Raccontare per ricordare la piccola storia di una grandissima rivoluzione, quella di Rita e il giudice. Storia di scelte, padri e mafia, proposto al Cine Teatro Rex di Padova da Mataz Teatro, su una drammaturgia originale di Marco Artusi che firma anche la regia dello spettacolo.
In scena a tessere le fila del racconto l’unica voce di Evarossella Biolo, nel ruolo di narratrice e di interprete di tutti i personaggi “indossati” dall’attrice sullo sfondo di uno scenario quotidiano.
Uno spicchio di Sicilia lasciato intravedere tra i panni stesi, con quella luce abbagliante del bianco delle lenzuola brillanti al sole e con le ombre scure di un mostro che incombe sui pochi anni di Rita, figlia di Don Vito Atria, piccolo boss di Partanna in quegli anni Ottanta in cui Cosa Nostra è nel pieno della sua fioritura criminale.
Rita e il fratello Nicola crescono orgogliosi del loro papà che in paese tutti onorano e rispettano e la mafia diventa normalità, fino all’assassinio di Don Vito. Il figlio Nicola consacra la sua vita alla vendetta e viene risucchiato nella stessa spirale di violenza perdendo la speranza di una vita migliore, di un lavoro già pronto per ricominciare lontano da Partanna con la moglie Piera e la figlioletta Vita Maria.
Anche Rita, una ragazzina piena di sogni, perde tutti i suoi punti di riferimento e rimane sola con una madre irruenta e incapace di andare oltre i confini di quel paese che trasuda di odio e di mafia. Sarà il coraggio della moglie del fratello, di Piera che decide di collaborare con la giustizia e si nasconde lontano da Partanna con la piccola Vita Maria, a trascinare Rita fuori dalla Sicilia.
Rita e Piera, donne bambine cresciute dentro la mafia, raccontano tutto quello che sanno, si presentano ai carabinieri ma “cosa vuoi che sappia una ragazzina, cosa può sapere della mafia”e invece Rita parla, parla, racconta tutto quello che ha visto e sentito e con un salto verso il buio a 17 anni viene catapultata dai piccoli confini di Partanna a Roma, un caleidoscopio di bellezza, di colori, di novità travolgenti per un’adolescente che si affaccia alla vita.
Ha perso gli uomini più importanti della sua famiglia Rita ma nella sua nuova vita irrompe Paolo Borsellino, un giudice disposto a vedere l’umanità e a parlare con i collaboratori di giustizia come si parla tra uomini. Rita è quasi una bambina, ha l’età delle figlie di Borsellino e per lei il giudice diventa lo zio Paolo, finalmente una speranza nel futuro.
Tutto il nuovo mondo di Rita, la carica di ottimismo e la sua forza scaturita dal percorso della legalità, dalla lotta contro la mafia così normale nella sua vita di prima e ora vista come un male che si può sconfiggere mettendosi dalla parte della giustizia, il suo testamento morale lo custodiscono i temi scritti a scuola ma soprattutto il suo diario, quel diario in cui sfocerà la sua disperata delusione dopo l’attentato di via D’Amelio, il 19 luglio del 1992.
Dopo Giovanni Falcone Cosa Nostra ha fatto saltare in aria anche lo zio Paolo e con lui per Rita muore tutto, non ha la forza per proseguire senza di lui la battaglia e mette fine alla sua vita pochi giorni dopo la strage di via D’Amelio. Oggi, trent’anni dopo, sua cognata Piera Aiello è impegnata anche politicamente nel ricordo di Rita e nell’educazione alla legalità.
La messa in scena di Mataz Teatro si nutre del lavoro drammaturgico del regista Artusi, autore del testo originale, partendo da un lungo lavoro di documentazione attraverso il confronto con le fonti – libri e documenti sul tema – e la consulenza degli addetti ai lavori, nella migliore tradizione del teatro di narrazione.
Televisione e cinema hanno largamente esplorato in tutte le declinazioni storie di mafia e camorra, con taglio romanzesco e anche documentaristico, mentre sul fronte teatrale non sono moltissimi gli esempi di messa in scena sull’argomento, denso quanto necessario. Rita e il giudice si avvicina alla storia di Rita Atria dal basso, indagando la quotidianità dei personaggi e le loro scelte attraverso una scenografia dal valore simbolico supportata dal lavoro sulle luci. Il percorso dell’attrice protagonista funziona sul piano narrativo, con la scelta di caratterizzare i personaggi quando parlano in prima persona nella lingua e nella vocalità propria di ognuno di loro, cogliendo nel segno nei toni più leggeri, come nella figura di invenzione di una giovane pubblico ministero trapiantata in Sicilia per lavorare a fianco di Borsellino, meno nei toni più drammatici delle altre figure.
Sono le parole di Rita Atria, le pagine del suo diario, a riportarla in vita e a parlare soprattutto a chi non conosce la sua storia, la storia di una ragazzina pronta a lasciare la parte sbagliata per passare con coraggio dalla parte della giustizia. Il suo viaggio Rita lo ha interrotto ma le sue parole restano e sono pietre.
La Sicilia non solo terra d'origine ma luogo dell'anima, culla del teatro e fonte di ispirazione dove nasce l'amore per la scrittura. Dopo una laurea in Comunicazione e una specializzazione in Discipline dello spettacolo, scelgo di diventare giornalista e continuare ad appassionarmi alla realtà e ai suoi riflessi teatrali e cinematografici.










