Sebi Tramontana, Unfolding story. Un dispiegarsi della storia

Chi di noi a tratti non si trasforma seguendo certi percorsi? Dallo spessore severo, perfino urlato delle nostre dimensioni più assertive, istituzionali e concrete, fino al flebile, intimo assottigliarsi per vagare filiforme nei ripiegamenti esistenziali. Questo per dire che l’avventura del tratto di Sebi Tramontana, protagonista della mostra Unfolding story alla galleria Interzone di Roma, echeggia il dipanarsi della vita stessa, e anzi quasi la racconta, soprattutto quella dell’autore, che infatti accumula metodicamente tutti questi disegni (scrapbook su Moleskine e singoli disegni per un totale di una quarantina di opere) tracciati a mano nelle sue attese in aeroporto o in camere d’albergo, spinto probabilmente dalla necessità insopprimibile di fissare il tempo, di dargli lo sketch di un senso. Questa funzione potrebbe essere assolta altrettanto bene da appunti scritti, ma Tramontana ci spiega che questo modo espressivo è più veloce della parola, che pure non manca, in queste sue composizioni, appunto verbo-visive. La vita dunque vi fluisce dentro, nella forma particolare di queste elucubrazioni particolari, che comunque, a parte il loro legame con il quotidiano dell’autore, sono pur sempre accadimenti formali, che ci conquistano proprio perché finiscono poi con l’appartenere al dominio limitato di un’arte accennata, che abita negli spazi vuoti del foglio, superficie a cui porre tutte le domande. Quando però dal loro scrigno privato, ma tutto sommato comune nella sua esclusività, dei Moleskine adoperati da Sebi Tramontana (ma ci sono anche disegni singoli), le mille combinazioni del suo pensiero erratico vengono offerti all’apprezzamento inevitabile dei visitatori della mostra, il corpus di quadretti e schizzi assume il valore di una Unfolding story (un dispiegarsi, insomma), che poi è il titolo della mostra. Una storia, come s’è detto, che tira le fila dei momenti fugaci in cui, alle fermate d’autobus o dei treni, si dà voce ad intuizioni o rivisitazioni di ricordi o altro, ma che si sustanzia di una materia duplice, a cui accennavamo in apertura: è doppio questo tratto che alterna due modalità, o meglio si evolve internamente attraverso un segno espressionista, forte, marcato, oscuro, e un tratto viceversa più esile, in punta di matita, che galleggia nel bianco, delineando forme a volte con grande eleganza. Può essere una metafora dei piano e dei forte della vita, ma con tutta evidenza ha il suo corrispettivo ideale nelle partiture musicali di cui Tramontana, in quanto musicista con numerose registrazioni al suo attivo a partire dal 1986, ha chiara consuetudine; è facile immaginarsi, dunque, l’avvicendarsi fascinoso, da compositore, nella mente dell’autore, tra un nebuloso indefinito musicale, “l’inconnue” secondo il testo introduttivo di Massimo Iudicone, e il lirismo dei passaggi più delicati, le suggestioni rarefatte.

