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Il Pianeta città. Alla fondazione Ragghianti di Lucca, la collezione di Italo Rota guardando al passato si interroga sul nostro futuro

Come si può scegliere tra gli oltre 100.000 pezzi di una vasta collezione di oggetti, libri, fotografie ed altro che attraversano tutta la storia del Novecento fino ai giorni nostri, allo scopo di farne una mostra fruibile al pubblico?
E’ il problema che si sono posti i curatori di Pianeta città – arti, cinema, musica, design nella collezione Rota 1900-2021, visibile fino al 24 ottobre 2021 nelle sale della Fondazione Ragghianti di Lucca.

Il collezionista – Italo Rota, architetto a cui si devono tante opere sparse per il mondo – potrebbe sembrare un accumulatore seriale (e non a caso chiama ironicamente “accumulo” l’insieme dei suoi pezzi, sparsi tra il suo appartamento e i magazzini dove li conserva).

Accumulatore di cose belle, però. Si tratta, infatti, di rare ed importanti testimonianze visive del nostro secolo: libri, oggetti, riviste, fotografie, giocattoli ed altro.

Una congerie di pezzi in cui si alternano ”alto” e “basso”, popolare e colto, che dialogano tra loro in una collocazione apparentemente casuale, che diventano però per Rota strumenti di ricerca e di riflessione, icone, sorta di appunti per supportare il proprio lavoro culturale e creativo.

E, dicevamo, come organizzare una mostra, come e cosa scegliere tra l’universo sconfinato di quegli objects trouvés che nell’accumulo si mischiano senza gerarchie, con quale criterio? Come riuscire ad estrarne i circa 500 che vediamo esposti?

La scelta della Fondazione Ragghianti e dei curatori della mostra (Aldo Colonnetti e lo stesso Italo Rota) è stata quella di tornare, in un momento che si spera di ripresa dopo l’epidemia di Covid-19, alle origini della nostra civiltà, di rivisitare e proporre alla discussione il modo che l’uomo ha elaborato per il proprio vivere in comune: la città. E di farlo attraverso lo strumento privilegiato per la trasmissione del sapere: il libro (oggetto che, tra l’altro, è fortemente presente in varie forme tra le collezioni di Rota).

“L’intento – ha scritto il direttore del Fondazione Paolo Bolpagni – è di creare un racconto del Novecento e del primo ventennio del nuovo millennio attraverso la visione della città, la sua rappresentazione nelle arti e nel cinema e nell’evoluzione dell’oggetto-libro”.

Il criterio-guida dell’esposizione si è mosso quindi lungo un duplice binario: da un lato quello di ripercorrere lo sviluppo dell’idea di città, partendo da quella immaginata da Antonio Sant’Elia negli anni ’10 del secolo scorso e giungendo fino all’architettura attuale delle megalopoli; dall’altro, l’analizzare come sia cambiato, nell’arco temporale di un secolo e poco più preso in esame, il nostro modo di trasmettere la conoscenza e il nostro stesso modo di pensare, con il moderno sviluppo di modalità di ragionamento ipertestuali e intertestuali.

Rimane però predominante, attraverso i diversi decenni attraversati, la permanenza del libro, che si rivela ancora attuale e vivo, anche nella sua dialettica tra carta stampata e digitale.

Questa di Lucca è una mostra non facile (negli allestimenti come nella sua fruizione non lineare), che coinvolge discipline diverse e competenze diverse, quali la storia dell’arte, il cinema, la musica, la geografia economica, l’architettura e l’urbanistica.

La moltitudine di oggetti diversi, di vario tipo, tecnica e dimensione (libri, opere d’arte, manifesti, copertine di dischi, prodotti di design, riviste, fumetti) ci conduce in un percorso che va dalla nascita della città contemporanea degli inizi del Novecento alla nuova idea di città che si sta profilando, ponendo sempre in relazione dialettica la cultura “popolare”, di “tutti i giorni” con le ricerche più avanzate.

Le 10 diverse macro-sezioni cronologiche in cui la mostra è suddivisa contengono al loro interno, come una scatola cinese, altri diversi macro-temi.

Tra “Primo ‘900: l’alba della contemporaneità” e l’ultima sezione “Nuove prospettive: la nuova grafica editoriale degli anni Novanta e Duemila” si passa, tra gli altri, per “L’utopia della avanguardie e la città nuova”, “L’orrore del nazismo”, Visioni fantascientifiche”, “Gli anni del boom”, “Immaginare il futuro”.

Tra i pezzi in mostra, possiamo vedere, quasi senza soluzione di continuità: libri sulle prime automobili e manuali di motori a scoppio, libri di autori della Bauhaus, fotografie psichedeliche dei Beatles fatte da Richard Avedon, soldatini con le sembianze di Hitler, manga giapponesi, libri dalla grafica rivoluzionaria per quegli anni come quelli dei fotografi giapponesi Nobuyoshi Araki e Daido Moriyama, i primi giocattoli-robot e libri di fantascienza, cataloghi di Ikea.

L’itinerario non è lineare, come dicevamo, ma procede piuttosto per esplorazioni: come in un moderno ipertesto, si può iniziare da dove si vuole e saltare dove si desidera o dove si è condotti dalla propria curiosità. Ognuno ha la possibilità costruirsi il suo proprio percorso.

Il viaggio tra epoche diverse, così come l’accostamento “casuale” tra oggetti variegati permette di costruire nuove associazioni di idee, nuovi significati.

Si affrontano temi estremi, oggi diventati di terribile urgenza come i cambiamenti climatici e la sovrappopolazione, che ci costringono ad interrogarci sulla nostra esistenza e sui cambiamenti che ci aspettano.

Come lo stesso Rota ricorda, ad oggi il 70% dell’umanità vive in città, e da qui al 2030 si prevede che il 60% dell’umanità vivrà in metropoli, le megacities, con popolazione superiore ai dieci milioni di abitanti.

Si ripropone l’eterno dialogo natura/cultura, che nel corso della storia si è fatto a volte fortemente contradditorio, a volte dialettico.

Su questo la mostra non vuole dare risposte né soluzioni. Essa si limita a far affiorare alcuni brandelli di storia di questo conflitto/dialogo; davanti al visitatore restano, intatte, tutte le domande sul futuro che essa, col suo sguardo al passato, pone.

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Fotografo, giornalista, scrittore. Ha collaborato per molti anni, scrivendo e fotografando, per le maggiori testate italiane, cartacee e web, specializzate in arte, cultura, ambiente, viaggi nei territori di montagna di tutto il mondo. E’ stato autore di guide di viaggi ed escursioni.
Negli ultimi anni i suoi interessi prevalenti si sono spostati verso la letteratura e le arti visive, con un’attenzione particolare rivolta verso la grande fotografia italiana ed internazionale, di cui segue le vicende, i festival e le mostre.

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