italiana contemporanea e nel 1939, recensendo la sua mostra newyorchese.

Dopo la guerra, l’intensificarsi del loro rapporto politico ed amicale si rifletterà nella condivisione del discorso artistico. Sarà proprio Ragghianti a presentare la mostra di Carlo Levi alla Galleria dello Zodiaco nel 1946, mentre nel 1948 pubblicherà un intero catalogo dell’opera leviana, censendo e repertando tutti i dipinti dal 1923 al 1947.

Negli anni successivi, i due non mancano di incontrarsi in varie occasioni per discutere di pittura ma anche di cinema e fotografia e Ragghianti continua a valorizzare, in più di un’occasione, la produzione artistica del vecchio amico e collaboratore. Ne sono esempi l’inserimento di opere di Levi nella grande mostra Arte moderna in Italia 1915-1935 del 1967 e l’antologica allestita a Firenze dopo la morte dell’artista (Levi si ferma a Firenze, 1977).

La mostra ora visibile a Lucca – realizzata in collaborazione con la fondazione Levi e curata da Paolo Bolpagni, Daniela Fonti e Antonella Lavorgna – consta di varie sezioni, suddivise tra le varie sale espositive della Fondazione.

Nella prima sala, dedicata a Gli anni di formazione, Levi delinea alcuni tratti caratteristici del suo iniziale percorso artistico: Torino, Alassio, Parigi sono i suoi luoghi dell’anima, dove lo sguardo indaga sulla quotidianità, in una visione che si può definire “europea”, già distante dalle chiusure del nazionalismo di regime. Oltre alle scene di vita quotidiana delle città in cui vive, sono qui le sue prime esperienze di ritratto: i familiari e gli amici del tempo, intellettuali e attivisti politici dell’ambiente antifascista torinese (qui presenti, tra gli altri, Filippo Turati, Carlo e Nello Rosselli, Leone Ginsburg).

Seguono due sale dedicate agli anni della lotta politica, della clandestinità a Firenze e alla Resistenza e alle opere realizzate durante il confino in Lucania, che fu ispirazione anche per il suo romanzo più conosciuto, il celeberrimo Cristo si è fermato ad Eboli, tradotto in molte lingue.

Le opere dedicate agli anni del confino, spaziando dai ritratti (Ragazzo Lucano, Il prete) ai paesaggi (Il Timbone e Sant’Arcangelo, Valle delle grotte), sono accomunati dalla ricerca del “disvelamento di quella doppia natura che si rispecchia in se stessa. I personaggi si riflettono nell’aspra natura della Basilicata e viceversa” (note del curatore). La stessa doppia natura che Levi cercherà anche nel 1974 in una serie di litografie destinate ad illustrare una delle edizioni del romanzo. Nelle sue intenzioni, lungi dall’avere solo una funzione meramente illustrativa, esse rappresenteranno una sorta di sottotitolo di quella terra della fatica e della misericordia contadina.

Segue l’attività, intensa ma meno conosciuta, di Carlo Levi nel Cinema. Come sappiamo, egli nutrì, con Ragghianti, grande interesse per le nuove arti visive di quegli anni. Fu scenografo, disegnatore di costumi, realizzò il manifesto per Accattone di Pasolini, strinse amicizia e ritrasse molti tra i personaggi più noti di Cinecittà dagli anni ’50 in poi. Pasolini, Anna Magnani, Silvana Mangano, Franco Citti sono qui presenti con i ritratti di Levi, oltre allo stesso Ragghianti e a loro amici come Eugenio Montale e Carlo Emilio Gadda.

I curatori hanno riservato l’ultima sezione della mostra a Carlo Levi visto attraverso gli occhi e le scelte di Ragghianti, con le opere che il curatore più amò e che più ritenne rappresentative delle varie tappe del suo percorso artistico. Si tratta di quelle che più volle nelle sue opere critiche, dalla recensione alla mostra romana del 1946, alla già citata grande catalogazione di tutte le opere a cui Ragghianti si dedicò nel 1948 fino alla grande mostra fiorentina, giunta a conclusione ormai purtroppo in forma postuma nel 1977, ultimo omaggio di Ragghianti all’amico di sempre.

Oltre ai dipinti, è forte la presenza di testimonianze storiche, provenienti dal Fondazione Carlo Levi di Roma: documenti, scritti, fotografie spesso inedite (tra esse, la riproduzione della finta carta di identità usata durante la Resistenza, a nome di Carlo Carbone, il fascicolo dei confinati politici e la sua foto segnaletica), lettere ed appunti che i due si scambiavano. Un corpo di scritti e di testimonianze che, partendo dal 1943, si protrae fino al 1971.

Info mostra

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Fotografo, giornalista, scrittore. Ha collaborato per molti anni, scrivendo e fotografando, per le maggiori testate italiane, cartacee e web, specializzate in arte, cultura, ambiente, viaggi nei territori di montagna di tutto il mondo. E’ stato autore di guide di viaggi ed escursioni.
Negli ultimi anni i suoi interessi prevalenti si sono spostati verso la letteratura e le arti visive, con un’attenzione particolare rivolta verso la grande fotografia italiana ed internazionale, di cui segue le vicende, i festival e le mostre.

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