Proprio all’inaugurazione, il siciliano Sebi Tramontana al trombone, il suo strumento, e Luca Tilli al violoncello hanno dato vita ad un set musicale, perfetto contesto per le peculiari declinazioni dell’emozione che si articolano sulla carta. Un’emozione che nasce due volte: come pregno bozzetto autobiografico e come vago richiamo biografico che ricorda a noi osservatori qualcosa di nostro aggiungendo magari, come osserva ancora Iudicone, quel dettaglio incongruo, quella nota di colore che ci spiazza e che richiede uno sforzo per essere ricondotto nel discorso soggettivo od oggettivo. E di movimenti di matita sorprendenti ne troviamo diversi: il pattern ottenuto con file di segmenti tutti uguali (affiancati dal profilo ieratico col mozzicone di sigaretta in bocca), l’omo nero in cappotto e cappello, sormontato da righe cancellate, l’episodio –  visualizzato pienamente – del concerto tenuto dall’autore presso una comunità di minatori, l’autoritratto con corna diaboliche, impegnato nel suonare il suo trombone; figura disinvoltamente diabolica che si ripresenta nell’uomo-capra in giacca con accanto la scritta: “Non vuoi capire che la tua  coscienza significa appunto “gli altri dentro di te”?” Il gesto quotidiano, un po’ istintivo, che snocciola queste piccole visioni, fa i conti con tutto, e fa bene allora il curatore e titolare della galleria Michele Corleone a chiedere a tutti i visitatori di indossare degli appositi guanti bianchi in caucciù se vogliono maneggiare questo materiale così delicato eppure così spontaneo nel suo flusso di coscienza. Ma non è irruenza; l’epigrafe posta a capo del concerto dell’inaugurazione esprime una dualità perfettamente sublimata; la citazione è di Francis Bacon: “È l’istinto che opera al di fuori delle regole per riportare il soggetto all’interno del sistema nervoso con tutta la forza della natura”. Ma il sistema nervoso è espanso – direbbe James Graham Ballard – agli scenari variegati in cui soggetti operano al di fuori delle regole comunque, ed è difficile ricondurre alcunchè alla normalità. Per questo piace la difformità interattivamente interpretabile di questi disegni che sono stenografie sbrigliate in cui emerge di tutto. In molti casi nei vuoti c’è solo una pulizia formale, in altri casi la rarefazione rassicurante che rispetta una scansione, in altri casi compaiono delle frecce ad indicare il verso che auspicabilmente dovrebbero prendere le mosse strategiche o gli eventi casuali. Poi c’è la matita che viene doppiata dall’uso dei pastelli, in molti altri casi l’iconicità di un elemento o la diversità degli stili si combinano in una impaginazione imprevedibile, integrata da note a margine, in cui “…il suono di Sebi si disegna/il suono di Sebi si colora/il suono di Sebi racconta…” (da Slide Sebi, di Giancarlo Schiaffini, lirica presente nel ben munito eppure agile catalogo). E poi compaiono ritratti di donne, in un caso col volto tagliato dal margine superiore dell’inquadratura, a negare un’identificazione che viene così imperniata soprattutto sul rosso acceso ed espanso del vestito; e una simile enfasi è posta sulle pagine dello scrapbook dedicate alla corrida, su fondo giallo come la impietosa e vitalistica calura spagnola.

“Quando mi metto in viaggio ho la necessità di affrontare il tempo, questo tempo.  Il trombone è nella sua custodia, cantare non sarebbe corretto e di ballare non ne parliamo (…) Il mio bagaglio è il trombone però pure i quaderni e le matite colorate, solo così comincio a vivere, pardon: a viaggiare” (Sebi Tramontana).

Un personaggio, nel film The limits of control (2009) di Jim Jarmusch, dopo essersi seduto ad un tavolino di un bar andaluso accanto ad uno sconosciuto nero americano impassibile, indica la custodia della propria chitarra e dice che gli strumenti hanno una loro memoria, come se tutte le note che sono state suonate attraverso di essi restassero in qualche modo custodite dentro di loro. Il nero non commenta; è un killer che cerca di ricostruire i passaggi del piano criminale che dovrebbe realizzare. E così il killer non è in condizioni troppo diverse dallo spettatore, che cerca indizi e sequenze narrative anche laddove non c’é niente da cercare, dove non c’é nessun significato. Ma solo della musica, della luce, dei colori e delle immagini. Sebi Tramontana è anche lui un viaggiatore, ma la memoria del suo trombone è come se si fosse materializzata in qualcosa di più concreto delle note, ovvero in fogli e agendine vissute che hanno la pretesa di porsi come indizi e sequenze narrative dalle quali tuttavia non si può inferire l’insieme; la persona di Tramontana, la sua musica, il suo stile, la sua mano sbrigativa che crea questi stravaganti bozzetti su carta è un setting che poteva più o meno essere esperito solo all’inaugurazione, quando ha suonato dal vivo dinanzi ad un pubblico ricettivo e compiaciuto. Tramontana si è diplomato in trombone al Conservatorio Alfredo Casella dell’Aquila sotto la guido di Giancarlo Schiaffini (autore della poesia contenuta nel catalogo e di cui abbiamo riportato poco sopra una citazione), vive a Monaco di Baviera e in Germania ha vinto un premio ed una borsa di studio che lo ha portato poi negli States, ed oltre alle numerose collaborazioni fa anche parte della Italian Instabile Orchestra, con cui suona dal 19991 anche all’estero, compreso Nord America e Giappone. Il suo partner musicale in concerto è stato Luca Tilli, violoncellista attivo nel solco della musica contemporanea e dell’improvvisazione e dell’avanguardia, che compone ed esegue musiche per spettacoli di danza butoh e teatrali oltre a collaborare con i Santa Sangre.

