Napolislam. L’islam e Napoli raccontati da Ernesto Pagano

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Raccontare Napoli e raccontare l’islam. Raccontare Napoli attraverso l’islam e l’islam attraverso Napoli. Era l’obiettivo del giornalista, regista e arabista Ernesto Pagano, che con il film documentario Napolislam ha ottenuto il Biografilm Italia Award al Biografilm Festival di Bologna del giugno 2015.

Dal film è nato un libro omonimo, recentemente pubblicato da Centauria, in cui l’autore ripercorre le tappe della propria avventura cinematografica e prosegue il racconto del proprio rapporto con l’islam, abbracciando un arco cronologico che arriva fino alla primavera del 2016, passando per gli attentati di Parigi del novembre 2015.

Molte voci animano le pagine di Napolislam. Quella dell’autore, ovviamente, che vediamo studente di arabo nelle aule dell’università e poi giornalista al Cairo. Ma soprattutto, quelle di Ciro, di Francesco, di Claudia, di Maria, e delle altre persone che hanno accettato di raccontare la propria esperienza dell’islam alla telecamera e alla penna di Ernesto Pagano. Da una diversità tale di voci non poteva non nascere un mosaico estremamente variegato di storie: Ciro entra in una libreria per cercare un libro su Maradona, e ne esce con il Corano, esortato all’acquisto da una voce interiore tutta partenopea che gli intima «Accatt’ stu libro e vavatten!»; Maria la Musulmana è un’anziana signora devota a Padre Pio, che non esita però a preparare un piatto di pasta e ceci da offrire ai musulmani del quartiere dopo una giornata di digiuno durante il Ramadan; Alessandra cerca, assieme al marito Walid, di spiegare alla madre le motivazioni della propria conversione, rassicurandola però sul poter comunque mangiare la Nutella perché «che c’azzecca la Nutella, mica c’è il maiale!».

L’elemento comune di tutti i «tornati all’islam» – come si definiscono i musulmani convertiti, in quanto «lo considerano l’unico vero credo, l’espressione di una volontà divina che regola la vita di credenti e non credenti. La religione alla quale alcuni, poi, ritornano.» – raccontati nel libro è forse la volontà di avvicinarsi a una fede che si poggi su delle certezze. Le stesse regole del vivere quotidiano che chi abbraccia l’islam sceglie di seguire sembrano costituire una sorta di punto fermo, con cui contrastare lo spaesamento e la degenerazione in cui versa un sistema occidentale a cui, in molti casi, si è sostituito il Sistema mafioso.

Napolislam non è un manuale sull’islam e non pretende di esserlo. Se alcune utili e interessanti informazioni sull’entità, sulla storia, sulle dinamiche dell’universo musulmano arrivano al lettore, lo fanno perché l’autore le inserisce all’interno delle testimonianze e dei racconti che raccoglie, collocandoli quindi in un contesto in cui chi legge può orientarsi con coordinate essenziali. Soprattutto, Ernesto Pagano riesce a mantenere uno sguardo da semplice osservatore per tutto lo svolgersi della propria scrittura. Osservatore critico, chiaramente, con alla base la necessità e la volontà dell’approfondimento, ma che non arriva mai a esprimere o a lasciar trapelare un giudizio personale su ciò che sta raccontando. È una scelta di cui il lettore non può che beneficiare, in quanto gli è permesso leggere, ascoltare, vivere un racconto senza filtri – o meglio, senza condizionamenti o scomode influenze.

Napolislam è un libro oggi necessario, perché l’islam è una realtà complessa – così come sono complessi l’Europa e tutto l’Occidente – e non ci si può permettere di conoscerla sulla base di stereotipi e facili pregiudizi. Ma è anche una finestra su una parte di Napoli, «città razzista, passionale e accogliente insieme», che può, così popolata di contraddizioni, aprire spazi di confronto e nuove vie all’integrazione.

Ammettendo, con l’autore, di essere dei «poveri ignoranti», che per comprendere il mondo hanno «solo gli occhi e le orecchie», è possibile vivere l’esperienza di Napolislam gettando un occhio sulla città e un altro sul suo popolo. Una parte del quale, durante il Ramadan, mangia babà e bakhlawa serviti insieme in pasticceria.

Lorenzo Moltedo

Lorenzo Moltedo

Lorenzo Moltedo nasce a Roma nel 1991. Laureato (triennale) in Lettere Moderne presso “Sapienza” Università di Roma con una tesi sull’Orlando Furioso, è davvero curioso di conoscere cosa gli riserva il futuro. Non saprebbe immaginare una vita senza libri (e lo scrive con il rischio di sembrare retorico). Tra gli altri suoi interessi: viaggi, corsa, cinema e, in generale, ogni forma di manifestazione artistica. Quella con artapartofcult(ure) è la sua prima esperienza “ufficiale” di scrittura.

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