La Parola al Teatro #6. Francesca Inaudi e la dolorosa scoperta di essere Preziosa

L’insostenibile leggerezza di una bambina, poi adolescente, poi adulta che racconta il disperato bisogno di essere amata tra un’altalena e un capitombolo dal seggiolone. Preziosa, in scena a Padova per la rassegna di teatro contemporaneo “Arti Inferiori”, a cura di Arteven e del Comune di Padova, è un monologo firmato da Maria Teresa Venditti.

È, invece, Luca De Bei a firmare la messa in scena affidata all’interpretazione di Francesca Inaudi, volto televisivo e cinematografico tanto noto quanto lontano dal sottobosco mediatico.

Il confronto diretto con il pubblico si rivela vincente perchè l’attrice, sola sulla scena, instaura una relazione narrativa ed emotiva per tutta la durata dello spettacolo, accesa da alcune parabole di acutissima ironia sul dolore che attraversa il suo personaggio, Preziosa, a partire dall’infanzia.

I genitori che non si amano e da cui non si sente amata, che non le insegnano cos’è l’amore ma pretendono che dispensi sorrisi di circostanza; il primo amore da undicenne che le preferisce una gomma da masticare e la lascia anelante di un bacio.

Nessuno sembra accorgersi di quella ragazzina un po’ goffa e secchiona che al liceo incontra la bellezza e l’autenticità di un rapporto umano nell’amica più figa della scuola, che sta con lei, la vede finalmente in un mondo che sembra ancora ignorarla. Ma all’ennesima delusione Preziosa tornerà a fare i conti col bisogno di sparire davvero, di sentirsi davvero viva provando a morire.

Un tema delicato attraversato nella partitura drammaturgica della Venditti da un’aria fresca che cela il gelo della morte, come un profumo vivace e fruttato che copre l’orrenda puzza del male di vivere.

La scenografia e i pochi oggetti di scena con cui interagisce la protagonista contribuiscono a creare un clima rarefatto e sognante, a traghettare il pubblico nel mondo disordinato e inquieto che fa da sfondo al flusso di coscienza di Preziosa, che con un salto passa da un’epoca all’altra della sua vita.

Una brillante Francesca Inaudi restituisce con concentrazione e ritmo vivace tutti i chiaroscuri di una vicenda umana che riporta alla mente gli anni Novanta, le feste in casa e i balli nel salotto con i compagni di classe, un microcosmo che ruota sempre intorno a lei, o almeno così avrebbe voluto che fosse.

Intento a raccontare di quella ragazzina un po’ disperata, il personaggio ormai adulto veste di nostalgia una messa in scena la cui cifra stilistica rimane comunque quella dell’ironia, su cui aleggia una sofferenza il cui ultimo approdo è la lucida presa di coscienza, la consapevolezza dell’essere Preziosa, per se stessa, al di là di tutto.

Elisabetta La Micela

Elisabetta La Micela

Elisabetta La Micela nasce 29 anni fa a Siracusa, laddove un’antica cavea è lambita dal mare, tanto che le sarà per tutta la vita impossibile liberarsi del teatro e di quel mare, ora lontano. Era sedicenne quando il cinema è arrivato a completare l’opera, mentre pagine su pagine rivelavano indomabili la dipendenza dall’inchiostro. E’ diventata così giornalista passando per il carcere, dove ha riscoperto la ragione del teatro, e per una Laurea in Scienze della Comunicazione e una specializzazione in Discipline dello Spettacolo all’Università La Sapienza. Continua ancora a scrivere di quello che vede e che ama, investita di striscio da un nuovo e amato percorso di autrice televisiva a servizio della verità.

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