E se Iudicone, nel suo testo, parla, riferendosi al titolo della mostra, di “svelamento”, più che svolgimento, va fatto notare che alcune riproduzioni presenti nel catalogo, al netto della forza vitale contenuta in questi lavori, mostrando in parte la successione delle pagine – alcune semivuote – delle Moleskine, ci danno il senso di una sequenza simile a quella dei fotogrammi di un superotto ingiallito, che se ci svelano qualcosa, lo fanno con una impertinenza tale che il personaggio – preso anche questo naturalmente da uno dei disegni in mostra – che si trova sulla copertina del catalogo sembra non voler vedere, mettendosi le mani sbozzate davanti al volto poggiato forse col mento sul ripiano di un tavolo, come a voler ironicamente suggerire che a voler vedere TANTO (dopo aver suonato ALTRETTANTO) ma a schemi e frammenti si finisce col rifare il verso all’allegra con-fusione della vita, che l’artista sfida e rimette in gioco secondo le sue regole. E infatti, sotto alla testa con le mani  sul viso, c’e n’è un’altra, più esatta nei contorni, ma anche più fantasmatica, quella di un doppio demiurgico che magari si cerca di non prendere troppo sul serio.

Info mostra

  • Unfolding story – Sebi Tramontana
  • dal 17 febbraio 2015
  • INTERZONE Galleria Studio di Fotografia
  • Via Avellino, 5 – Roma
  • Orario: da martedì a venerdì 15.00- 20.30, sabato 11.00- 20.00; lunedì e martedì chiuso
  • Ingresso gratuito
  • Informazioni: tel. 347 5446148

 

 

il7 - Marco Settembre

il7 - Marco Settembre

il7 - Marco Settembre, laureato cum laude in Sociologia ad indirizzo comunicazione con una tesi su cinema sperimentale e videoarte, accanto all'attività giornalistica da pubblicista (arte, musica, cinema) mantiene pervicacemente la sua dimensione da artistoide, come documentato negli anni dal suo impegno nella pittura (decennale), nella grafica pubblicitaria, nella videoarte, nella fotografia (fa parte delle scuderie della Galleria Gallerati). Nel 1997 è risultato tra i vincitori del concorso comunale L'Arte a Roma e perciò potè presentare una videoinstallazione post-apocalittica nei locali dell'ex mattatoio di Testaccio; da allora alcuni suoi video sono nell'archivio del MACRO di Via Reggio Emilia. Come scrittore, ha pubblicato il libro fotografico "Esterno, giorno" (Edilet, 2011), l'antologia avantpop "Elucubrazioni a buffo!" (Edilet, 2015) e "Ritorno A Locus Solus" (Le Edizioni del Collage di 'Patafisica, 2018). Dal 2017 è Di-Rettore del Decollàge romano di 'Patafisica. Ha pubblicato anche alcuni scritti "obliqui" nel Catalogo del Loverismo (I e II) intorno al 2011, sei racconti nell'antologia "Racconti di Traslochi ad Arte" (Associazione Traslochi ad Arte e Ilmiolibro.it, 2012), uno nell'antologia "Oltre il confine", sul tema delle migrazioni (Prospero Editore, 2019) ed un contributo saggistico su Alfred Jarry nel "13° Quaderno di 'Patafisica". È presente con un'anteprima del suo romanzo sperimentale Progetto NO all'interno del numero 7 della rivista italo-americana di cultura underground NIGHT Italia di Marco Fioramanti. Il fantascientifico, grottesco e cyberpunk Progetto NO, presentato da il7 già in diversi readings performativi e classificatosi 2° al concorso MArte Live sezione letteratura, nel 2010, è in corso di revisione; sarà un volume di più di 500 pagine. Collabora con la galleria Ospizio Giovani Artisti, presso cui ha partecipato a sei mostre esponendo ogni volta una sua opera fotografica a tema correlata all'episodio tratto dal suo Progetto NO che contestualmente legge nel suo rituale reading performativo delle 7 di sera, al vernissage della mostra. ll il7 ha quasi pronti altri due romanzi ed una nuova antologia. Ha fatto suo il motto gramsciano "pessimismo della ragione e ottimismo della volontà", ed ha un profilo da outsider discreto!

Commenta

clicca qui per inviare un commento