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Filottete dimenticato: lo scandalo del dolore

di Elisabetta La Micela

Nel segno della contemporaneità dei classici torna per la terza volta a Vicenza per la sezione Off del 75° Ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico il Teatro dei Borgia, in scena quest’anno con Filottete dimenticato.

Partendo dall’opera di Sofocle, il regista rilegge il tema dell’abbandono con l’apporto di Fabrizio Sinisi per la drammaturgia e il lavoro fuori dalla scena tradizionale di Daniele Nuccetelli.

Non è infatti il teatro né la frontalità pubblico/attori ad accogliere gli spettatori ma una dimensione circolare, che nelle repliche di Vicenza prende forma in uno spazio quasi di passaggio, l’atrio dell’edificio che ospita una circoscrizione di quartiere e che può far pensare all’ingresso di una struttura come una RSA, dove quasi sempre senza la loro esplicita volontà vengono ricoverati pazienti con patologie neuro degenerative.

Un percorso di ricerca e di approfondimento sul tema e sui luoghi della malattia, dell’isolamento affettivo e psichico ha preceduto la restituzione scenica, così come è accaduto per gli altri due lavori della trilogia che il Teatro dei Borgia ha dedicato alla rilettura contemporanea dei classici, a partire da Medea per strada, che vedeva il pubblico salire a bordo di un furgone per un viaggio insieme a una giovane prostituta vittima di tratta, ad Eracle, l’invisibile, in cui la figura del marginalizzato si lega al tema della sofferenza e del disagio materiale dei padri separati.

Filottete in Sofocle viene abbandonato sull’isola di Lemno perché il suo lamento per una ferita alla gamba ormai infetta è diventato insostenibile per i compagni che con lui stanno combattendo la guerra di Troia. Dopo dieci anni, Ulisse e Neottolemo tornano a cercarlo perché un oracolo ha rivelato che senza l’arco di Filottete la guerra non potrà essere vinta e lo ritrovano vecchio e disperato.

L’isolamento che il dolore fisico e mentale crea in chi è vittima di un male incurabile, sempre più difficile da gestire anche per i familiari, spazza via i ruoli sociali e rinchiude in una gabbia senza contatti umani, senza affetto, senza bellezza.

Restano i ricordi di chi si era e di chi si è conosciuto: nel racconto scenico il protagonista, un tempo attore, rivive probabilmente in uno stato allucinatorio il rapporto con il suo pubblico e dialoga con l’unica presenza reale di un pesciolino rosso, con lui danza e ritrova piccoli momenti di tenerezza quotidiana.

Vorrebbe tornare nella sua casa ma lo hanno costretto a vivere in un luogo di cura, con la musica – che amplifica per lo spettatore l’effetto di straniamento già provocato dall’assenza dei tradizionali codici teatrali – struggente colonna sonora di un silenzio esistenziale senza possibilità di redenzione ne’ guarigione.

“O stranieri, chi siete voi che a questa terra desolata siete approdati?” Ci interpella dritto in faccia questo Filottete, in un mondo fondato sulla perfezione la sofferenza e il sentire nella propria carne tutto il dolore è scandalo e va nascosto, un esilio fino alla morte, eppure ci sono una dignità e una forza drammaturgica potentissima nella sofferenza che i classici greci così profondamente hanno indagato e consegnato alla storia del teatro.

Daniele Nuccetelli, dopo un percorso di conoscenza fatto di confronti con il personale medico e con le esperienze dei malati, in particolare affetti dalla demenza a corpi di Lewy – come tiene a sottolineare al termine dello spettacolo – costruisce un ponte empatico con il ristretto gruppo di spettatori (sono un massimo di 25 quelli previsti per la partecipazione allo spettacolo), parte integrante e significato ultimo di una messa in scena dove non ci sono un palcoscenico e una platea ma il pubblico diventa comunità circolare, assorbito dalla drammaturgia di un testo scritto per l’attore ma anche per chi con l’attore condivide questa esperienza di teatro che esce fuori dai teatri, recuperando la migliore tradizione di arti performative del secondo Novecento.

Una contemporaneità oggi più che mai necessaria perché il teatro diventi strumento di demistificazione leggendo il dramma che ci riguarda tutti, l’oggi fatto anche di solitudine, di debolezza, di abbandono e di non condivisione.

Filottete dimenticato

  • da Sofocle
  • parole di Fabrizio Sinisi
  • con Daniele Nuccetelli
  • consulenza clinica Laura Bonanni
  • progetto e regia di Gianpiero Alighiero Borgia
  • produzione Teatro dei Borgia
immagine per Elisabetta La Micela
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La Sicilia non solo terra d'origine ma luogo dell'anima, culla del teatro e fonte di ispirazione dove nasce l'amore per la scrittura. Dopo una laurea in Comunicazione e una specializzazione in Discipline dello spettacolo, scelgo di diventare giornalista e continuare ad appassionarmi alla realtà e ai suoi riflessi teatrali e cinematografici.

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