Santa Silvia a Torino commemora l’arte partecipata

Come di consueto durante i giorni di Artissima, Progetto Diogene è lieto di presentare un progetto inedito dell’artista Tea Andreoletti, atto conclusivo della residenza Bivaccourbano_R del 2016.

Il mese di novembre, la città di Torino è una fucina di creatività, un bacino di nuove esperienze, eventi, conferenze, incontri e presentazioni legate al mondo dell’arte di oggi (ma anche del ieri più recente).

È facile che si venga bombardati da tutte queste immagini, installazioni, visioni, parole e slogan e si torni a casa con la testa satura e confusa e niente di ben chiaro impresso nella nostra mente.

Conclusa Artissima che, nei primi giorni del mese, accende le luci della ribalta (oltre a quelle d’artista sparse per le vie della città) e insieme ad essa le gallerie, i musei e gli spazi privati e pubblici si lustrano e fanno belli per attirare l’interesse di collezionisti, critici, amateur e per sfoderare i preziosi prodotti di un’arte intenta a narrare questo tempo presente, capita di riflettere su un altro genere di esperienza artistica.

Non è unicamente collegata a un sistema che riconosce nell’opera d’arte un prodotto di mercato o ne fa oltremodo un oggetto effimero di fugace percezione, nel quale con difficoltà rintracciamo elementi condivisibili; ecco: in alternativa alla Fiera annuale di arte contemporanea, negli stessi giorni è stato possibile partecipare in città a una fiera più ristretta e intima, sullo stampo di quelle tradizionali che ancora oggi si svolgono nei paesi o nelle città più piccole.

Input dal quale si è innescato l’evento è stata una ricorrenza appartenente ad un calendario diverso da quello artistico: Santa Silvia per il calendario cristiano si festeggiata il 3 novembre e la giovane artista Tea Andreoletti (Gromo 1991) ha scelto di sfruttare questo piccolo escamotage per proporre il suo progetto e realizzare una festa tradizionale in un luogo circoscritto e dedito abitualmente all’arte, com’è quello di una galleria.

Sarebbe, tuttavia, ingenuo credere che ne sia venuto fuori un semplice evento espositivo. L’artista ha organizzato una vera e propria pesca di beneficienza della durata di tre giorni –per l’appunto quelli della Fiera istituzionale- in onore della Santa. Gli spazi prescelti (l’atelier In Primo Luogo, gentilmente concesso da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, situato nell’affollata via Garibaldi del centro di Torino) sono stati riempiti di festoni, mobili, suppellettili, ninnoli, vestiti, accessori che hanno ricreato “l’estetica della tradizione e recuperato quei codici che tutti conosciamo”, sottolinea l’artista.

In una parte della galleria si trovava una grande palla con i numeri per una vera pesca di beneficienza, “un’installazione costruita secondo i canoni tradizionali”, motivo d’intervento diretto dei visitatori; nella parte opposta dell’ambiente, un banchetto di cibi e bevande rappresentava un altro polo di condivisione e scambio dinamico tra i frequentatori della festa. “Il visitatore che entrava non aveva il merito di attivare o completare un progetto artistico, ma entrava fisicamente a farne parte, in modo spontaneo e naturale, calandosi in un ambiente che gli era già familiare di per sé”.

Il progetto inedito è il momento conclusivo della residenza Bivaccourbano_R del 2016 curata da Progetto Diogene, team artistico da sempre impegnato sul suolo torinese nel creare occasioni di riflessione e di partecipazione creativa del territorio.

Tea Andreoletti chiede l’aiuto diretto di amici e conoscenti di Gromo, paese lombardo da dove anche lei proviene, per raccogliere quei 568 oggetti che saranno in palio nella pesca: “feticci di ogni sorta, portatori di simboli tradizionali che innanzitutto richiamano lo stare insieme e la condivisione”.

L’artista non è interessata a creare un prodotto fisico, un oggetto o una performance di qualche minuto, ma –sulla scia di altri predecessori, artefici di un linguaggio artistico legato più al fare, al vivere, che alla produzione di un oggetto feticcio – si traduce in una più ampia operazione, che recupera codici e linguaggi abitualmente legati ad uno spazio e a un tempo ben distinti sul quale apre per noi un accesso.

“Un progetto artistico come questo ha come scopo ultimo quello di ritrovare la possibilità e il piacere di stare insieme, sensibilizzare il pubblico alle storie e alle esperienze che capita loro di ascoltare, per evitare di farle scivolare via come oggi fin troppo spesso accade e, condividerle e portarle con sé, come portano via un oggetto tra quelli che trovano qui nella galleria”.

Attraverso i partecipanti, infatti, la festa di Santa Silvia valica i confini dello spazio espositivo e si inoltra nella città. Le vincite della pesca hanno invaso le vie, le altre mostre, i percorsi della Fiera, “una miriade di oggetti, venuti fuori da una pesca gratuita”, hanno contagiato ogni ambiente con leggerezza e vivacità, “contrapponendosi alle altre opere d’arte acquisite e acquistate in quei giorni”.

Convivono tradizione e simbolismo nel fare arte di Tea Andreolotti, intimità e collaborazione si trovano ad essere due aspetti della stessa azione.

“Santa Silvia si riconosce in quanto progetto partecipativo, dal quale scaturiscono esperienze nuove, ricordi miei e di altri, si acquisiscono nuove conoscenze”, sottolinea l’artista.

Cosa resta di tutta quest’operazione?

“La documentazione finale che racconta il progetto e che non si esprimerà attraverso fotografie, video o oggetti fisici, ma sarà affidata alla narrazione di ciò che è accaduto, recuperando una tradizione orale che si va perdendo”.

Un medium, questo, particolarmente idoneo ad una condivisione tra l’artista e i partecipanti:

“un sapere che possa trasmettersi da un individuo ad un altro, continuando a vivere e cambiando continuamente i suoi contenuti, senza bloccarsi in una forma statica”.

Tea Andreoletti, Santa Silvia

Francesca Campli

Francesca Campli

Francesca Campli ha una laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio artistico e una specialistica in Arte Contemporanea con una tesi sul rapporto tra disegno e video. La sua predilizione per linguaggi artistici contemporanei abbatte i confini tra le diverse discipline, portando avanti ricerche che si legano ogni volta a precisi territori e situazioni. La passione per la comunicazione e per il continuo confronto si traducono nelle eterogenee attività che pratica, spaziando dal ruolo di critica e curatrice e quello di educatrice e mediatrice d'arte, spinta dal desiderio di avviare sinergie e confrontarsi con pubblici sempre diversi.

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